SPECIALE GRAN PREMIO MERANO 1

Testo di Giorgio Bergamaschi                             Foto Fotopress Arigossi

“Io qui ci vivo bene (…), immerso in un giardino rigoglioso di siepi (…) in pieno sole. (Franz Kafka)”.

A Merano l’ippica è sublime spettacolo e si vive in una città-giardino unica e spettacolare

Guardandosi attorno, si ha come l’impressione che qui, nel cuore delle Alpi, il tempo si sia fermato. L’architettura della città vive su due momenti soltanto, il Medioevo e l’Ottocento. Ovvero, “gotico” e “Jugendstil”. Ogni cosa qui s’immerge nel verde, persino l’ippodromo così unico nel suo genere, 37 ettari dedicati al cavallo d’ostacoli inseriti, quasi, nel cuore della città. E che città, guardando all’indietro, nel tempo.

Merano, dalla Belle Époque…

L’ippodromo di Merano inizialmente era costituito da un anello che verso il 1868 ospitava corse al galoppo e al trotto. Via via, era frequentato dallo zar Nicola II nonché l’imperatrice Sissi e dagli Arciduchi viennesi, così come dall’élite del turismo mondiale, che vi giungeva persino da New York e Singapore . Richiamati non solo dal fascino di una conca più simile ad un giardino botanico che non ad un punto d’incontro vacanziero ed esclusivo, ma anche dalle corse, culminanti con il Grande Steeple Chase Internazionale. La corsa, nel volgere di qualche decennio, si sarebbe trasformata nel Gran Premio Merano. La sua prima edizione era stata vinta dal barone von Ludwigsdorf, premiato ovviamente da Sissi

d’Asburgo. Oggi, entrando a Merano dal Ponte della Posta, il visitatore è accolto proprio dalla statua dell’imperatrice Sissi; poco oltre il ponte, sempre sulla destra, ecco il bronzo equestre di Aligi Sassu, “Il cavallo di Maia”, donato a Merano dalla Società di corse e dall’Unire. Due monumenti importanti, entrambi sintesi della straordinaria storia della città-giardino, adagiata ai piedi delle Alpi.

…all’incanto di Maia

Da allora, sono trascorsi molti decenni e l’ippica meranese, sulla “pista più verde della speranza”, ha acquisito sempre più fama e importanza, grazie al suo Gran Premio di cu il mondo del “turf ”, ma non solo quello, parla ovunque pàlpiti l’amore per il cavallo. Il Gran Premio di fine settembre è uno spettacolo da non perdere: qui, i migliori saltatori del mondo sono impegnati in un percorso di 5000 metri, disseminati di 24 terribili ostacoli. E lanciano il cuore oltre l’ostacolo, fieri di trasformare in spettacolo il fascino del rischio, ardimentosi nel gesto atletico per conquistare un traguardo fiorito che sintetizza un’intera carriera, dal momento che il “Merano” è reputato la “corsa della vita”.

Spazi verdi, cavalli, bella gente. Già, quando si nomina Merano viene spontaneo abbinarne l’immagine della cittadina al Gran Premio Merano-South Tyrol fino a qualche anno fa abbinato alla più antica Lotteria nazionale (dopo quella automobilistica di Tripoli), che sviluppava un movimento di oltre 30 miliardi di lire.

Una curiosità, relativa all’anno della fondazione di Maia e del suo Gran Premio: nel 1935, il Derby reale aveva una dotazione di 400.000 lire ed il Grand Prix de Paris di 700.000, mentre il “Merano” vantava già un milione di lire al traguardo. Cifra astronomica per quei tempi, in cui si era pensato di realizzare un complesso votato soprattutto agli ostacoli ed al rilancio d’un turismo reso sospettoso dagli anni comprensibilmente incerti, anzi bui. Quante storie e quanti campioni, da allora.

Da Roi de Tréfle ad Al Bustan, passando per Ermellino, Lokifepsscht, Cogne, Pigalle, Tatti Jacopo e Trapezio per poi fare un salto incredibile, fino alla tripletta a seguire dell’immenso Or Jack. Che galleria avvincente, nello scontro sempre tremendo tra i saltatori di Francia ed Italia, cui negli anni si sono aggiunti i neozelandesi, i tedeschi, i belgi e gli irlandesi, gli inglesi e persino gli steepler dell’Est, dall’Ungheria alla Polonia e alla Repubblica Cèka. Sarà ancora un crocevia di campioni, Maia? Certamente sì, nonostante i tempi difficili, il Gran Premio Merano-South Tyrol sarà sempre più un “grande evento” e, più di sempre, richiamerà su di sé i riflettori del gran mondo e migliaia di appassionati, provenienti da molti Paesi sparsi in ogni continente.

La settimana precedente il Gran Premio Merano, all’ospite che ama i cavalli e le corse è offerto un “pacchetto speciale” e la città frizza di tante manifestazioni. Le curiosità sono molte, dai castelli ai musei, dai parchi all’Orto botanico. Per questo, chi conosce Merano e il suo Gran Premio attende con ansia l’ultima domenica di settembre. Lo dice, del resto, la tradizione stessa, se si guarda alle Settimane Musicali Meranesi ed a Friederich Goulda, il massimo interprete di Mozart dell’ultimo secolo, oppure all’immenso Misha Majsky così come alla sublime Cecilia Bartoli – tre fra i grandi protagonisti invitati a Merano – così come alle Orchestre: sinfoniche e filarmoniche d’ogni dove, purché le più prestigiose al mondo….Personaggi infiniti quasi di casa a Merano, dove sono approdati tra l’altro persino i “Solisti di Mosca”.

