Merano sabato.

Pr. Sharstar, Raf Roimano su Mensch (al centro) regola la "Favero" Pelic.jpg
Nella foto Pr. Sharstar, Raf Roimano su Mensch (al centro) regola la “Favero” Pelic, FOTOPRESSARIGOSS
Redazione Chavalier

Pomeriggio meranese tanto divertente quanto sofferto… Per il caldo e l’afa: asfissianti nionostante l’appuntamento fosse in chiave preserale e, da metà cartellone in poi, salutato anche da una brezza appena percepibile e però balsamica. Due i motivi di bella attrazione e di rapinosa riuscita, due eventi in rapida successione ed entrambi sulle siepi, pe ricordare un grande uomo e capace allenatore, Giuseppe Chiodini, ed un campione rimasto nel cuore di tutti: Sharstaar.

Nel “Chiodini”, siepi per anziani sui 3300, un “bel tondino appagava l’occhio” con Kazoo e Morning Star, Quick Davier ma anche Chateaudemalmaison e Volcancito gradevolissimi (e belli nella toilette…). Del tridente di Aichner, Morning Star è stato il più lesto a prendere il comando ed a garantire un’andatura svelta ma non dissennata. Eccellente la regia in sella di Jiri Kousek, che ha ingambato alla svelta questo coraggioso siepista compiendo elastici assennati, frazioni appena percettibili di allungo e di “ripresa in mano”, sicché la fatica non ha mai tagliato le gambe a questo ex tedesco grintoso che, quando sentiva gli avversari alitargli alle spalle, rinvigoriva il passo e ripartiva con azione proficua, soprattutto quando in retta Kousek l’ha inquadrato bene per prepararlo al volo sull’ultima, mentre il compagno Kazoo premeva in scia, per gelarlo…

Ma era solo un’impressione, perché Kousek aveva fatto bene i suoi conti e, assai prima dell’ultima secca finale, lanciava a traguardo Morning Star lasciando di sale la frotta incapace di reagire così come il compagno Kazoo, che non riusciva ad organizzare e stendere l’azione nel rush al punto da impegnare il compagno di colori. Che anzi, agli ultimi 100, si isolava in avanti concludendo in souplesse, serenamente in mano al suo jockey e ad “orecchie diritte”, segno di serenità mentale e freschezza atletica… In una parola, consapevolezza di sé. Terzo era Doriade D’Aumont su Volcancito, con Chateaudemalmaison ultimo dei premiati e combattivo, però litigioso su più di qualche siepe.
Dopo la stoccata dell’A Team all’insegna del costruttore della Val Sarentina Aichner, appassionato anzi rapìto dal fascino del cavallo e degli ostacoli, nella poule riservata ai siepisti di 3 anni sui 3.000 cercava spazio e luce un altro proprietario locale, Christian Troger, che lanciava attraverso la regìa di Raf Romano la coppia Mensch-Ventotene, con il fido compagno di training Marilin Tango che al via schizzava in avanti a dettare ritmo e respiro. La Favero Pelice non perdeva di vista il leader con la sua cadenza misurata e produttiva, mai una sbavatura con Kousek in sella a curare traiettorie e tempo sulle siepi, mentre seguiva Prince d’Orage davanti a Ventotene che “cuciva” la risalita del compagno Mensch.
Sulla retta di fronte, Pelice apriva i rubinetti per impegnarsi in un allungo bel diluito seguita da Ventotene capace di produrre buona accelerazione progressiva, utilissima al compagno Mensch per carburare il passo migliore e giungere all’apice della piegata conclusiva con passo gagliardo e combattivo. In retta, Raf Roamano rompeva gli indugi e in un amen si sbarazzava degli avversari già dominati prima del salto dell’ultima siepe. Nel tratto piano finale era promenade, assolutamente una formalità per Mensch, che concludeva in commedia lasciando aPelice la piazza d’onore, mentre l’alleato Ventotene era terzo, davanti a Prince d’Orage.
Nel convegno, il cross intestato a Lele Ammirato era facile apannaggio di Raf Romano, che a metà corsa prendeva l’iniziativa per non essere mai impensierito dagli avversari, tra i quali Nils era runner ip di Opaleo, mentre al terzo posto concludeva Secret Sinner.
Nelle piane, mentre noi gente delle Alpi abbiamo beniamino l’elegante e capace Riccardo Belluco, abbiamo potuto applaudire due “signorini”: un romano-viterbese ed un trevigiano che sono… “cavalieri anche a piedi” e fanno respirare aria d’altri tempi, cosa rarissima di questi tempi: il giovanissimo Carrassi che è la fotocopia di Giuseppe della Chiesa (di cui è nipote), mattatore in apertura con Peruke N Periwig sugli 11 furlong del Premio Walid; l’altro giovane è figlio d’arte, il trevigiano Pietro Stefani, impeccabile nello scaccomatto inflitto in chiusura di convegno agli avversari, quando è sbucato dal gruppo in sella al rientrante Lord Sholokhov, per farlo schizzare a traguardo con fresca nonchalance.

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