Decolla oggi la settimana di passione della pista più verde della speranza. Domenica il Gran Premio.

Manca una settimana al Gran Premio: che torni ad esse GRAN PREMIO DELLA LOTTERIA DI MERANO

di Giorgio Bergamschi

Tra le molte cose che ci ha lasciato Franco Richard c’è anche questo “mémènto”: “Il tempo è galantuomo: gli uomini passano, il cuore, l’intelligenza e le cose belle, mai”. L’ippodromo di Maia riassume alla perfezione questo concetto, e se ne fa sillogismo

Oramai, il conto alla rovescia è partito e s’è fatto inarrestabile. Ancora una settimana, e sarà tempo di vigilia, quella del “Gran Premio Merano South Tyrol”, quella che è stata più volte nell’arco dei suoi quasi 80 anni di vita la corsa ad ostacoli più ricca del mondo: fin dal 1935, con un milione di lire quale dotazione surclassando i derby continentali, e poi durante gli anni ’80, quando vantava un montepremi di 800 milioni di lire… Ed erano lire che valevano davvero (senza l’inganno dell’euro che poi, in un amen, l’ha spazzate via come pattume).

Siamo dunque ad una settimana dal “Merano”, all’antevigilia del big event di fine settembre: due convegni per sentirci tutti trionfanti, felici e grati di perpetuare questa festa infinita: trionfanti perché possiamo frequentare un ippodromo che pare vivere nel passato e invece conferisce ai cuori motivi di gioia sublime sia per i fatti agonistici che per ambiente che “pulsano” hic et nunc; felici perché in questo mondo votato alla distruzione c’è ancora chi crede nel cavallo e nella sua rappresentazione sportiva senza mistificare alcunché per motivi squallidamente venali come accade altrove, dunque in antitesi con chi da decenni si sta prodigando per distruggere tutto; grati infine aGianni Martone ed a quella parte operosa di credenti che gli trotta dietro, impegnandosi con gioia e abnegazione per mettere settimanalmente in scena opere davvero pregevoli e spettacoli mozzafiato, in piena controtendenza col resto d’Italia.

Poi, lasciamo perdere il capello o la forfora sulla spalla di qualche superfetazione estetica, perché siamo gente che non guarda al pelo nell’uovo ma alla qualità della sostanza: e questo, se ne ricordino tutti a Merano e nel resto d’Italia, è solamente il primo, vero anno di gestione della Merano Galoppo… Le annate precedenti sono state un’offerta, un tentativo, un atto di generosità anzi un “auto de fè”. Ed i fatti, oggi, danno ragione all’imprenditore Martone che sa coniugare l’intraprendenza imprenditoriale col mondo sportivo, l’avarizia dei tempi con la generosità e l’applicazione al mondo del cavallo; e ancora la “chiamata a raccolta” di chi ha “cuore puro e voglia di dare”, per costruire un prodotto (le corse) ed un’immagine (la Merano ippico-turistico-imprenditoriale) che in tempi drammaticamente difficili sta riportando la città-giardino dell’Alto Adige ai fasti d’un tempo, quando era molto più facile progettare e realizzare un sogno.

Per molti l’avventura nell’ippica, infatti, s’è trasformata in incubo ma qui, a Merano, stiamo vivendo nell’ambito di un sogno reso possibile dalla lungimiranza di un imprenditore che ha coniugato fattori e settori fino a qualche lustro fa davvero inconciliabili. Per questo vogliamo puntare un dito: ma no, non accusatore, semplicemente con la funziione d’indirizzo: già, osservate il traguardo di Maia ed apprezzate l’evoluzione compiuta nei decenni. Un tempo il “Merano” era vessillifero di Lancia, poi, è stato il tempo di Audi e quindi ecco Forst. Erano gli anni di Franco Richard, capace di realizzare qui un’oasi, mentre altrove si scatenavano guerre mortali i cui riflessi finivano però per trascinare nel gorgo ancche la “perla dell’ostacolismo”.

Poi, a livello locale, gli antichi rancori, le velleità d’espansione e dunque la politica del piccolo cabotaggio e la presunzione di un apparato burocratico di risulta avevano portato la semioscurità sul cielo di Maia, dove il varo di una sciagurata storiaccia “municipalizzata” a puntate faceva solo del male: a Maia e all’ostacolismo. Per cui, anche a tanti veri appassionati, che iniziavano ad abdicare la loro presenza.

Davvero, quello di Gianni Martone è stato un lavoro immane, di sapiente sartoria, di progettualità notevole. Ed oggi è semplicemente all’ordine del giorno la confluenza in questa struttura delle persone più diverse e meno attese: ma non per questo meno importanti, meno funzionali al risultato finale. E sono lì, domenica dopo domenica, a testimoniare una passione, una voglia di esserci, che da decenni non era più dato apprezzare.

Ma soprattutto “ecco la svolta”: il nuovo sponsor, una Provincia che crede nel progetto-Maia e ne diviene sponsor intelligente e sensibile, consapevole e… oggi “complementare” di quel lontano sogno d’un tempo (correva il 1268) che oggi è divenuto splendida realtà del Terzo Millennio. Perché il vero fiore all’occhiello di questa Provincia è Merano e dunque, Maia e le Terme, l’Hotellerie sapiente e l’Orto botanico di Castel Trautmannsdorff. E tutto lì, sotto Castel Tirolo, da dove Mainardo II° aveva progettato e avviato oltre 800 anni fa il “Sogno di un Principe”.

È splendido – e motivo d’orgoglio – per noi meranesi guardare ammirati questo traguardo di Maia che sconfigge gli anacronismi del passato e consacra carriere di campioni infiniti e al contempo anche la “liaison compiuta” fra i vertici di un territorio e quello di una struttura che non è solo storia sportiva, ma anche un mito infinito.

 

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