#Ribot: lo celebra l’omonimo ristornate con un bronzo dedicato al campione.

Nella foto di apertura, il servizio di Claudio Gobbi su #Liberoquiotidiano di oggi 14-4.2019

Nicolo Frediani, titolare del celebre #RistoranteRibot ha voluto omaggiare con un bronzo del campione lanciato alla vittoria, l’epopea di #Ribot, che l’ippodromo di #Snaitech di cui è ad #FabioSchiavolin, che ha visto le sue gesta neppure si è degnato di ricordare il suo mentore #FedericoTesio, di cui quest’anno ricorrono i cento cinuqnta anni dalla nascita.

Il testo completo del servizio – foto esclusive di Cristina Risciglione

RistoranteRibot@CristinaRisciglione-9

Redazione JJcdiH

C’è un luogo a Milano, oltre piazzale Lotto, a cotè di viale Ippodromo, che conserva immutata la memoria storica della grande ippica meneghina e nazionale. Non è l’ippodromo per il quale il centocinquantesimo anniversario della nascita di Federico Tesio, il grande allevatore e proprietario, non ha significato nulla, ma è un ristorante che onora il cavallo più importante allevato da questo grande dell’ippica che ha fatto grande non solo questo mondo ma il Paese tutto. Questo ristorante si chiama Ribot. Lo celebriamo perché l’ultimo discendente di una famiglia di ippici e ristoratori che ne è la proprietaria ha posto al centro della salsa principale un bronzo che raffigura il grande campione nell’atto di vincere il suo secondo Prix de l’Arc de Triomphe, la massima prova mondiale per cavalli purosangue che si disputa tutti gli anni la prima settimana di ottobre nel tempio del galoppo, Longchamp e che Ribot, con in sella il mago dei fantini internazionali dell’epoca, Enrico Camci, vinse nel 1955 e 1956.

<Oltre piazzale Lotto – dice Nicolò, ultimo rampollo dei Frediani, e titolare del Ribot – c’era solo nebbia quando mio nonno che di nome faceva Riciotti, in omaggio a un generale di Garibaldi, acquisto nel 1973 il ristorante che allora si chiamava La Villetta. Lui era come da sempre tutta la famiglia, un grande appassionato di cavalli da corsa, e volle dargli il nome del grande e imbattuto campione: Ribot>. Da allora è il tempio sacro dell’ippica milanese e italiana, che non dimentica le glorie di un passato illustre nazionale e internazionale.

I Frediani, sono una dinastia di ristoratori, ma prima ancora di ippici, con tanto di scuderia, la Geris, che ha portato in corsa buoni soggetti che si chiamavano Bacchereto e Andragon, allenati da quell’uomo di cavalli che si chiama Mariani, uno che sapeva dosare le energie dei cavalli che allenava, ne sapeva limiti e pregi. Dopo la scomparsa del nonno è quella di papà Mauro, un vero gentleman, conduce questo immutato angolo di Milano il nipote Nicolò, sposato con la signora Elena e padre di Clotilde, Matilde e Cora. Nicolò è emerso di prepotenza dopo la scomparsa di papà Mauro con innovative soluzioni per il ristorante. E non ha mancato di rendere omaggio alla tradizione di famiglia con il Ribot in bronzo posto su un piedistallo con tanto di scritta che ne ricorda le vittorie nei due Prix de l’Arc de Triomphe vinti e posto al centro della sala principale.

<Un omaggio che ho ritenuto dovuto al campione – dice -. Sono stato spesso in Francia e nei ristoranti d’oltralpe ho molto ho ammirato nei centro sala importanti sculture che li impreziosiscono. Così ho pensato con questo bronzo da un lato di omaggiare il campionissimo, dall’altro di dare maggiore prestigio al ristorante. E che ho verificato essere apprezzato non solo dagli appassionati ma anche dai nostri clienti digiuni di ippica e di cavalli>. Già il campionissimo. Erano i primi anni ’50 quando Ribot vinceva a Parigi e ad Ascot le King George and Queen Elizabeth Stakes, la corsa della Regina, gli stessi in cui un altro campionissimo vinceva sulle strade del Tour, Fausto Coppi. <Ribot – prosegue Nocolò – è stato l’emblema della rinascita del Paese. Non era un cavallo qualsiasi, e non può essere stato un cavallo qualsiasi quando si vince un Arc con il fantino che si volta per vedere gli avversari che invece arrancano: come se partecipassero a un altra corsa. Ribot era allora osannato come oggi lo è Valentino Rossi.

Io e la mia famiglia siamo qui da 43 anni, con immutato amore le corse e i cavalli>. Il ristorante d’altra parte è tutto un inno al cavallo da corsa, alle sue gesta e agli uomini che gli sono statti compagni. Così le pareti del Ribot, oltre a riprodurre nei quadri le gesta del campione, sono ricoperte dalle foto dei cavalli che hanno fatto grande l’ippica italiana nel mondo e di coloro che ne sono stati i mentori. Accanto a Ribot, ecco suo figlio, Molvedo, lui pure vincitore di un Arc, e ancora le foto di Federico Tesio, l’allevatore e proprietario del cavallo. Dei marchesi Incisa che dopo la morte di Tesio ne continuano tutt’ora l’opera. <Ho inoltrato ad alcuni registi cinematografici, le foto del ristorante e del bronzo. Ho la speranza che uno di essi racconti la storia di questo cavallo, che è davvero l’esempio del brutto anatroccolo divenuto principe. Era bruttissimo alla nascita, il suo allevatore non lo aveva neppure considerato degno dell’iscrizione al Derby. Poi, come tutti sappiamo, è divenuto il grande campione che tutti conosciamo. Ho inviato foto e altro materiale anche a Steven Spielberg che d’altra parte ha già realizzato un film sui cavalli con War Horse>. Un sogno? Gli appassionati sperano diventi realtà.

 

 

 

 

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