#Ascot: #KingGeorge, vince solo #SirMichaelStoute in un evento da tempo ormai per comprimari. Nessun tre anni al via.

 

Nelle foto #SirMichaelStoute e l’arrivo a fruste alzate tra Poet’s Word e Crystal Ocean

In una corsa che ormai ha poco senso, in cui i tre anni dopo la campagna primaverile vengono messi a riposo per le fatiche dell’autunno, prima fra tutte l’Arc, il grande #SirMichaelStoute, mette a segno una doppietta con un 5 anni e un altro anziano, Poet’s Word accompagnato da Crystal Ocean.

di Giorgio Bergamaschi

Il vertice assoluto di questo sabato ippico europeo (ma anche mondiale…) è stato toccato, e deciso, ad Ascot. Dove a mezzogiorno, testate le condizioni della pista, John Gosden ha detto che “no, con questo terreno Cracksman resta nel box”. E così, prima senza Frankie e poi senza Cracksman, le King George VI and Queen Elizabeth Stakes (1.250.000 sterline), Gr. I sui 2406 metri, è andato in scena senza un grande campione annunciato ma “producendo un’edizione da record”.

Innanzitutto, dopo il ritiro del Crack era piuttosto chiaro che la retta d’arrivo si profilava in… discesa per il N° 1 di Sir Michael Stoute, che presentava la coppia decisamente temibile Poet’s Word accompagnato da Crystal Ocean, sicché era nel preventivo un successo di uno dei due, e che la vita per gli avversari sarebbe stata decisamente dura. Ed infatti, dopo un percorso da manuale nessuno degli avversari ha saputo opporre resistenza alla coppia di Stoute, che animava un finale avvincente a due. Un rush palpitante risoltosi solo sul traguardo, dove i due compagni di training piombavano pressoché simultaneamente, costringendo gli steward a ricorrere alla fotografia.

La corsa fino al momento in cui Poet’s Word e Christal Ocean non hanno deciso di chiudere la partita con gli avversari, aveva avuto in Rostropovich il pacemaker atteso, con William Buick subito lesto a posizionare il suo cavallo in avanguardia, per molti furlong dando quasi l’impressione di essere un possibile vincitore. Almeno, fino a quando Poet’s Word non ha deciso di rompere gli indugi, ribadendo subito l’impressione anzi lo chack che aveva provocato sulle tribune nelle Prince of Wale’s Stakes, quando aveva sferrato un attacco terribile e quasi implacabile proprio al vincitore annunciato, alla vedette assoluta, a Cracksman. Venendo dalla fine del mondo, volando radente con azione terribile ed efficacissima, l’allievo di Stoute è stato poetico solo nella plasticità del gesto atletico, ma assolutamente implacabile con il leader attaccato e demolito dal figlio di Poet’s Voice in poche battute: soggetto di una manovrabilità spettacolare, diligente come lo scolaro più serio e ubbidiente, non appena James Doyle gli ha chiesto dopo la lunga risalita uno strappo secco, il Poeta ha ubbidito, aggiungendo una frazione perentoria e violenta al punto da lasciare tutti come fermi… Già, per qualche interminabile attimo la corsa pareva vivere una sorta di incantesimo, al quale si sottraeva soltanto Chrisyal Ocean, il compagno del 5 anni Poet’s Word, che lo appaiava e lo attaccava a fondo. Una lotta spietata, un’alternanza cadenzata fin sul traguardo, dove il Poeta riusciva a mettere la testa avanti al compagno di training lasciandolo come di… Cristallo, e consegnava così al suo fantino James Doyle il primo trionfo nelle King George.

Alle spalle dei due amici-nemici, concludeva al terzo posto Coronet, l’altro di John Gosden, il quale osservando i due in lotta fin sul palo avrà sicuramente pensato: “Ma il mio campione, anche potendo correre sul suo terreno preferito, oggi sarebbe stato davvero in grado di ribaltare il risultato e di essere lì, davanti a questi altri due “Cracks?”… Dopo la rinuncia di Cracksman, era chiaro che la via della vittoria non poteva che essere quella di Sir Michael Stoute, che ha presentato tanto Poet’s Word quanto Crystal Ocean in “assetto perfetto”. Per Michael Stoute s’è trattato del sesto successo nelle „King George“, vinte per la prima volta nel 1981 con il mitico Shergar mentre la sua ultima vittoria nella leggendaria “corsa dei diamanti” risale al 2010 con Harbinger. Insomma, questo “summer highlight” è stato dolcissimo per il Sir d’Oltremanica, che per questo suo successo era dato a 27:10.

Dopo il trionfo di Poet’s Word, messo in forse per un attimo solo dall’amico-nemico Crystal Ocean, Stoute ha dichiarato: “Innanzitutto, voglio riconoscere il lavoro splendido di tutta la mia équipe, perché è già un successo straordinario vincere questa corsa, ma quando hai addirittura due tuoi allievi a primeggiare, significa che il motore è fantastico, calibrato e potente: i “nostri due cavalli non solo hanno vinto, hanno demarrato gli avversari. Sono stati entrambi onesti, lottatori duri, atleti fantastici. È poi è un vero piacere allenarli. Anche se un dolore, un peccato, in fondo a tutto ciò c’è: perché c’è stato un perdente. Non avevamo un netto nostro favorito prima della corsa. E proprio la corsa ha dimostrato che i nostri due atleti sono pressoché ugualmente forti. Abbiamo vinto le King George Stakes per la sesta volta, ed è sempre un piacere sublime vincere questa prestigiosa corsa di mezza estate. Personalmente, ritengo che lo abbiamo fatto con decorosa frequenza, sei volte. E questo costituisce una gioia grande, allo stato puro. Anzi, da record”.

Guardando ad eventi del genere, che richiamano sempre un tremito di nostalgia nel cuore ed un guizzo di fierezza nello sguardo, noi italiani ricordiamo l’immenso Ribot e il dorato Grundy in tempi lontani, mentre i tedeschi hanno ancora in bocca il sapore stupendo delle vittorie di Dabedream (2012) e di Novellist (2013). A noi ed a loro questo sapore è conosciuto ed apprezzato, per questo ci riempie di gioia pensare a quella di Sir Michael Stout e chinando il capo riconoscergli cavallerescamente “Chapeu, Sir”.

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