Il Gran Premio Merano-South Tyrol nel segno di Macaire parla francese. Le Costaud trionfa dopo un percorso perfetto.

L’allievo di Macaire senza avversari: segue come ombra Santo Cerro e poi, a ¾ di percorso prende il largo: solitario in retta, accontenta i 14.000 con un allungo conclusivo da strappare gli applausi  – Al Bustan secondo ad 8 lunghezze, dietro di lui terzo a 9 è Santo Cerro su Nando, lontano

 di Giorgio Bergamaschi

Merano – Una giornata di sport e spettacolo indimenticabile. Davvero pleonastico – prima di addentrarci nel racconto di una corsa straordinariamente avvincente e ineluttabilmente vera – perdersi nei dettagli della cronaca, cercare il pelo nell’uovo, rivedere valutazioni, ipotesi e sogni. La realtà, ovvero il traguardo di Maia ed i valori espressi dalla pista, hanno emesso un verdetto inattaccabile: Le Costaud è il vincitore inarrestabile contro il quale non ci sono stati avversari. Il sauro allenato da Guillaume Macaire è stato il mattatore anzi il dèspota di questo 79° Gran Premio Merano South Tyrol.

Oggi nessuno avrebbe potuto intralciare la marcia trionfale di questo sauro essenziale, concreto… professionale e spietato, che fin dall’avvio ha cercato la scia di Santo Cerro perché conscio che l’avrebbe pilotato senza patèmi né incertezze fino al momento topico della corsa: quello in cui il resto della frotta avrebbe intentato un attacco a ripetizione che sarebbe rimasto nel motore di ogni avversario. E allora diciamolo con umiltà: ma quale attacco, se Santo Cerro è crollato perché gli ultimi 1000 metri di corsa per lui sono stati un calvario?.. ma quale Al Bustan se la sua navigazione troppo a lungo persa laggiù, alla fine del mondo, agli ultimi 1200 metri non poteva pigiare sul bottone di un turbo di fattura normale, dal momento che in avanti Le Costaud si rivelava una macchina da guerra imparabile, impossibile da agganciare e piegare?

Un atleta “ricostruito” al… titanio, anche lui come Or Jack (almeno oggi) “bionico”

Quando, demarrata la concorrenza incapace di tenere dietro al suo allungo progressivo, Revelej ha chiesto al suo saltatore un’estrema messa a punto dell’azione, Le Costaud ha sì cambiato rapporto ma non è rimasto sul passo, che di per sé era già vincente. No, perché anche se da dietro nessuno riusciva ad alitargli sul collo da vicino in quanto Al Bustan si rendeva conto che il suo ruolo a traguardo sarebbe stato quello del runner up e Santo Cerro pregava perché la fatica potesse finire quanto prima. Intanto Nando (futuro quarto, all’epilogo), davanti al compagno Ole Caballero era solo un puntino lontano, dietro il Santo. L’arrivo del “Merano” ci ha fatto vedere… tre corse: quella del vincitore in souplesse, poi quella di Al Bustan e Santo Cerro irrimediabilmente demarrati e poi i sopravvissuti, dqa Nando in poi… Perché, Le Costaud all’imbocco della retta ha allungato ancora e s’è espresso in una promenade vibrante, e dall’ultima siepe al traguardo intonando con la sua azione un crescendo rossiniano da strappare gli applausi… non accennava a ridurre i giri del suo possente motore… perch avrebbe cominciato a scorciare l’azione solo dopo il traguardo.

Una corsa bella e di grande presa spettacolare, culminata con l’assolo del “prémière violon”, nel campo dei 12 in lizza.  In mattinata erano stati ritirati High Master e Parron, in corsa, invece, il primo ad abbandonare era VOlcancito, caduto poco dopo il via  mentre, lungo il percorso, sarebbero finiti a terra Il Superstite e Notti Magiche, poi all’ultimo passaggio del muro terra anche Company of Ring, fin lì decorosamente in corsa.

La felicità dei protagonisti dopo la maratona, con il rito dei complimenti: gli onori, la Marsigliese

In pista, al momento della premiazione echeggiava il suono della Marsigliese: il proprietario di Le Costaud, Amos Terry riceveva la coppa dalle mani del Governatore Kompatcher mentre Macaire,  con la sua faccia da sfinge, tratteneva l’emozione per la sua quinta vittoria nel “Merano”. O forse se l’era così tanto precostruita e perciò prefigurata, sapendo di poter contare su un cavallo imbattibile, che in definitiva il vero emozionato pareva il senatore Karl Zeller che gli porgeva la coppa. Revelej, anche lui ormai un pluriremiato qui a maia, riceveva l’ambìta coppa dalle mani del presidente Giovanni Martone.

