Merano domenica nel segno di Dormello. Sulla stessa pista dove corse il grande Tenerani e vinse Pigalle.

image_555856298675964Maia svetta col suo mix d’umiltà, garbo e cortesia

A Merano accoglienza, innovazione e tradizione si trasfondono con l’intraprendenza imprenditoriale È ritorno al buon gusto, che fa dei valori meranesi la premessa costante nel trionfo di pubblico e immagine di una realtà nazionale di grande successo

Dormello Olgiata non vanta più il “modello-impronta della casa” ma rinsalda il feeling col traguardo. Sulla scena un tempo di Tenerani e Pigalle dilaga coi suoi nuovi “artisti” del piano e sfodera un applauditissimo bis. Santo  Cerro torna e devasta il campo, prenotando Richard e Argenton. Tribune e parterre gremiti: una folla entusiasta saluta le partnership tra Maia e il suo territorio, nell’ennesimo convegno perfettamente riuscito

di Giorgio Bergamaschi

Merano – Nulla accade per caso. Dietro ogni fatto, c’è sempre un motivo, o meglio un rapporto causa-effetto che determina i fallimenti oppure racchiude in sé dei potenziali infiniti. Siamo in un’epoca di distruzione della ragione, di azzeramento della tradizione, di ribaltamento dei fondamentali dell’estetica. Merano però non fa parte di questo coro stonato: perché qui piccole-grandi cose accadono, per illuminare il cuore e lo sguardo con la luce dei fatti. Come questa seconda domenica d’agosto, con la presenza del pubblico delle grandi occasioni che brulicava di curiosità in ogni dove, salutando il coraggio e la lungimiranza di Merano Galoppo. Al contempo, sgranando occhi felici e cuori confortati per il “ritorno a ripetizione” dei colori più amati e celebrati d’Italia, il bianco crociato di rosso della Dormello Olgiata, a segno due volte nel convegno quasi a dire che “Sì, accanto al Sogno di un Principe (Mainardo II°),qui riprende vita quello di una passione che non vuole cessare ma ripartire in tutta la sua lucente bellezza: ippica e territoriale”.

Il convegno in cornice tra spazi verdi, cavalli e bella gente

Già, dopo la promenade sulle siepi di Dalton, ecco la suite anzi la “carica” misurata e costante con retta ben diluita e avvincente grazie alla classe di Lamaire (sentiremo parlare altri, più in là, con toni lusinghieri sulla baby di Santini…). Ora, nella replica del “marchio di fabbrica” “non già estetico ma dinamico”, stiamo assistendo ai frutti del buon lavoro di Riccardo Santini. Ieri, prima Heartfield e poco dopo Biedermann, hanno appunto magnificato la griffe gloriosa di Casa Incisa: soggetti diversi, guardati con attenzione, palesano nell’essenzialità dei volumi muscolari e poi nel movimento, nell’atteggiamento della macchina animale lanciata al galoppo, il risultato del “metodo Santini”. Un po’ come abbiamo apprezzato nei soggetti e nei risultati del tedesco Klug (vittorie in pattern a iosa, figli del medesimo stallone finiti quasi in parità sul traguardo del Derby…).

Anche Santini  può disporre di terreni eccezionali sui quali un tempo sono cresciuti e si sono forgiati campioni infiniti: Bolgheri dispone infatti di piste e fondi antesiganani dei dislivelli così importanti per strutturare, ampliare e consolidare modelli d’atleta che il solo lavoro in piano e senza saliscendi di per sé non può conseguire. Sì, abbiamo applaudito due centri di bella fattura. Anche se, prima di entrare nel dettaglio, preme osservare che, personalmente, ho parecchie perplessità sulle limitazioni imposte dalle nuove appendici regolamentari. Se un cavallo appoggia forte, lo dico senza tema di smentita, un leggerissimo tocco della linguetta della cravache sull’orecchio (leggerissima, poi un tocco più deciso sulla spalla), riporta un cavallo in equilibrio sul morso e sull’azione, così evitando di danneggiare gli avversari (che siano all’interno o all’esterno). Un certo Gianfranco Dettori (forse anche gli steward ed il Legislatore lo ricorderanno…), ricorreva a questo escamotage, peraltro con assoluta delicatezza.

