Raf Romano a 360°, ci illustra il weekend di Maia e ci racconta i suoi campioni: tra cui una capra.

 

di Giorgio Bergamaschi

“Una delle poche cose che mi infastidiscono è quel continuo riferimento alla mia gioventù, quando per un po’ di tempo ho tirato di boxe… Se il pugilato per me fosse stato così importante, avrei proseguito su quella strada e mai avrei imboccato un percorso complesso, impegnativo e però entusiasmante, quale è quello dell’ippica”. Già, scegliere… Un atto, un coraggio, una determinazione che ai più fa difetto. Ma non a Raffaele Romano, uomo concreto e lavoratore tosto, un autentico bresciano che ama poco le parole e privilegia i fatti. Come avevamo già annunciato ieri: oltre 50 cavalli in training, collaboratori che nel momento difficilissimo che attraversa l’ippica non sono artieri ippici ma (nella maggior parte) fantini. Quindi, uomini che sanno dedicarsi col massimo della professionalità al cavallo. E stanno attenti anche al… “pelo storto”, perché un cavallo in salute di mantiene e “ci mantiene”; viceversa, un soggetto non guardato con amore e dedizione provoca immancabilmente delusioni e buchi di bilancio”, osserva professionalmente Raffaele.

Sale di Gussago, la pista bucolica, i grandi personaggi del turf e la vitalità di un’autentica fucina di uomini e cavalli.

Figlio di Remo, macellaio che pure ha tirato di box (come suggerisce il setto nasale), al momento di “trarre il dado” anche il padre ha avuto una certa influenza, perché la scuderia di casa si stava riempiendo pian piano e Raffaele già bazzicava “La Santissima”, l’ippodromo di campagna accanto a Sale di Gussago dove Adriano Grasso Caprioli, suo cognato Baratti, Giovanni Bonomi, Leonardo Sterli e Fausto Maffezzoni, con i consigli di Claudio Marsili (già in forza agli Steeple) e la presenza di Maurizio Mosca (uomo del petrolio, ma soprattutto titolare della Scuderia San Felice, là sull’omonimo altopiano del Garda dove, usciti dalla splendida villa, vedevi venirti incontro qualche fattrice, orgogliosa del suo foal che le trottava accanto…

Anni beati, con Emilio Balzarini (Siba) che non lesinava le visite e Paola, la bionda e bella nipote di Oddino Pietra (l’uomo di Siarlad, ovvero Razza La Tesa) era una sorta di “cameo” nel contesto di quell’ippica bucolica ma palpitante e felice, semplice e soprattutto elegante. “Sì, è proprio così, grazie per questo… quadro di quegli anni” e di quel bel lembo di terra oggi stravolto da un reticolo di superstrade”, interviene Romano. Che prosegue: “Erano i tempi in cui ognuno si rimboccava le maniche ed era disposto a dare un aiuto, un contributo… dell’attenzione insomma: perché gli sport del cavallo potessero prendere una fisionomia ben determinata”. Intanto, Pippo (Filippo Grasso Caprioli) era già un campioncino, allora, e Raffaele col suo fare un po’ schivo ma mai negante un sorriso ad alcuno, iniziava il suo rapimento, la sua estasi, nel mondo dell’ippica. Mentre un enorme saurone polacco, Magnez, era il dono di papà Remo che, agitando l’indice, ammoniva così: “ Guarda che mica me l’hanno regalato, neh? Ed i soldi che ho speso dobbiamo fare in modo di averli investiti con… l’elastico! Devono tornare indietro, con gli interessi”. Un vero bresciano, e Magnez da buon lavoratore polacco cominciava a dare le prime soddisfazioni bene illustrando la giubba a strisce verticali bianconero.

Quant’acqua è passata sotto i ponti, da allora e come s’è trasformato questo povero mondo. Annuisce Raffaele, mentre s’apre in un sorriso e osserva: “Quelli erano un po’ i tempi che, in un certo senso, stiamo vivendo oggi qui, a Merano. Guardati attorno: Giovanni Martone è un uomo di gran polso dal fare garbato, e la gente, nopn solo gli amici, gli stanno attorno devolvendo il proprio tempo come fosse un investimento di capitale… Ed in realtà lo è. Ora, chiunque è animato da passione, deve trovare il suo profilo d’utilità e darsi da fare. Come da noi, a Sale di Gussago ed a Bedizzole. Ad ippodromo chiuso, avevamo avuto anche la concessione per fare quella giornata meravigliosa al Mirabello di Monza. Quanto lavoro e quanta soddisfazione”. Peccato si sia trattato di un unicum.

Steeple e siepi, ma anche cross, Raf Romano a 360° ci illustra il weekend di Maia e ci racconta i suoi campioni: tra cui una capra.

Mi viene da osservare che stiamo entrambi facendo di tutto per non parlare del presente e del weekend ormai alle porte. “Vero! E allora ti sparo subito il nome di Chateu de Malmaison, il 5 anni che andrà dritto alla Gran Corsa Siepi d’Italia e che monterò io. È stato un cavallo che ha corso ad Auteuil. Mi è piaciuto e l’abbiamo portato a casa, dove gli abbiamo concesso un mese di ambientamento e nell’ultimo test ha saltato con i compagni di scuderia che andranno al Criterium. Lo stimo un buon cavallo, certo si tratta di un pesantista e nel frangente spero non debba soffrire il fondo che tende al consistente”.