“È meraviglioso, e insieme un privilegio, essere qui oggi. Sì, è vero, ancora non mi sto facendo una ragione di essere il… “tète de liste” nell’Albo d’Oro del Gran Premio Merano… Non è cosa semplice farsene una ragione: posso farmi ragione di un fattaccio e del fato… Ma qui abbiamo lavorato duro e senza risparmio per ricostruire Le Costaud e portarlo a questo livello. Da Fontainebleau a Djeppe e poi a Clairfontaine il sauro hqa sempre primeggiato sui tracciati più diversi: ed il secondo posto ad Auteuil per me ha significato una vittoria; perché sulla pista della “cattedrale” le siepi sono ovviamente più basse ma perfette per darae a Le Costaud l’entità dei volumi che avrebbe ritrovato a Merano… Nel senso che “abbassandosi”, una volta a Maia avrebbe avuto un’indicazione precisa che sui volumi “verdi” ci avrebbe potuto galoppare dentro. Ho sentito parlare del mio saltatore, come di un caballo-monstre… Ma no, è solo il risultato di un soggetto che abbiamo voluto recuperare e progressivamente portare ad esperienze le più diverse… Per quanto mi riguarda, è stato il mio saltatore che ho – con tutta la mia équipe – “preparato miratamente” per l’appuntamento con l’oro di Maia”.

Anche James Revelj è raggiante e non sa reagire compostamente come il suo ben più smaliziato trainer: “Ma è straordinario, oggi con la mia terza vittoria nel vostro big event mi porto a pari quota con i grandi jockei del passato e quelli di un presente non ancora trascorso… Ma il tedesco, Fuhrmann non monta più? Non leggo più il suo nome da tempo… Sono felice, Le Costaud è stato impeccabile e voi splendidi, allestendo questa scena. Grazie Merano!”.

Fabrizio Aigossi & C: terza generazione sulla pista di Maia, 

Il racconto attraverso Fotopress Merano e le sue corse: da Nicola Cirillo e Anna Arigossi Cirillo, con il consorte Mario e ora, da un lustro in qua, con la dedizione totale di Fabrizio che coinvolge la moglie Claudia e 3 figli

Massì, oggi noi siamo certi che il fotoservizio di Fotopress Arigossi sia il miglior commento per disegnare, raccontare e spiegare nei particolari la galoppata devastante e vincente del sauro da Forestier.

Dalla Francia era arrivato anche l’allevatore di Al Bustan, e in virtù di eccellenti relazioni lanciate in questi anni, anche pattuglie di irlandesi che si sono riversate su tribune e parterre dopo aver visitato piste e ostacoli, guardavano ammirati e ammutoliti questo incanto sempre più verde: più verde anche della speranza. Gli ospiti stranieri hanno effettuato visite e percorso molti itinerari all’interno dei percorsi da ostacoli, facendo così di questa struttura persino degli… expertis. Atteggiamento questo che ha fatto il paio con quello della dirigenza di Goodwood, uno dei templi inglesi delle corse. Ed anche questi simpaticissimi ospiti, che già avevano avuto a che fare con un’Italia vincente (ai tempi di Carletto D’Alessio e di Carlo Vittadini) non si sono limitati ad esprimere piacere e soddisfazione per Merano, volendo invece magnificare questo gioiello: “Noi eravamo convinti di avere il più bell’ippodromo del mondo, così adagiato anzi articolato su alcune colline in una campagna suggestiva… Davvero! Ma oggi torniamo sui nostri passi, sul nostro giudizio: nulla e nessun’altra pista è paragonabile, avvicinabile a questa. Merano e il suo ippodromo sono davvero un unicum a livello mondiale”.

La prima annata del “Corso Martone” salta, galoppa e vince una straordinaria scommessa

L’avevamo detto nei mesi scorsi, oggi lo ripetiamo: quello di Gianni Martone costituisce un “unicum” italiano, da Nord a Sud, da Ovest ad Est… Perché questo imprenditore napoletano da decenni naturalizzato meranese ha vinto una scommessa straordinaria. Già perché come l’ippica insegna (quella di una volta, non certe parti di quella attuale, che s’è consegnata anima e corpo al… “gioco”), Giovanni Martone sulla sua scommessa ha prima effettuato una ricerca scientifica, in quanto “prospetto di vincitore”. Cosa significa? Semplicemente, che Martone ha fatto un lavoro porta a porta prima con i meranesi e poi con la Provincia autonoma. Ha messo insieme un folto gruppo di meranesi per originare il necessario “zoccolo duro” e poi ha affrontato un periodo di… collaudo amatoriale.