A Merano, dove l’ippica è spettacolo e “si vive in uno spettacolo di cittadina”, ogni anno si rinnova il rendéz-vous tra campioni nel suo teatro verde e ricco di gesta immense. Basti pensare a due sauri importanti quali Aegior ed Or Jack, gli unici a vincere tre edizioni ed Or Jack, il bombardiere dorato dei Pirenei, addirittura per tre edizioni a seguire.

Terme in giardino

«Io qui ci vivo bene. Il corpo mortale difficilmente potrebbe sopportare più cure. Il balcone della mia stanza è immerso in un giardino rigoglioso di siepi (strana è qui la vegetazione, se penso a Praga dove con un tempo del genere le pozzanghere son ghiacciate, mentre davanti al mio balcone le gemme pian piano si schiudono) e questo in pieno sole…». Così Franz Kafka descriveva, nel 1920, una delle molte cose che l’avevano colpìto di Merano, la città-giardino “perla” dell’Alto Adige. Ma perché Merano, la capitale vacanziera e culturale della Mitteleuropa, viene celebrata in tutto il mondo come città-giardino? Sicuramente, per l’indiscussa fertilità del suo terreno, che per millenni è stato nulla più d’una palude; poi, perché la sua posizione invidiabile di apertura verso sud, con una protezione naturale offerta dalle Alpi a nord, le garantisce un fattore climatico che, fin dal 1700, ha suggerito a persone illuminate di compiere proprio qui esperimenti di tipo botanico, dato che ogni cosa impiantata cresceva e resisteva. Persino piante tipiche della riviera e delle isole, della California e dell’Australia. Si spiega così la scelta della nobiltà che, fin dal lontano 1300, aveva eletto Merano “capitale” del Tirolo.

L’incanto nel verde

Merano, terra di vacanza e di cultura, vanta una miriade di hotel ed alberghi, circa 180, con quasi 6000 posti letto. La città del Passirio conta hotel a 5 e 4 stelle, ma sono numerose le Case di gran decoro che hanno fatto dell’ospitalità una sorta di tradizione familiare. Ed il turismo elitario sta nuovamente innamorandosi di questi luoghi, da quando sono stati vitalizzati la superstrada e l’aeroporto di Bolzano.

Per l’ospite che giunge in riva al Passirio, le attrazioni sono molte. In centro, vi sono da visitare il Castello principesco alle spalle del comune, sotto i Portici, e un po’ tutta la città vecchia. In pieno centro, oltre al Teatro Puccini che ha da tempo festeggiato i suoi primi cent’anni, non si può mancare la visita al Kurhaus, realizzato su progetto dell’architetto viennese Ohmann, vero e proprio “monumento mondiale” allo Jugendstil proprio di fronte alle nuove Terme. Già, le cure termali: Merano ha una lunga tradizione in merito, ed il complesso che sorge in pieno centro è mèta di frequentatori provenienti da tutta Europa, che si sono riappropriati dell’antica consuetudine meranese nel quartiere termale interamente rinnovato. Del resto, Merano è un luogo che privilegia la salute anzi l’ecologia del corpo, in una conca circondata dalle Alpi in cui fin dall’800 c’era la consuetudine di realizzare “case fra gli alberi e non alberi fra le case”, come recita l’antico motto di Merano. È bello passeggiare e rilassarsi, curiosando tra i giardini ed i parchi meranesi, frugando tra il verde pubblico e quello privato (soprattutto a Maia Alta), nella città giardino che per decenni ha celebrato l’ “arte del verde” con meravigliose edizioni della rassegna “Meranflora”, per due volte ospitata all’interno dell’ippodromo.

Oggi, il tema del verde e dei fiori s’è trasformato in un… invito permanente. Infatti, vale la pena di salire fino a Castel Trauttmansdorff, dove in una cornice straordinaria su un’estensione di 12 ettari è stato realizzato un orto botanico, appunto “I giardini di Castel Trauttmansdorff ”, unico nel suo genere e ricco di oltre 170.000 varietà di piante. Lì è possibile trascorrere una giornata intera fra meraviglie fatte di verde e di fiori, di terrazze e laghetti, di storia e dotato persino del suo Museo del turismo.

E nessuna paura se al Castel Trauttmannsdorff si perde la cognizione del tempo perché, se la visita può durare fino a sera, all’interno di questo gioiello voluto dalla Provincia di Bolzano un grazioso ristorante è sempre a disposizione del visitatore, così come i frequenti intrattenimenti anche musicali.

Settimane musicali e tanto altro

Sempre in tema di castelli e di verde, il turista – e quello ippico è sempre fra i più attesi , a Merano – può visitare il Museo provinciale di Castel Tirolo e sotto di questo anche un entro Avifauna e, ancora, effettuare visite guidate al Gruppo Tessa nell’omonimo Parco Naturale. Oppure, salire fin sul tetto di Merano, quel “Merano 2000” che di anno in anno vive ed accoglie gli ospiti quattro stagioni su quattro: d’inverno un piccolo paradiso per gli sciatori che recentemente s’è arricchito di altre piste ancora, mentre nelle altre stagioni propone mille itinerari, fra i più divertenti e vari.

Attrazioni e divertimenti nel cuore delle Alpi significano le offerte di “Merano nelle sere d’estate”, con le Settimane Musicali Meranesi a fare da classicissimo incentro di eccelso livello, attorno al quale ruotano molte altre iniziative dagli appuntamenti con la cultura fino ai martedì lunghi”. Che attraggono moltissimo, senza interrompere la quiete composta della città di cura.

Inoltre, nella nuova sede realizzata presso la Banca Popolare merita la visita il “Museo della donna”, in cui son racchiusi oltre 200 anni di storia al femminile non solo in quanto a cultura materiale, ma anche alle conquiste sociali. Questo museo è forse tra i più completi d’Europa.

 

 

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