Domani il Gp: ecco la presentazione di Giorgio Bergamaschi.

Merano e il suo Gran Premio è un sogno…È il possibile “sogno del Santo”… Cerro

La “corsa della vita” presenta un’edizione “quasi” benedetta.

di Giorgio Bergamaschi

Greg Wroblewski ha preparato in gran segreto il suo campione. Il trainer polacco sa che i francesi non gli daranno tregua, che sono macchine da guerra ultracollaudate e che il suo “amico-nemico” Vana senyor non lascerà alcunché di intentato con la sua forte pattuglia. E poi c’è il campione uscente, Al Boustan, incattivito dall’onta patita a causa di Company of Ring, che ripropone il duo Favero-Romano, uniti nel segno dei colori della “Milano”: oggi è tregua, da lunedì torneranno avversari

Merano – Quando, lungo la curva di fondo, Le Costaud con Defit d’Estruval cercano di alitare sul collo di Al Bustan già in sparring acceso con Company of Ring, che – non più nemici ma alleati nella rincorsa – spasimano per risalire la scia di Santo Cerro, al traguardo del Merano-South Tyrol mancano appena 500 metri… Santo Cerro fin lì s’è costruito “la corsa perfetta” e in sella il “Boemo” sta dando le ultime pennellate alla sua tela più importante. Per questo tiene tra le mani il “ponte” come un arco: con le redini raccolte verso di sé sta facendo ancora rifiatare il Santo, prima di sparare l’ultima, terribile bordata verso il traguardo del più bel “Merano” dell’ultimo lustro. Bartos ha la testa rovesciata un po’ sotto l’ascella e intravede che anche due sagome giallonere stanno piombando con sui francesi, per dare il cambio a Company of Ring e ad Al Bustan perché abbiano un attimo di tregua. Demarrati i transalpini, poi sarà tempo (in poche frazioni) di riportare la lotta ad un fatto tutto… meranese. Perché qui, ormai, tutti questi protagonisti di Maia si sentono a casa…

Eccolo, è questo “il sogno” di un Merano-South Tyrol che domani vorremmo vedere trasformato in realtà. Sono lontani i tempi di Noel Pelat, di Gérard Collet, Remì Cottin e di Jacques Ortet… Il loro posto l’ha preso, anzi preteso, Guillaume Macaire. Che ha già vinto il Merano 4 volte e qui schiera una doppia punta, acuminatissima, particolarmente Le Custaud che, da Fontainebleau a Djeppe a Clairfontaine, ha inanellato successi a seguire in steeple e poi ad Auteuil è stato secondo in siepi, ma l’esperienza era finalizzata ad “abbassarne” la mira, per registrare le sue rinfrancate leve in vista di questo percorso salta-e-gira.

Ed ora non ha più memoria del suo lontano, primo successo primaverile qui a Maia, perché pretende il centro pieno proprio in questo big event di fine settembre. Aveva gli anteriori di burro, un paio d’anni fa; ora Macaire glieli ha resi d’acciaio. E non correrà da solo, perché – pur facendo corsa a sé – si avvarrà del compagno, di trasferta e di training, Defit d’Estruval, il secondo del Grande Steeple delle Fiandre dietro Taupin Rochelais e precedendo Parron, anch’egli della partita.

Sì, la coppia di Macaire è formidabile e insidiosa, spettrale. Ma gli steepler che a Maia hanno costruito una carriera e una professionalità indiscutibili, non staranno a guardare, anzi! Certo, ci sono Al Bustan e il suo spettro Company of Ring e poi Ole Caballero, Notti Magiche, Nando e Il Superstite, per la forma di Joseph Vana…

Ma noi siamo inequivocabilmente per un cavallo che è stato costruito con pazienza prima sulle siepi e poi fatto passare allo steeple: è Santo Cerro, che certamente non possiede l’eleganza e la classe pura di altri celebrati campioni di Maia e non solo in piano, ma con loro condivide una particolarità che spesso viene presa sottogamba. Non da noi!

