MAIA: un successo senza fine. Dall’800 alla #BelleÈpoque, dal #Dopoguerra ad oggi. (Presentazione dell’ultimo fine settimana).

VENERDI’ TUTTI I FAVORITI DEL FINE SETTIMANA A MERANO

di Giorgio Bergamaschi

In principio era stato Paul Trenkwalder… Quindi, era venuto Anton Vulkan seguito da Franz Waldthaler. Dopo la prima “mosca bianca”, un meranese di lingua tedesca, l’ostacolismo aveva rapìto mente e sogni di altri altoatesini, spinti dal medesimo target: vincere il #GranPremioMerano, la corsa-faro dell’ostacolismo nazionale inseguito fin dal 1935 dai turfisti di tutta Europa… più particolarmente, dai francesi che, a dispetto della struttura della pista di Maia, pensata proprio per arginare la bordata offensiva dei saltatori d’Oltralpe, era stata strutturata in modo particolarissimo, un salta-e-gira infinito, poco adatto ai cavalli potenti dall’azione assai facoltosa che da sempre caratterizza gli steepler francesi. Ma, ahimè, sia il colonnello Vincenzo Pollio (la “mente” del “salta-e-gira”) sia l’architetto #ViettiVioli (realizzatore del progetto tecnico) che aveva reso il “Pollio-pensiero” progetto sublime, dovevano inchinarsi a Roi de Tréfle, giubba marrone e maniche bianco, che ad ottobre del 1935 aveva varcato le Alpi per porre il proprio sigillo sulla corsa che vantava una dotazione pazzesca, un milione di lire, quando il Derby reale (la Corsa delle Corse) aveva una dotazione di appena 700.000 lire. E così, dopo Trenkwalder e la sua Crème Anglaise, erano venuti i tempi di Guidsun, di Ryan’s Daughter e di Amado.

Quanti campioni sono stati applauditi, da allora. Una serie infinita, certo, anche perché il vero allevatore e proprietario di scuderia da piano, solitamente aveva un ramo ostacolistico, verso il quale riconvertire quei soggetti che, pur dotati di qualità ma all’atto pratico poco incisivi in quanto a… resa di portafoglio, dirottava questo materiale buonissimo e però di seconda scelta verso gli ostacoli. Dai principi Rospigliosi al conte Neni da Zara, da Luling Buschetti a Cleto Borella ed Alvise Mariconti, per passare ad #EttoreTagliabue al #conteMiani ed alla famiglia Verga della #RazzaTicino, i marchesi #LuchinoVisconti (grande esperto di genealogia, oltre che immenso regista) e poi Mario #IncisadellaRocchetta e #FedericoTesio (#DormelloOlgiata), nel jumping set nazionale facevano capolino anche i #Crespi della Tricolore (Horizon)…

Dagli àZardiRussia agli Arciduchi della Hofburg, il bel mondo sempre di casa a #Maia

Una tradizione infinita che, qui a Maia, aveva saputo identificare il teatro ideale che, al contempo, diveniva “punto d’incontro” dei turfisti di tutta Europa. I quali, dopo la primavera di Auteuil (Parigi) passavano all’estate di #Clairfontaine-Deauville, e facendo quindi tappa a #BadenBaden per la Grosse Woche (dove sino a qualche anno fa vi si disputava anche il Grande Steeple Chase von Baden), venivano poi a Merano per le celebrazioni più intense della città-giardino che aveva esaltato le fantasie dello Zar Nicola II° e di tutta la nobiltà europea, sull’onda di una notorietà mondiale per cui a Merano l’allora sindaco Putz (padre del grande Maestro dell’en plain air, Leo) aveva promosso un turismo mondiale che nella seconda metà dell’800 giungeva qui sin da New York e da Singapore… Scusate la digressione, ma in tempi che rubano la vita all’uomo perché tutto deve essere consumato alla… velocità della luce, ha un certo valore pensare che dalle opposte parti del Pianeta qui giungevano migliaia di ricchissimi signori, viaggiando per settimane in bastimento… per godere dell’aria salubre, della cura dell’uva e di quelle termali, ma anche per allargare i polmoni all’ippodromo, dove l’imperatrice Sissi avrebbe premiava il baron von Ludwigsdorf, primo vincitore dello Steeple Chase Internazionale.