Prima Hartfield, poco dopo ecco Biedermann

Perché questa digressione? perché nel Premio Gnaid, maiden per 3 anni sul miglio, Heartfield così come al debutto non è stato brillantissimo, e però Claudio Colombi lo ha progressivamente invogliato ad alitare sui compagni risalendo posizioni e poi in retta, a cavallo bene ingambato, con una prima accelerazione ha allungato sull’avanguardia e con la seconda (spontanea, non forzata dal jockey), ecco il figlio di Orpen produrre uno scatto più deciso e schizzare in avanti. E però, appena raggiunta la posizione scaturita così naturalmente, iniziare a pararsi. Il professionista in sella, toscano di tradizione e smaliziato a dovere, ha immediatamente iniziato a correggere il dormelliano per tenerlo in linea e c’è riuscito, senza che appoggiasse su qualche avversario: però perdendo frazioni importanti che, in altre situazioni ed in altre corse (mettiamo una pattern, ad esempio…) possono costare il successo. Per chiarire: la cravache la vedo come un semplice correttivo, non come strumento di punizione! Ed è in questo senso ho posto l’accento sul fatto. Certe revisioni regolamentari fanno un po’ sorridere, ma possono anche avere dei contraccolpi drammatici! Evviva Heartfield, dunque, che ha disposto con lucidità di Grace Tango e Puck di Breme. Dopo Hartfield ecco l’altro dormelliano, Biedermann, impegnato in handicap, occasione quella del Premio Città di Merano -Trofeo Cassa Raiffeisen Tirolo. Dopo Colombi, in sella era la volta di Fabio Branca, che  nella sua intelligente lettura dell’ospite salito da Bolgheri ha deciso di portare subito in rampa di lancio Biedermann per fungere da pacemaker, in realtà per graduare un soggetto perfettamente bilanciato a fare corsa d’attesa, però galoppando in avanti… Una scelta che a Maia, per chi ha in testa il ritmo ed il cronometro che “scandiscono” bene, si rivela sempre un’arma vincente sul dolce declivio di 5 metri “a scendere” della retta meranese. Difatti l’accorgimento tattico spuntava ogni arma ed ogni velleità degli avversari, a partire da The Full Swipe suo runner up, mentre la terza moneta andava al gravato Blue Navi Seal.

 

Il ritorno vincente del “Santo”, sperando che la proprietà dica “NO al Merano!”

Nel convegno, anche una siepi ed uno steeple. Nella prima, c’è ben poco da dire… Raf Romano sul ferrigno Leonardo da Vinci ha dominato gli avversari pilotando con fermezza la corsa, per concludere in disarmante assunto davanti al compagno Ventotene, per la soddisfazione di Christian Troger. Nello steeple (3800 m.) intestato al colonnello Vincenzo Pollio,  Santo Cerro ha dato spettacolo. More solito, l’allievo di Greg Wroblewski ha imposto ritmo piacevole all’inizio, poi ha ingambato passo assai elastico per passare i principali volumi e, una volta superata la diagonale di muro e talus, in un crescendo rossiniano ha volato doppio travone, muro, verticale ed arginello, per presentarsi in retta con la nonchalance che solo un solido attore può mettere in scena: Santo Cerro s’è quindi prodotto in un autentico one horse show, tanta è stata la superiorità e la spocchia di questo polacco che ha passato il traguardo ad orecchie e coda dritte, dimostrando che più s’allungano le distanze più lui si fa attento ed elegante. Senza speranza i rivali. Con Santo Cerro in corsa si può solo galoppare e saltare per la seconda moneta. Che è andata ovviamente a Duisigrosz finito avanti a Notti Magiche, mentre l’atteso ex Macaire, Piton des Naiges, era solo quarto ma qui si trattava di una seria – ma senza strafare – presa di contatto col tracciato meranese. Dal nostro punto di vista, speriamo ardentemente che un cavallo anzi un facoltoso atleta quale è Santo Cerro stia molto a cuore alla proprietà, nel senso che fino a questo momento in Italia non c’è avversario che lo possa fermare. Santo Cerro, che del resto ha rimandato in Francia deluso e con un conflitto di personalità l’inviato speciale di Guillaume Macaire a primavera, ci sta davvero a cuore. Per questo, puntare sul Richard prima ed in chiusura di stagione sull’Argenton farebbero di Santo Cerro un protagonista assoluto della generazione, senza rischiarne potenziale ed integrità andando a sfidare gli anziani in una maratona che premia sempre il 4 anni, è vero, ma spesso con conseguenze non indifferenti.

Resta ancora da dire sulle prove in piano. Ad esempio, sul Bolzano- Trofeo Hotel Erika, che a conclusione del miglio e mezzo del percorso nel rush ha dato luogo ad effetti pirotecnici, con un poker di contendenti in lotta accesa e vittoria voluta e conquistata da Pretending al rientro, dopo oltre 7 mesi di lontananza dalle corse (ed anche qui, il discorso dei terreni per il training, nella fattispecie Cenaia – in casa Botti – , la disponibilità di strutture vere e formative paga sempre, e con gli interessi. Perfette le scelte di tempo di Dario Vargiu, mentre il teutonico I Do confermava efficienza e attitudine alla pista contenendo Hesseosse, che ha probabilmente ha risentito di qualche “appoggiata” in una fase concitata della corsa. Nota finale per il Premio Scipio Martini- Trofeo Hotel Sonnbichl, la Gr che ha visto prevalere con merito il giovane Orti in sella a Giacas.

 

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Nella foto Santo Cerro, uno dei migliori 4 anni dell’ultimo lustro.

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