Santo Cerro è forte, ma non irruente; è coraggioso anzi ardito, ma non spericolato. Santo Cerro misura l’entità degli ostacoli da lontano, muovendo le orecchie avanti e indietro li misura: e adatta il compasso al volume che deve affrontare. E, avendo dalla sua anche una certa maneggevolezza – perché non è detto che sappia correre solo e sempre in avanguardia -; se la situazione lo impone, riesce a tessere la sua corsa anche di rimessa: ma sono 5000 i metri del “Merano”, e talvolta restare nelle retrovie può costare molto, specialmente nella fase delicatissima della partenza, dove si passa il doppio travone in senso inverso di marcia… È vero, presumibilmente il Boemo lo piloterà subito in avanti per prendere posizione, poi cercherà di impostare una corsa d’attesa, seppure in testa: vogliamo proprio vedere chi sarà il kamikaze disposto ad andargli a saltare in coppia: perché Bartos potrà chiedere un minimo allungo, e costringere l’avversario a stargli proprio sul salto a ¾ di lunghezza, così facendolo partire grande per emulazione, in realtà progettandone la caduta (fa parte del gioco, e se uno cade nel tranello,,,).

Santo Cerro è un saltatore anche duttile, sa che al comando del jockery che gli dice di rifiatare, di restare sul passo “ma ben caricato”, lui esegue, lo fa. Perché sa che in quella frazione si deve rifiatare. E l’allievo di Wroblewski l’ha fatto due volte in corsa, all’ultima uscita meranese, per poi ripartire, caricato a molla, e disperdere gli avversari in un crescendo rossiniamo.

La virtù ultima di Santo Cerro, poi, è quel suo modo ”impeccabile” di valicare l’ultima siepe, la secca finale, che sempre riesce a dipingere come un soggetto da concorso ippico fa con un oxer di tavole o con un verticale ad una sola barriera: netto, ben al di sopra dell’ostacolo, per poi riceversi come un felino e da lì sgommare a traguardo, con un cambio di velocità da far scintillare i ferri nell’attrito col terreno di gara. E questa scena, a livello di “Merano”, l’abbiamo vista – e imparata – nel 1974 con un certo, magnifico Chivas Regal, pilotato da Peppo Morazzoni. Ed il Boemo, Jo Bartos, ha nella sua maestria in sella oggi ricorda l’arete sublime, l’atteggiamento elegante di Morazzoni.

Decisamente, il curriculum di Al Bustan obbliga alla seconda scelta per il campione uscente, che dopo 4500 metri è veramente capace di… decollare e iniziare il “vero volo” in retta d’arrivo, dove gli altri arrivano concentrati e provati. Proprio Al Bustan sarà il miglior metro di paragone per Santo Cerro, per dirne in quanto a tenuta ed a stacco finale, dopo il salto dell’ultima siepe. Quando nell’Assi ha vinto Company of Ring, il “pupillo di Popelka” s’era attardato nelle retrovie e nella risalita aveva dovuto crossare più di qualche avversario, così ritardando l’assalto al fuggitivo di Favero. Domani non sarà così, e dal doppio travone al muro per poi andare al verticale ed all’arginello grande, Al Bustan sarà verosimilmente il più vicino a Santo Cerro. Che ha 5 anni, ma in pista gliene si danno 4… perché è un cavallo indubbiamente di valore e indubbiamente risparmiato. E lo sappiamo: il 4 anni potente è la carta migliore, per vincere il Gran Premio Merano.

Le Custaud va anticipato al compagno di training Defit d’Estruval: la sperequazione fra i due è in termini di qualità pura e di adattabilità, di capacità reattiva e di senso del traguardo, di… lucidità sotto sforzo. E Le Custaud, in questo, è un po’ un riflesso di Tempo d’Or, il primo dei saltatori di Macaire ad affermarsi sul traguardo più importante di Maia.

Della pattuglia di Vana, sarà a traguardo chi avrà offerto di meno, in quanto a sacrificio ed a strategia di team. Certo, Ole Caballero è stato capace di seguire Al Bustan nella tardiva rincorsa al Company di Favero, precedendo il sodale Notti Magiche, ed in precedente confronto (però sullo steeple piccolo) aveva preceduto Sbarazzino e Company of Ring. È un gladiatore, e in questa corsa bella, rapinosa, dura anzi spietata, il suo è forse il cuore più temprato per arrivare alla secca finale e da lì lanciare, con un ruggito e un cambio di marcia ancora potente, un assalto a quelli che gli saranno d’attorno.

Quest’anno più degli altri, il rush cui assisteremo dividerà nettamente in due aspetti i pretendenti all’alloro: “la retta d’arrivo sarà commedia” (impegnativa, sì, ma pur sempre commedia…) per quanti hanno il cosiddetto fisique du rôle… Per gli altri non ci sarà neppure il tempo di respirare, perché per loro “la retta d’arrivo sarà come un dramma” da vivere totalmente in apnea.

 

 

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