“Concentrazione dei meeting”, ricetta sempre vincente

Insomma, a Merano la dolcezza del tempo (o forse è meglio dire la “dolcezza” cercata anche nel trascorrere drammatico dei tempi) ha sempre avuto in riva al Passirio l’ambiente di incomparabile bellezza, capace di poggiare sugli sport del cavallo e sull’attaccamento alle tradizioni, facendone i motivi trainanti di un successo turistico che non conosce sosta. Tanto da richiamare i prim’attori sin dalla Nuova Zelanda e dalla Virginia (Pat Samuel ed i suoi “cugini” americani, da The CHamp a So and So). Un successo che sta rinverdendo e che è ripartito, col pieno appoggio della Provincia autonoma, ora che Maia – liberata dalle pastoie della burocrazia e da presidenze spesso insignificanti quando non dannose – s’è avviata verso un nuovo corso. Che raccoglie il concetto di “concentrazione del meeting” e per il prossimo weekend allestisce uno spettacolo di prim’ordine. Al punto da indossare, tra sabato 30 e domenica primo luglio, due splendidi abiti di gala.

In questa due-giorni conclusiva, “La Scala” degli ostacoli manderà in scena anche 5 corse di gruppo ed una listed race, a partire dalla coda di giugno in cui la prova “faro” sarà data dai 4.000 metri della Gran Corsa Siepi d’Italia, di Gr. 1, accompagnata dal Criterium di Primavera (per siepisti di 4 anni, Gr.2), che si disputerà sui 3500 metri.

Dotazioni importanti per prove élitarie

Domenica 1 luglio, in cartellone saranno il Grande Steeple Chase d’Europa (per 5 anni ed oltre, Gr, 1, m. 4.600), il Premio Ezio Vanoni (steeple chase per 4 anni, Gr. 2, m. 3.800), il Premio dei Giovani (siepi per 3 anni, listed race, m. 3.300), con la chicca del Grande Steeple Chase di Roma (cross-country, Gr. 3, m. 4.100), il cross country più antico d’Italia approdato a Merano, dopo l’avvenuta cessazione degli ostacoli all’ippodromo della capitale.

Dunque, in un weekend (senza calcolare le dotazioni delle prove di contorno), Maia propone su 5 traguardi d’élite qualcosa come 234.140 euro. Che, in tempi non magri ma addirittura anoressici quali questi correnti, la dicono lunga sulla validità di questa straordinaria struttura “anche” ma non solo sportiva. E che trova valida ragione d’essere nella meritata collocazione di “ippodromo di prima fascia”, per il prestigio che conferisce all’intero comparto.

Siamo riconoscenti e grati a tante persone che non sono più. Ad alcune, che non sono più in vita. Ma anche ad altre che non frequentano più questo vellutato parterre e le sue tribune, perché nel silenzio ma soprattutto con competenza e informazione hanno reso grande anzi infinito questo gioiello che tra i suoi pregi vanta anche quello, di non secondaria importanza, d’essere l’irrinunciabile “polmone” verde di Merano, la città-giardino che ha nel suo cuore la”pista più verde della speranza”. Una speranza che, per concludere con pensiero gemello di quello iniziale (i proprietari altoatesini di lingua tedesca che ambiscono conquistare la “corsa della vita”, il Gran Premio Merano), in questa due-giorni che conclude il meeting di primavera affileranno le armi nelle corse di vertice i vari Aichner, Alber e Troger, i titolari di scuderia rampanti e soprattutto impazienti di applaudire i loro campioni che vorranno essere i mattatori del weekend. Poi, seguiranno tre settimane di riposo edal 21 luglio si tratterà di muovere gradualmente verso la classicissima di fine settembre.

 

 

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