Una lotta a tre, in cui si inseriscono solitamente cèki e polacchi, anche se questo fine settimana l’esaminatore più spietato sarà Guillaume Macaire, anche lui un plurivincitore di Merano. “ Bisogna essere uomini concreti, ma mai pavidi. Il lavoro e la competenza degli altri va rispettata, ma sono pochi quelli che partono già vincitori, e lo sono fin dopo aver tagliato il traguardo. Certo, Macaire incute un profondo rispetto, è un grande professonista ma…”. Ma? “Ma anche noi italiani non siamo stupidi né complessati. Anzi! Dateci i terreni e le piste, l’educazione civica e sociale di cui gode l’ippica, Oltralpe, e poi il mondo potrà vedere di che stoffa siamo fatti. Non è superbia, ma una constatazione. Frankie Dettori ha cambiato profilo all’ippica inglese e l’ha portata al sorriso a suon di risultati. Ed il giovane Atzeni, e dove mettiamo Mirco Demuro che fa impazzire il Giappone ed il resto del mondo, così come suo fratello Christian sta facendo dire ai francesi che… “Ah, notre Christiàn, premier cravache de France”. Ecco, la nostra professionalità è notevole, solo che una congiuntura storico-sociale, economica e finanzaiaria ci ha stravolto le prospettive. Ma si può, dovendo impostare il lavoro di cavalli importanti per tutta un’annata, ricevere il programma di corse di mese in mese? Questo è un autoboicottaggio! Significa ridurre le prospettive di attività di almeno due terzi. Ed i pagamenti? Andate all’estero e lì chiedete dopo quanto pagano la scuderia vincitrice di una corsa… Ecco dove gli altri sono grandi ed ecco perché noi siamo costretti al nanismo”.

Nella giornata, tre uscite in sella, poi l’infermeria e le cure, lo studio del programma. Il pomeriggio si riparte, con il giro d’ispezione box dopo box, l’occhiata agli anteriori quindi lo stretching per chi ne ha bisogno; quindi, il raduno “consiliare” e poi le biade… Alle 20, stanchi ma felici, finalmente a casa.

Raffaele, passiamo al Criterium. “Sì, è meglio. Qui schiero due siepisti, entrambi giunti qui col passaporto della Nuova Sbarra. Si tratta di Solar Walker, accompagnatore ufficiale del campioncino di scuderia Live our Life. È un bel cavallone Solar Walker, che ha delle pretese – peraltro legittime – di vita un po’ singolari. Vi ricordate Skywasser, il cavallo di Giulio Tomanin allenato da Astrid Giambertone, che viveva all’aperto? Ecco, Solar Walker è un po’ come lui… Solo che non si contenta, da bravo claustrofobo, di star fuori da mattina a sera. No, lui all’aperto ci dorme anche, assieme alla sua inseparabile (e vezzosa) asina grigia. Si fanno mille dispetti, ma nessuno riesce mai a staccarli per più d’un minuto. Certo, il Criterium per Solar sarà un lavoro con poche gratificazioni, perché dovrà garantire ritmo e strada al più titolato compagno, che ha vinto anche a Milano ed è stato piegato da un buon cèko sempre a San Siro nella Corsa Siepi dei 4 anni, prima di giungere a Maia e vincere in souplesse”.

Un team composto da uomini francesi, qualche europeo dell’Est, con iniezione sarda e un collaboratore sudamericano, proveniente dall’Argentina

Mentre si parla, ecco Pastouska, Columbu, Mastain e Agus farsi incontro: “Capo, si va all’altra sortita?”. E romano dispone il “lot” successivo, dicendo chi insellare e quali accorgimenti adottare. “Al tuo le fasce, tu Reinach metti gli stivaletti ché poi saltiamo in corridoio… Mastain, mi raccomando: mano di velluto. A Gabriele Agus strizza l’occhio e suggerisce: “stesso lavoro di ieri. È un cavallo delicato e va montato col cuore e col pensiero”. Già, gli uomini di Raffaele Romano: polacchi, francesi, ceki, sardi e pure un argentino “di ritorno”, Rainach. Una bella pattuglia, delle belle persone, “che mi fanno vivere tranquillo. Torniamo però alle corse, Nel Grande Steeple Chase d’Europa schiero Axel Lauteix, soggetto onesto già quarto nel Durini e quinto nel Grande Steeple. Non è un cavallo di facile lettura, ma ci voglio credere fino in fondo”. E si arriva così a parlare di Giacalmalbar e di Mesa Arch, le due punte per il Vanoni: “Io monto Giacalmalbar, che ha seguito sul traguardo un Santo Cerro decisamente facoltoso, mentre il Mesa lo affido a Columbu. Questo viene dal secondo posto nella Prova d’Assaggio a Pisa, ed ha vinto anche in siepi”. Nel Premio dei Giovani chi schieri? “ Brazil de L’Orme e Leonardo da Vinci, ovviamente due che recano targa “Christian Troger”. Brasil è un 3 anni che ha già vinto a reclamare, ma ha caratteristiche tipiche del soggetto autunnale, quindi lo sapremo attendere. Leonardo da Vinci sta crescendo bene sotto i nostri occhi e finalmente pare abbia smesso di fare il… “tir”, davvero un autotreno che spaccava le braccia a tutti noi, tanto s’attaccava al morso con una bocca impossibile. Ma sta cambiando e questo significa che potrà crescere non poco”.

C’è anche il cross.

E se volessimo parlare anche del cross? “Direi che probabilmente non me lo farò mancare, perché ho a disposizione due pedine, Larsen Bay e Silver Tango, che in un percorso di 4.100 metri sono in grado di darmi almeno un eccellente divertimento”.

 

 

 

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