Merano domenica. Al Bustan e Mazhilis, tra luci ed ombre s’infila Company of Ring con sagacia e merito.

Nelle foto la giornata di Merano

di Giorgio Bergamaschi

Ora possiamo dirlo. Che occasione perduta per quanti non sono affluiti a Maia ad applaudire i protagonisti di una scena di irripetibile fascino e bellezza. Ma che spettacolo vedere realizzate persino le… sensazioni della vigilia e, di corsa in corsa, vivere con il cuore in tumulto ogni metro di percorsi interessanti, affascinanti, addirittura rapinosi con rovesciamenti di scena eccezionali che alla vigilia avevamo avuto solo l’ardire di ipotizzare.

A Maia era tempo di grandi manovre, oltre le lenti del binocolo c’erano i siepisti anziani del Premio Azienda di Soggiorno, e ancora gli anziani del Caimi che, nonostante i metri fossero appena 3.900, hanno dato vita ad uno steeple al cardiopalmo… E poi ecco i 4 anni sulle siepi del Pit Stop; e non è mancata la parentesi (importantissima) dei siepisti di 3 anni che, in una selezione alla crème de la crème, ha un po’ rivoluzionato la gerarchia primaverile e inalberato nuovi valori generazionali.

Al Bustan e Mazhilis, tra luci ed ombre s’infila Company of Ring con sagacia e merito

Sugli ostacoli del Massimo Caimi, ridotto di 600 metri, tutti aspettavano la terza stoccata di Al Bustan e/o la “botta dritta” del vecchio Mazhilis. Ma chi ha fatto una vera preparazione in vista del big event, sul percorso odierno? Credo sia una buona domanda: perché su questa distanza i campioni possono inciampare, e le terze forze del campo possono guadagnare: la vittoria, come accaduto oggi, al termine di un percorso inizialmente tirato ad andatura non proprio sostenuta da Ole Caballero per un tratto; ma poi, alla prima diagonale, ecco l’oxer grande dove o sei giusto e di là ti… raddrizzi subito, oppure perdi frazioni. E poi, se su quel volume “imponente ma non difficile” (arrivandoci col passo misurato ed il tempo d’azione calibrato) il binomio è sbilanciato o parte grande, può succedere di tutto: e infatti, nella più classica delle reazioni a catena, ecco High Master, Volcancito e Monsieur Bachir sortire di scena, consentendo a Jo Bartos di regolare subito in avanti Company of Ring che, da quel momento, ha dettato legge. Una corsa all’attesa, ma da posizione d’avanguardia, indifferente verso chi lo seguiva: infingardo verso Ole Caballero che ne cercava la scia già prima del doppio travone, mentre Al Bustan ritardava la risalita verso l’avanguardia così come Mazhilis, apparso bello (troppo bello) ma troppo rotondo al tondino ed in pista, sempre fuori dalla scena madre in cui la contesa l’avrebbe voluto prim’attore.

Dopo il verticale, il Boèmo ha impresso un’accelerazione, mentre da dietro iniziava a scuotersi Al Bustan, che guadagnava metri ad ogni tempo d’azione: all’apice della curva variava ancora rapporto, mentre Company of Ring – avendo già rifiatato – variava rapporto anch’esso ed esplodeva un parziale micidiale giusto una frazione prima di Al Bustan: gli ultimi 200 metri han fatto sognare, perché la perfetta interpretazione di Jo Bartos consentiva al portacolori della Milano di porre il sigillo non solo al Caimi, ma anche alla sua intera carriera avendola qui onorata con la sua prestazione non solo migliore ma anche più bella e appagante di sempre. Nella rincorsa finale al leader, Al Bustan pareva galoppare e urlare. Era evidente che i ferri liberavano lapilli e scintille, tanta era la rabbia del campione nel vedersi beffato due volte: tatticamente dalla sagacia del jockey boemo, sul traguardo da un cavallo che fino a ieri non lo valeva ma che oggi, su questa distanza ibrida (lo avevamo anticipato uno scenario del genere, no?), ha messo tutti sotto scacco. E ricordiamolo, questa è una vittoria che fa la differenza! Terzo Ole Caballero su Notti Magiche, con Alcydon Fan a completare i premiati, autore di una puntata di fronte che aveva fatto sperare ma poi, in curva, la sua gittata s’è un po’ affievolita.

Una bella corsa, movimentata e con la parentesi del… “giallo” (all’oxer). Lo ripetiamo, questa distanza ibrida i campioni gabba, non li premia. Per parte nostra, auspichiamo una rivisitazione del training per creare atleti capaci, un calendario disponibile già a fine novembre per l’anno successive e, infine, il ritorno ai 4500 tradizionali.

