Scuderie De Montel: ora Maran ha un problema: si chiama Fai.

E ora Maran, assessore ai lavori pubblici del Comune di Milano, sulle scuderie De Montel, inserite nel progetto City Life, e che quindi dovrebbero essere alienate dal bando che prevede la loro cessione a privati con forte rischio di speculazione edilizia, dovrà fare marcia indietro e occuparsi direttamente di questo patrimonio culturale della città di Milano che giunte colpevoli hanno trascurato fino all’inverosimile abbandonandolo al degrado.

In soccorso delle Scuderie De Montel, è venuta una scuola della città, il liceo Leopardi. Che lo scorso gennaio ha presentato un progetto di riqualificazione al Fai, nell’ambito dell’annuale Torneo del Paesaggio 2018 che quest’anno ha come tema l’art 9 della Costituzione sulla tutela dei beni culturali. Il torneo ha visto la partecipazione di ben 5000 scuole italiane. Di venerdì scorso la comunicazione al liceo Leopardi dell’assegnazione del premio. Un riconoscimento all’istituto, all’insegnante dottoressa D’Amico e ai tre allievi,  Alessandro Fiechter Alexja Xhafa Filippo Indinimeo, che hanno condotto alla realizzazione del progetto tutta la seconda liceo dell’istituto e alla città di Milano mai insensibile e all’avanguardia di una creatività sostenibile.

Le scuderie sono un patrimonio civico e culturale di grande valore per la città Milano. Furono volute dal nobile De Montel, un signore grande appassionato di purosangue e rivale del mitico Federico Tesio con cui ingaggiò altrettanti mitici duelli sulla pista di San Siro. Furono costruite all’inizio del ‘900 dall’architetto Vietti Violli che realizzò anche l’adiacente ippodromo del galoppo. Rappresentano un esempio di commistione tra lo stile francese delle scuderie del duca di Condé a Chantilly e il Liberty milanese.

<Tutta l’area delle scuderie De Montel, circa 16.000 mq – affermano all’unisono, Alessandro Fiechter Alexja Xhafa Filippo Indinimeo – è proprietà del Comune di Milano che, tuttavia, non ha effettuato interventi di recupero e restauro di questo bene se non a livello esclusivamente teorico, senza mai intervenire concretamente e lasciando, pertanto, la struttura in uno stato di completo abbandono. I vincoli architettonici e i costi elevati, che un eventuale restauro richiederebbe, non hanno favorito alcuna iniziativa di salvaguardia e tutela, oggi necessaria più che mai se si vuole salvare questo straordinario sito. Siamo stati subito tutti d’accordo – proseguono all’unisono i tre studenti – nel non “snaturare” il complesso cambiandone radicalmente la destinazione d’uso, ma nel trasformarlo in un centro di raccordo di tutte le attività che “ruotano” attorno a questo settore. Data l’ampia estensione del complesso, l’idea di creare un centro polifunzionale legato all’ippica ci è sembrata adeguata e risolutiva>. Una parte della struttura dovrebbe diventare un’area museale per documentare con filmati, foto, cimeli e oggetti la storia dell’ippica milanese dei primi del Novecento. Il centro dovrebbe accogliere un pubblico diversificato quanto ad età e interessi, e non esclusivamente gli appassionati di questo settore: ecco il motivo della scelta di creare un’area destinata alla ristorazione, un parco giochi a tema e uno spazio per la pet terapy, oggi tanto apprezzata, con alloggio per i cavalli e pista di allenamento.

Non dovrebbero mancare infine ambienti e spazi per gli appassionati e “gli addetti ai lavori”: una clinica specializzata nella cura dei cavalli, uno sportello presso il quale informarsi sulle corse in programma all’ippodromo, su eventuali lezioni di equitazione impartite in loco o nelle scuderie attive in zona, su incontri e conferenze inerenti questa attività sportiva.

Il progetto dovrebbe coinvolgere Lo Snai, società proprietaria dell’Ippodromo, che potrebbe trarre vantaggi dal rilancio di questo settore attualmente ben poco valorizzato, per non parlare delle scuderie presenti nelle vicinanze e ancora in attività. Ma in primo luogo il Comune di Milano, proprietario dell’area. Attendiamo nuove da Maran.

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