Erano questi i progenitori del #PurosangueInglese. Ecco i cavalli di #Annibale.

I NUMIDI MONTAVANO A PELO E SOLO CON UN CORDEO ATTORNO SL COLLO

di Gabriella Incisa di Camerana

Geograficamente, la Numidia in età romana era un vasto territorio che si estendeva ad occidente di Cartagine. Un popolo composto da tribù, sovente in lotta tra loro, sia  nomadi che stanziali, ma tutti grandi allevatori di cavalli.

Equini generalmente più piccoli di quelli odierni, come ci riporta lo storico #TitoLivio che precisa : «uomini e cavalli erano piccoli ed esili». Questi cavallini, privi di eleganza, possedevano indubbie qualità di resistenza ed il loro adattamento all’ambiente montagnoso costituiva una qualità preziosa, a cui si aggiungevano l’agilità e la docilità. «  si servono tutti degli stessi piccoli cavalli, così vivi, così ardenti eppure così docili…perchè non è raro vederne che seguono i loro padroni come cani, senza che ci sia bisogno di una longia per tenerli ».

Lo storico latino Strabone sottolinea il loro straordinario addestramento e descrive questi cavalieri africani che « tengono in mano una bacchetta e i loro cavalli hanno una corda attorno al collo che funge da redini ». Effettivamente, la rappresentazione sulla Colonna Traiana a Roma e le pitture murali della regione sahariana del Tassili N’Ajjer confermano l’uso di questa corda semplice attaccata alla testa del cavallo che viene montato senza imboccatura, o come dicevano in latino « sine frenis » (senza morso).

Cavalieri istintivi, i Numidi erano dunque famosi per non usare né sella né redini. Impiegavano solo un fine bastone per guidare i loro cavalli che, tuttavia, manovravano con la grazia del « volo di uccelli », cioè in linea dritta, senza deviazioni. Correndo nella vastità delle loro terre aride e guidando i loro cavalli solo con la pressione delle gambe.

« Là galoppano liberamente i #cavallerianumidi, sui loro cavalli senza redini che fanno obbedire con una bacchetta flessibile, molto efficace, altrettanto efficace di un morso, e che utilizzano tra le orecchie della loro cavalcatura» precisa Silvio Italico, uomo politico romano del I sec.d.C,  raffinato cultore di poesia e di filosofia nonché grande ammiratore di Virgilio.  Questa bacchetta, aggiunta all’azione delle gambe, permetteva dei repentini cambiamenti di direzione, a seconda se veniva sollecitato l’incollatura o i fianchi. Accelerando l’andatura se veniva toccata la groppa.

Per fermarsi bruscamente, la corda intorno al collo esercitava una pressione sulla trachea, come quella a cappio, in pelo di capra,  ancora in uso nel nordafrica alla fine del XIX secolo,

Sempre Tito Livio annota che i cavalli numidi: « correvano con l’incollatura distesa e la testa allungata ». Questo implicava un’eccelente tenuta e assetto del cavaliere.

I Cavalli dipinti di Ti-m-Missaou rappresentati nel tipico « galoppo volante »

Inoltre questi guerrieri imparavano ad andare a cavallo sin dalla loro più tenera età e guidavano due cavalli contemporaneamente, per saltare dal cavallo stanco a quello fresco, molto spesso nel momento più feroce del combattimento.

Cavalieri numidi – Colonne Traiana II sec.

La cavalleria numidica non era un’arma pesante: senza armatura, su cavalli piccoli, la sua forza era la rapidità con la quale sferrava attacchi rapidi e precisi, per poi ritirarsi. Armata di giavellotti e protetta solo da piccoli scudi, il suo impiego tradizionale era nelle manovre di guerriglia e diversive.

Mobilità, agilità, velocità. Un corpo di cavalieri capaci di colpire in un istante un obiettivo con potenza impareggiabile e ritirarsi subito dopo senza lasciare all’avversario neanche il tempo di organizzare la risposta, ecco cos’era la cavalleria numidica di Annibale, il grande condottiero cartaginese.

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