Che generazione interessante la 2015: a Maia due principi delle siepi

Dopo la pattern intestata a Massimo Caimi, era la volta del secondo Gr. III del convegno, l’Ettore Tagliabue (3300 metri) che è stato palcoscenico per attori di eccellente bravura e fascino, con conferme e rivelazioni a modificare una scena ancora “liquida” e proprio per questo ancor più affascinante. Attendevamo con simpatia il bell’Imperial Red e attendevamo in ulteriore progresso “Il Genio”: Leoanardo da Vinci. Raf Romano sta lavorando davvero in modo speciale, dunque siamo certi che se andasse a preparare i cavalli da lui scelti in Francia o in Inghilterra, diventerebbe il Luca Cumani del jumping set anche in Terra d’Albione. Perché questo Leonardo da Vinci è rimasto dove Raf l’ha piazzato, per sferrare l’attacco al momento giusto nel punto più giusto, per conquistare la sua terza vittoria consecutiva… Sempre più a suo agio nell’affrontare le siepi, perfetto nella respirazione, quasi esibizionista mentre a orecchie in movimento misura l’entità della siepe da lontano, senza perdere velocità. Davvero impensabile un’ascesa così progressiva e convincente, soprattutto perché, d’accordo, abbiamo sin qui applaudito il mestiere di Leonardo sul salto… Ma la sua “Gioconda” l’ha dipinta in retta d’arrivo, disponendo con autorità del Favero Imperial Red, il “reuccio” di primavera da cui nel finale s’è perfino staccato. Una lezione dura, direi cattiva, quella imposta all’ex leader generazionale con la spocchia di saper aspettare per piazzare la più cinica delle zampate a siepi ormai superate: nel tratto piano finale. Terzo King Heart, davvero un buon soggetto, un attore promettente, oltretutto con un cuore così. A Maia non si possono affrontare i campioni senza una conoscenza adeguata del tracciato. Lo può fare un cavallo superiore dettando la legge della qualità a soggetti che non lo valgono. Ma questo eccellente prospetto di campione oggi ha trovato due puledri che non hanno esitato a dirgli subito quale fosse il suo posto. Per ora. Appuntamento dunque al Criterium d’Autunno.

… e Champ preannuncia la grande Bataille nella Gran Siepi di Merano, a fine mese

Posto in apertura di giornata, l’Azienda di Soggiorno era corsa assai attesa, impegno che ha dato risposte serie e attendibili. Il traguardo non ha esaltato la forza bruta di Brog Deas né ha permesso di scoprire l’arma di Champ de Bataille, i due favoriti della vigilia, perché a sorprendere tutti è stato il dorato Aztek Jiri Charvat. Questo ennesimo campione del proprietario cèko ha sorpreso non solo gli avversari più dotati, ma un po’ tutti: perché è stata un po’una sorta di… nemesi storica: nel senso che questa volta il “veni vidi vici” l’ha urlato il barbaro e non il cives imperialis. E poi, con un interprete in sella che sa anche essere… decisionista qual è Jiri Kousek, beh allora un soggetto che ha già coraggio di suo, diventa leone. Soprattutto quando Kousek gli ha allentato le redini e chiesto di stendersi nella sua azione proficua, progressiva, muovendo alla caccia di Brog Deas, che in qualche decina di metri soltanto ha visto sciupato il sogno di vittoria e anche l’efficacia della propria azione… Terzo Champ de Bataille. Ricordate cosa avevo detto di Sawt, ieri l’altro? Ecco, Champ de Bataille ha ora lo stesso profilo del grigio di Walter Dainotto. A 3500 è piuttosto… legnosetto, ma nella Gran Siepi, finalmente sui 4.000 metri – sua distanza d’elezione – sarà davvero uno spettacolo vedere quel groviglio di nervi, muscoli e istinti liberarsi in un giro finale che emoziona sin d’ora. Già, la più bella Gran Corsa Siepi del calendario nazionale quest’anno sarà davvero speciale. Per questo speriamo che dalla Francia Macaire porti la sua “freccia” migliore: vogliamo vedere qui a Maia il miglior siepista, incoronato Re d’Europa.

Anteprima alla Siepi dei 4 Anni e cross sempre per la “direzione artistica” di Raf Romano

Splendido anzi lucentissimo l’elegante e facoltoso Live your Life, recentemente incappato in caduta ma rivisto nuovamente in assetto notevole: capace di sfruttare i servizi del compagno Solar Walker, ingambare il suo passo migliore, lungo la retta difronte risalire gradualmente ed in retta effettuare lo sgancio dagli avversari… nel suo caso compagni di colori e di training. Già, l’arrivo fra i 4 anni ha visto Live Your Life sfrecciare da dominatore assoluto, ma dietro di lui il trionfo di Romano è proseguito con Solar Walker e completato con Sternkranz (questo per i colori di Guenther Alber). In precedenza, nel “Raf Romano day” un bersaglio pieno anche nel cross, Premio Betflag, in cui nel finale (quasi un revival dello scorcio di repertorio offerto dal compagno Silver), Tequila Tango ha risposto con deliziosa puntualità agli input di Riccardo Belluco, che ha inscenato lo stacco a sorpresa prima dell’ultima piegata per poi marciare indisturbato sul traguardo.

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