Come? Declinando immediatamente una richiesta avanzata da altri pretendenti alla gestione di Maia a Roma, ovvero di ridurre le giornate meranesi a 16 (come era il calendario annuale ai primi anni Settanta, e questo per risparmio gestionale): MARTONE HA DETTO “no!”, perché sotto le 20 giornate Maia avrebbe perso il titolo di centro di allenamento permanente (ed i relativi finanziamenti). Così, nel primo biennio di gestione ha preso le misure, responsabilizzato i suoi… “gentlemen rider” nei vari settori di pertinenza e intanto tracciato un… “Progetto – Maia” comprensivo di pianificazione immediata, a medio ed a lungo termine, senza trascurare le peculiarità locali: un progetto che da lontano partiva già con la valorizzazione degli Haflinger trasfusa con il Palio del Burgraviato e del fenomeno aziendale e turistico del Territorio nell’ambito di un’azione mirata di marketing. Inserendo in questo progetto, ad esempio, anche il ritorno del Carosello dei Carabinieri (per due anni consecutivi, venuti ad illustrare e rallegrare la memoria dei vecchi e la curiosità culturale dei nuovi visitatori e appassionati).

Oggi questo progetto s’è, come dire… sublimato. Certo, il Governatore Arno Kompatscher gongolava di tante attenzioni. Lui ha preso a cuore le sorti di Maia ed in sintonia con l’Amministrazione meranese sta guardando ad un futuro di sviluppo per l’ippica meranese. Ed è stato davvero bello e divertente (anche questo un unicum), gettare lungo lo snocciolarsi del percorso di questo “Merano” un’occhiata ai visi dei politici, finalmente “presi”: ora dalla marea di persone in festa, ora affascinati dall’allestimento dell’accoglienza, ora ammirati dalle coreografie delle bande in costume… Insomma, Merano oggi è sembrata più svizzera, che tirolese: perché è stata la precisione di un orologio svizzero la “bacchetta” che ha scandito i tempi e diretto ogni cosa dall’inizio alla fine del convegno. Per questo comprendiamo anche la decisione dei commissari che, dopo aver giustamente fermato la corsa in cross (situazione di pericolo) quando ormai i concorrenti erano grosso modo a metà percorso, stabilivano di effettuare nuovamente la corsa immediatamente. Decisione non in linea col Regolamento, ma oggi da applaudire, perché in un convegno perfetto neppure una sbavatura potesse far arricciare il naso

Dati e cifre di assoluto conforto, con quasi 10.000 paganti e 14.000 spettatori entusiasti

Dei circa 9.000 i paganti, per cui si può verosimilmente pensare ad una… “popolazione” in pista di circa 13-14 mila persone, quando le previsioni s’erano attestate sui 12.000 presenti.

Personalmente, dopo l’apoteosi del Gran Premio Merano-South Tyrol, mentre i cammelli scendevano in pista per l’annunciata corsa loro riservata a fine convegno, con la coda dell’occhio guardavo Giovanni Martone impegnato fra i suoi ospiti: lui “napoletano verace”, mentre io, con un sorriso divertito, dentro di me riecheggiavo a mo’ di un silente Renato Carosone “Comme sìbbell’à cavallo ‘e stu cammello”…

In questo racconto del pomeriggio più importante di Maia vorrei ancora osservare una cosa: il lavoro umile, sapiente e straordinario compiuto dalle Giardinerie meranesi, che stanno da anni “carezzando” il verde di Maia con decorazioni ed aiole che sembrano tanto… spontanee da non far rendere conto al visitatore che invece sono frutto di un’esperienza ormai centenaria della città-giardino. Ma mai come quest’anno, capaci di abbracciare ogni metro quadro della città con la loro esperienza meravigliosa, che ne ha fatto un “testimonial pluripremiato” di Merano in tutti i concorsi florovivaistici di tutto il mondo e impreziosito ogni angolo dell’ippodromo con “camei”  che hanno provocato un tuffo al cuore di ognuno dei 14.000 oggi presenti all’ippodromo.

 

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