Speciale Gran Premio Merano 2. Una storia di grandi protagonisti che viene da lontano.

Il capitano Caprilli su un impressionante macerione

Qui sopra Federigo (e non Federico) Caprilli. Cominciò a montare a cavallo solo 19 anni. Un gigante!
Nelle foto: da dx. Sopra Rails ditch and fence. Sopra a dx Rigoreux (giubba verde-giallo)in parabola sull’oxer. Sotto a dx il campione Or Jack.

a cura di Giorgio Bergamaschi. FotopressARIGOSSI

 2 LE CORSE AD OSTACOLI…

Una corsa ad ostacoli rappresenta l’impegno più spettacolare, rapinoso ed emotivo nell’ambito delle corse ippiche. Fin dal loro inizio, nell’Inghilterra del 1787, dalle siepi allo steeple al percorso di campagna, narrano storie di grande presa tanto per l’appassionato più esigente quanto per il néofita, che resta affascinato e coinvolto dalla grandiosità della corsa ad ostacoli e dal gesto atletico dei cavalli

Chiunque decida di entrare in un ippodromo e di assistere alle corse ippiche si trova generalmente un po’ spiazzato. Questo accade perché in una corsa in piano che offre velocità, un grappolo di cavalli che corre veloce come il vento e poi, in prossimità del traguardo, i migliori si isolano nel cosiddetto rush (l’allungo finale) per conquistare la vittoria, è difficile comprendere cosa accada in quella vicenda velocissima ed abbagliante. In cui, tra i concorrenti che hanno galoppato la maggior distanza nel minor tempo, sul bastone bianco sormontato dal disco rosso si suggella lo scopo dell’esistenza di un cavallo da corsa: dall’allevamento alla selezione della pista e quindi, dalla serie di vittorie importanti, il premio: ovvero, il ritorno in allevamento per proseguire la carriera ma come razzatore, stallone o fattrice a seconda del sesso.

Dalla caccia alle corse

D’accordo, è tutto molto bello e suggestivo, ma ci vogliono passione, studio, conoscenza p r o f o n d a … Fattori invece n o n immediatamente necessari per una corsa ad ostacoli e non perché qui manchino selezione, passione, studio e conoscenza.

La corsa ad ostacoli vive eminentemente di spettacolo, di ardimento. E vede un gruppo di cavalli e cavalieri che lanciano il cuore oltre l’ostacolo ,quindi con un gesto temperamentoso di continuo ardimento, dalla partenza all’arrivo: ogni ostacolo un nemico da abbattere, ogni corsa una battaglia da vincere. E del resto, cos’è una corsa di cavalli se non la riproposizione incruenta di una carica di cavalleria?

Sì, le corse ad ostacoli costituiscono l’impegno più spettacolare e grandioso, emotivo ed affascinante, nell’àmbito delle corse ippiche. E fin dal loro inizio, nel 1787, raccontano vicende di grande presa anche per il néofita, completamente digiuno di ippica ma affascinato e pago dalla spettacolarità della vicenda. Le corse ad ostacoli suggellano l’entusiasmo del duca di Beaufort che, dopo una caccia infruttuosa, aveva lanciato i cani all’inseguimento di una volpe così saltando fossi, staccionate e muri, traendone infine un divertimento notevole.

Dalle cacce a cavallo ha origine la ‘madre’ delle corse, il cross country Dalle origini inglesi l’ostacolismo in Francia ed in Italia, dove struttura siepi e steeple-chases in modo moderno“.

Piccola storia della grande specialità

Il capitano Federigo Caprilli a fine ‘800 è stato il primo ad intuire ed applicare una ‘monta’ con staffatura più corta e quindi più dinamica, avvicinando il baricentro dell’uomo a quello del cavallo: da cui la posizione… “a scimmia”, in quanto più aumenta la velocità più si devono chiudere gli angoli, per non offrire resistenza. Dopo Bruno Jollivet è stato un altro francese, Christophe Pieux, ad imprimere un’ulteriore innovazione all’assetto da corsa

