Società Milanese Cacce a Cavallo: ci racconta tutto #CarloSevergnini.

 

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Nelle foto immagini di caccia con i celebri Foxhound Inglesi

Redazione

E’ la caccia dove nn muore nessuno.

C’è una caccia dove non muore nessuno. Incredibile, ma vero dato che caccia è sinonimo di animali uccisi. Ebbene, nella caccia alla volpe che, come è noto viene praticata a cavallo, cavalieri e cani, ormai da tempo inseguono…un altro cavaliere che, partito un ora prima, trascina una astrusa imbevuta dell’odore della volpe. Meglio di così!

Oggi domenica fino alla chiusura ufficiale della caccia per un totale di circa 25, 30, giornate, i cavalieri della Società Milanese per la Caccia a Cavallo, di cui è master il marchese Giovanni Battista Litta Modignani e presidente del sodalizio la contessa Anna Prinetti, daranno il via alla prima caccia della stagione a Cameri (Novara) sulla tenuta dei conti Torriani.

Dress code d’obbligo per gli aderenti al sodalizio giacca rossa, pantaloni bianchii, Kep o cilindro nero, per gli uomini; giacca nera per le signore. Per i non soci giacca nera, o di tweed, pantaloni beige.

Ci racconta tutto Carlo Severgnini, affermato commercialista e Field Master della Milanese, ovvero colui che guida il gruppo dei cavalieri in caccia, senza mai sopravanzare il master, che invece li precede e organizza e conduce la muta composta dai cani tipici per questo genere di caccia, gli English Foxhound.

<In verità, c’è stato un prologo. Abbiamo organizzato una caccia con la società Torinese per i 150 anni dalla nascita di Federico Caprilli, il capitano di cavalleria inventore del modo di montare a cavallo oggi riconosciuto in tutto il mondo, rendendo omaggio alla tomba in cui è sepolto con il suo grande amico, Emanuele Cacherano di Bricherasio, il fondatore della Fiat (si veda il romanzo di Giorgio Caponetti, “Quando l’automobile uccise la cavalleria”). Il nostro, – prosegue Severgnini -, è un modo di essere sportivi ma non competitivi. Galoppiamo in brughiere boscose o di sterpaglie superando ostacoli di varia natura, ruscelli, tronchi d’albero, quando permesso, anche cancelli e staccionate. Il nostro è un rapporto basato sul triangolo cavaliere, cavallo, cane, in cui, in cui quest’ultimo è colui che detta la velocità a tutto il gruppo. Sta a noi, poi, superare le difficoltà che ci si prospettano. Sempre nel rispetto assoluto della natura. Il nostro è sostanzialmente un confronto solo con noi stessi, agonismo allo stato puro. Non è importante prevalere sugli altri, ma affrontare tutte le difficoltà che ci vengono prospettate durante la galoppata, con quello che è il nostro partner, il cavallo, un amico fedele compagno di tante domeniche>.

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