Al Bustan: il re di Maia.

Una domenica all’insegna di un grande cavallo che si prepara per un altra vittoria nel Merano 2018.

Foto Press Arigossi

di Giorgio Bergamaschi

Impressionante. Devastante. Incurante di ogni assalto e indifferente su ogni volume da affrontare. Beffardo quando la situazione sembra volgerglisi contro, obbligandolo a mutare cliché d’impiego. Ecco in sintesi il profilo di Al Bustan, il vincitore della scorsa edizione del Merano. Che abbiamo rivisto a metà riunione tornare vittorioso sulla scena del delitto. Oggi, su questo percorso del Grande Steeple Chase d’Europa che affrontava per la prima volta, l’allievo di Popelka montato come sempre da Jan Falteisek, ha ribadito la sua statura di Titano. Certo, non bello su più d’un volume, un po’ incattivito quando Defit D’Estruval ha deciso di torgliergli il comando, indifferente quando Capivari ha commesso un erroraccio al doppio travone… Insomma, fare una cronaca di questa corsa è tempo perso, perché  Defit D’Estruval, come del resto Capivari, Axel Lauteix e Volcancito, sono tutti cavalli nati e allevati in Francia, soggetti che hanno corso su molti ippodromi dello scacchiere ostacolistico di Francia, ma tutti hanno una  connotazione particolare. Amano un fondo quanto meno morbido, elastico… Se poi addirittura pesante e/o, meglio, faticoso, beh allora si tratterebbe di un invito a nozze e forse  su un fondo molto allentato questo Al Bustan potrebbe diventare battibile.

Ma a Maia,  questo primo luglio, il sole picchiava cattivo come un pugile ed il terreno metteva a dura prova guaine articolari e sesamoidei…  Insomma, quando Falteisek ha deciso che Al Bustan aveva dimostrato anche questo suo nuovo profilo, che lo ha dipinto capace di adattarsi a schemi diversi da quello d’avanguardia per venire a colpìre comunque quando il suo jockey glielo chiede, ogni avversario deve farsene una ragione e dimostrare solo di quanto sa avvicinarsi a questa spietata macchina da guerra. Oggi, Defit D’Estruval (autore di qualche svarione e nettamente a disagio sul fondo per lui marmoreo) gli è arrivato a 5 lunghezze, precedendo di 11 Capivari che di 7 staccava Volcancito, mentre Axel Lauteix concludeva lontano…

Ecco, è stato questo lo Steeple d’Europa, un’arrogante esibizione vissuta e imposta in avanguardia, poi  in pancia alla frotta, in sparring contro qualche “guastatore”, ma infine una spocchiosa sgommata a secco, che ha distrutto sogni, velleità e tentativi di ogni avversario. Cos’ha detto Jan Falteisek al rientro? Semplicemente, che “Si tratta di un cavallo che ad ogni corsa mi stupisce: vorrebbe correre in avanti, ma quando non lo può fare s’arrrabbia per qualche folata, certo, ma poi si rimette sereno e si adatta al nuovo cliché. Si può dire che un cavallo è cinico? Oppure che nulla lo spaventa? O magari che tutto sommato si diverte in ogni situazione, perché poi vuole, pretende ed esige di sottomettere ogni avversario? Sì, si può dire, perché Al Bustan è anche questo. A teatro si direbbe che… ama andare a braccio, che recita a soggetto…”.

Qui sopra abbiamo detto del gap patito un po’ da tutti, ma dai francesi in particolare: il terreno, la consistenza del fondo. Che ovviamente ha determinato lo scorno patito anche dall’altro allievo di Macaire, nel Vanoni: Sharock. Un bel cavallo, svelto, in qualche frazione pure aggressivo… Ma a nulla è valsa la sua lena, perché anche oggi la “legge del Santo” ha esorcizzato ogni velleità, si trattasse anche del potente invader d’Oltralpe, che davvero in qualche frazione ha tentato l’aggancio come un indemoniato. Santo Cerro, ovviamente favorito, fin dal via ha preso il comando delle operazioni, s’è lasciato in scia Sharock seguito da Saxo Sol e dal resto della frotta, facendo corsa a sé, mai insidiato da alcuno lungo tutto il percorso: anche con lui, Falteisek è parso una sfinge, ha trovato la soluzione giusta ad ogni volume ed ha reagito con glaciale tempismo ad ogni tentativo d’avvvicinare Santo Cerro, operato dagli avversari.  Insomma: Santo Cerro s’è permesso il lusso d’ingannare gli avversari, facendo in testa una corsa d’attesa. Di più: mentre da dietro ogni tanto l’ospite francese inscenava l’avvicinamento, Falteisek chiedeva al Santo di Greg Wroblewski di effettuare un elastico… E così, già imboccando la piegata finale,  Santo Cerro ha allungato a traguardo concludendo in souplesse, con Sharock netto secondo ma a 3 lunghezze e mezzo, avvicinato sul traguardo da Duisigrosz giuntogli alla coda. Dietro quest’allievo di Vana, ancora un altro Vana: Saxo Sol, discreto ma mai insidioso.

Nel convegno, anche il Premio dei Giovani, siepi aulica sui 3.300  che aveva in Imperial Red il mattatore annunciato, che al via s’è presentato con due valleti; Coast Guard e Far Dawn. Starman, solido puledro di Aichner che Vana ha presentato in condizioni smaglianti, al via s’è lanciato a ritmo ben cadenzato in avanti, con coraggio  e determinazione. Di più; con consapevole lucidità. Solo che… l’unione fa la forza, e la frotta di Favero, che ha sempre veleggiato in scia all’Aichner con studiato cinismo, sulla retta di fronte ha svelato la tattica. Logica, fredda, come detto: cinica. Ma impeccabile. Prima uno degli accompagnatori ha attaccato Starman pungolandolo a più riprese; quindi, è stata la volta dell’altro gregario, che ha bissato a distanza ravvicinata medesima tattica, intanto preparando l’’allungo di Imperial Red, sfilato bene in curva e capace di dare l’assalto mortale in retta, dove in breve sparring risolveva la partita e staccava il leader di tre… Dietro Starman, era terzo Leonardo da Vinci, più rilassato e più alla mano, che lasciava a 13 Far Dawn.

Nel Grande Steeple Chase di Roma, lungo un bel percorso di cross country, Triangle d’Or – un ex francese pescato in Sicilia per una manciata di euro – ha menato la danza sui 4100 imponendo un ritmo più da steeple, facendo da lepre agile e ammirabile, sempre bene interpretato da Davide Satalia, che su ogni volume e combinazione ha intonato una liaison perfetta col suo specialista. La corsa ha assunto il suo profilo più vero lungo l’ultima piegata, quando All About Cossio ha deciso di variare rapporto e di impugnare la testa ed il dominio della corsa. Da quel momento, nel rush, per quanto combattuto, non c’è stato nulla da fare per Opaleo (sul palo arrivato ad una lunghezza e mezza dal vincitore) comunque assai apprezzabile per attitudine e grinta, seguito ad un’incollatura da Star Maker. Quarto a 12 Triangle d’Or, su Silver Tango.

Una giornata bellissima, magari un po’ troppo calda, ma capace di offrire spettacolo ed emozioni fino a dir basta. Ma… basta  solo per tre settimane, ché a fine mese Maia riaprirà per la sua stagione d’oro.

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