Merano domenica nel segno di Favero.

di Giorgio Bergamaschi

Il convegno meranese è tornato ad ingraziarsi Paolo Favero – Il trainer locale conquista sia il Loccatelli che il Bonomi   –   Relco Sud Ovest è dittatore magnifico nell’Ernesto Loccatelli per la D’Altemps mentre la Milano è protagonista sulle siepi del Bonomi: Big Riot è e perfetto e anche per Jo Bartos è splendido doppio

di Giorgio Bergamaschi

Merano – Un piacevole convegno dal contenuto prettamente interlocutorio ha offerto spettacolo e relax, corse interessanti (fra le quali, more solito, s’è incuneato un episodio per cavalli Haflinger) e contorno musicale e gastronomico come sempre molto apprezzati.

Al centro del cartellone domenicale, la siepi intestata ad Ernesto Locatelli (discendente in siepi sui 3.300)che non è sfuggita a Relco Sud Ovest, l’Altemps curato da Favero e interpretato da Jo Bartos in modo esemplare. In piena sintonia col suo jockey, concentrato e capace di sfoggiare il suo compasso migliore, il portacolori giallo-arancio mdella formazione trevigiana dopo la seconda diagonale ha avuto ancor più la strada spianata verso il traguardo, per via dell’uscita di scena di Axel lauteix, il Troger che purtroppo s’è infortunato (e Raf Romano, appena resosi conto del danno patìto, ha fermato alla siepe del traguardo).

Da quel momento, è iniziata la caccia al traguardo del Relco “cardinale”, che appena doppiata la curva di Marlengo indicava a tutti come si doveva galoppare verso il Nord: e allora via, in una ben diluita ma inarrestabile progressione, che metteva in evidenza la forza del sauro: posteriore ben sotto la massa, risposta del treno anteriore in costante crescita ed estensione… Poi, ecco la piegata finale, lo strappo secco messo in campo così guadagnando ulteriore margine, ed infine la retta: vissuta in promenade, con stacco perentorio che il pur buon parziale fornito nel rush dall’arrembante Chappy Bros poteva valere un aggancio davvero impossibile.

Nel Giovanni Bonomi, accompagnato nel memorial dall’immenso Spegasso, c’era un altro prezioso amico ed ippico da ricordare e da… onorare. Ed anche qui del giusto requiem s’è occupato il team Favero con un Big Riot finalmente nei panni dell’atteso primattore in cui la Sc. Milano aveva intravvisto benissimo la soffa sotto il mantello dell’americano da Flatter. S’attendeva quantomeno una sorta di sparring tra il Favero ed il Romano Melandro, che sarebbe dovuto essere (nelle attese di tutti) il metro di paragone per Big Riot dopo la rimessa a punto, seguita all’esordio assolutamente infelice. Ebbene, abbiamo visto tutti un altro cavallo, ma non il confronto con il ritirato Melandro. La frotta di maiden ha dato spettacolo nell’insieme; poi, quando Big Riot ha detto “basta!”, non c’è stato verso di contrastarne la galoppata vincente verso il traguardo. Un po’ deludente Sopran Duilio, è stato Rocket Ball a macinare ritmo e tentativi in scia al Favero, senzqa mai poterlo avvicinare… e però mettendo in campo uno scorcio di repertorio che ha “ricucito” il divario fra Big Riot che andava a conquistare il suo traguardo, e gli altri che parevano impegnati in un’altra corsa. Dietro Rocket Ball, terzo era Sue Prancealot davanti a Linovsky.

Nel cross della giornata, bello scorcio di repertorio quello offerto in sella da Jan Faltejsek, capace di… “domare” una certa riottosità di Nil al via, “persuadendolo” che la serenità e l’obbedienza in presenza dello starter possono gratificare molto più del percorso più soddisfacente. E così è stato: Dopo la solita alternanza in vedetta, Jan teneva sempre vigile l’anziano Nils che poi dall’uscita della marrana alla piegata effettuava un buon elastico, sganciandosi dal drappello degli inseguitori tra i quali il più vitale era Catalaunian Fileds, runner up di Nils mentre Kitano era solo terzo.

Oak Bluffs sugli scudi nel Premio Brunoro in piano sul miglio e mezzo, folgorando sul palo Mc Enroe, mentre nello Zambarda sul miglio lo specialista e qualitativo Matey eseguiva al diaphason gli input di Klaudia Wendel staccando su Direct Drive. In chiusura di convegno, Paolo Urru in sella a Brema volava in Paradies (sempre sul miglio) imponendo l’alt al rientrante Wagner, reo di aver messo in campo con un po’ d’anticipo la sua buona punta di speed.

 

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