È così che, nascendo la “caccia alla volpe” presto dilagata anche in Francia e in Italia (da noi, sulle campagne romane, per merito di Lord Chesterfield), contemporaneamente emetteva il suo primo vagìto il cross country, la “madre” delle corse in ostacoli. Se il cross country è la madre delle corse in ostacoli, il suo primo figlio è dato dallo steeple c h a s e c h e  è  c o s t i t u i t o  d a o s t a c o l i prevalentemente verdi, completati da muri e travoni. Le corse in siepi, invece, sono sostanzialmente delle corse in piano, intervallate da siepi verdi che vengono superate in velocità. Anche queste specialità sono nate in Inghilterra, dove l’esempio più importante, mondano e al contempo popolare dello steeple è costituito dal Grand National che si corre ad Aintree dal 1832 su un percorso in circolare, lungo 7200 metri disseminati di 36 ostacoli apparentemente tutti uguali e simili a fascine ricoperte di ramaglie verdi, con l’eccezione di una riviera e l’eccezionalità del tremendo Becher’s Brook (un poco…rivisto negli ultimi anni), seguito da un fosso.

Fascino, rischio, spettacolo

Sul continente, invece, lo steeple chase è subito apparso diverso e più articolato, aratterizzato da ostacoli assai diversi l’uno dall’altro: siepi, fences, bull finch, brooks, riviere e sieponi, travoni e ancora muri, arginelli ed oxer. Il primo ippodromo francese a dedicarsi agli ostacoli è stato Fontainebleau (un centro militare), quindi sono seguiti Compiègne, Pau, Aix-les-Bains, Cagnes sur Mer e soprattutto Auteuil, detta la “Cattedrale”. In Francia si corre in ostacoli dal 1830, già allora al Bois de Boulogne e l’espansione che tale spettacolare branca dell’ippica ha avuto sino ad oggi è sotto gli occhi di tutti.

Lo steeple chase italiano, per caratteristica e conformazione degli ostacoli, deriva sostanzialmente da quello francese, così caratterizzato da piste adatte a corse veloci e selettive. Del resto, chi ha negli occhi (e nella memoria) la tremenda diagonale lunga di San Siro a Milano, sa come sull’ippodromo meneghino sia fondamentale che vi venga indirizzato soprattutto lo specialista dotato di qualità in piano…

La toccante vicenda di Bob Champion e del saltatore Aldaniti è diventata un film di successo. L’ippica attende impaziente che un regista italiano realizzi una pellicola ambientata a Merano, attorno alle vicende del Gran Premio Merano-SouthTyrol: da “Un passo dal cielo” al altri film e fiction, l’Alto Adige Südtirol è molto attivo anche in questo settore”.

 Lo abbiamo già ricordato, ma vale ripeterlo: le corse ad ostacoli costituiscono l’impegno più spettacolare, emotivo e rapinoso nell’ambito delle corse ippiche. Fin dal loro inizio, nell’Inghilterra del 1787, raccontano vicende di grande presa anche per il néofita, attratto dalla velocità (misurata) in piano e ammutolito dalla spettacolarità dell’atteggiamento atletico sul salto. Superato il primo… smarrimento, si comprende bene come sia necessario, per avere in scuderia un ostacolista completo, saper scegliere fra materiale con una certa valenza anche in piano. Oggi, dopo la scomparsa dapprima delle corse in ostacoli di Firenze, di Torino e infine di Milano, questa specialità ha in Merano non solo la capitale assoluta dell’ostacolismo italiano (del resto, lo era già prima), ma anche il simbolo per eccellenza di uno sport sublime, che dai primi del Novecento in poi ha sempre formato oltre al cavallo specialista, anche gli uomini migliori. Non è un mistero che sino a

Christophe Pieux, che sugli ostacoli costituisce la “sintesi perfetta” del “mito” del centauro.

Vi sono film che hanno magnificato le corse ad ostacoli. Da quello su Anna Karenina (dove, nelle pagine di Tolstoj, la morte in corsa della cavalla Froufrou costituisce il traslato tragico del rapporto del suo cavaliere, il conte Vronskji, con la Karenina) alla vicenda di Liz Taylor protagonista ad Aintree, per passare a quello “vero” che racconta la storia di Bob Champion e di Aldaniti: un fantino malato di cancro e un saltatore con i tendini sfatti… Infine la loro complicità, la voglia di vivere e il più importante traguardo da conquistare, lanciano la coppia risorta verso la vittoria nel Grand National di Aintree. Già, la realtà supera sempre la fantasia.

Sino ad oggi, nessun regista italiano ha realizzato un film sulle vicende del “Merano”. Chissà che una bella vicenda non ispiri a breve una nuova sceneggiatura. Il materiale, tra le pieghe della vita di uomini e cavalli, non manca davvero.

(2-fine)

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