Il disastro della mancanza delle “corse estere”. GianMarcoCentinaio intervieni!

Nella foto di apertura l’ippodromo di Merano (veduta dall’altro). Con Pisa è una delle rare realtà positive del panorama ippico nazionale.

Senza corse estere, calano le presenze nelle sale scommesse degli appassionati d’ippica e crolla in maniera verticale la raccolta.

di Paolo Allegri

In un ippica devastata ora anche la mancanza delle corse estere nelle agenzie, provoca un infinito sconquasso. Già gli ippodromi non stanno facendo il loro dovere promuovendo il settore, con media presenza ormai infinitesimale. Ora anche con la mancata acquisizione da parte del Mipaaf delle corse estere con scuse più o meno plausibili, il settore a breve non avrà più neppure le risorse stare in piedi decorosamente. Urge un intervento del ministro #GianMarcoCentinaio. Subito.

MILANO. Ormai da qualche mese non si trasmettono più nelle sale scommesse le corse estere. Così i cultori dell’ippica si sono persi tutti gli eventi top della grande stagione d’ostacoli in Inghilterra e guardando ai prossimi eventi, non vedremo il meeting delle Ghinee a Newmarket, tra il 4 e il 5 maggio, così come gli appassionati del trotto dovranno cercare lo streaming sui siti per il ‘live’ di quella grande kermesse che a fine maggio coinvolge una nazione intera, la Svezia, per l’Elitlopp.

Non vedremo le 2000 ghinee, l’Elitlopp Derby di Epsom, Royal Ascot e, prevedibilmente, arrivando anche a non trasmettere il meeting dell’Arc si andrà verso una sbandata senza ritorno

All’inizio le risposte che arrivavano dal Mipaaft era che c’erano problemi di budget. In un secondo tempo si è aggiunta un’altra complicazione. Siamo un’istituzione pubblica e non possiamo acquisire le corse estere da un solo fornitore. Per comprare le corse estere dobbiamo fare un bando, con tutti i tempi del caso. Così si è ragionato tra Agricoltura e Economia e Finanza, i due ministeri che per un paradossale palleggio di competenze – io decido un capitolo di spesa, tu fai il pagamento – sono coinvolti nella querelle. Che, con l’arrivo dell’ora legale, ha prodotto un cambiamento mica da poco nel panorama delle agenzie ippiche o sale scommesse come volete chiamarle nell’accezione moderna dell’estensione alle sportive, alle virtuali e ai palinsesti complementari di prossima aggiunta al boquet delle puntate. Se quando tra le 11.30 e le 13.30/45 andavano le corse sudafricane, la sala scommesse, nella parte riservata all’ippica, si riempiva già di affezionati della puntata sulle corse dei cavalli, spente le luci sul palinsesto estero – per l’impasse sopra riportato – e con gli orari dei campi italiani spostati a non prima delle 15, che nei feriali diventano anche le 15.30, ci tre ore/tre ore e mezza di deserto assoluto nelle sale scommesse dove si entra solo per piazzare le giocate sul calcio o su qualche partita di tennis quando entrano in gioco i tornei top, Roma, Parigi e Wimbledon. Quel diktat dalle stanze del Mipaaf e dell’Economia che non si possono comprare le corse estere con la modalità che si era seguita finora, non si sa quanto andrà avanti come input. Il risultato è che proiettando i numeri di oggi a tutto l’anno 2019, senza non solo le Ghinee e Solvalla nel palinsesto ma anche il Derby di Epsom e il Royal Ascot e, prevedibilmente, arrivando anche a non trasmettere il meeting dell’Arc si andrà verso una sbandata senza ritorno. Un crollo verticale della raccolta sulle corse dei cavalli, già anemica da due lustri. Occorre, dunque, che la task force e il Ministro Centinaio forniscano una via uscita a questo tunnel senza fondo. Perchè ridurre la percezione delle corse dei cavalli nell’appassionato/utente/scommettitore come qualcosa di autarchico, è un sovranismo finanziariamente non sostenibile dal nostro fragile sistema.

Non cresce più l’ippica in Italia salvo qualche isola felice come Pisa e Merano

Non cresce più l’ippica in Italia salvo qualche isola felice come Pisa e Merano e la voragine in cui sono sprofondate presenze negli ippodromi e scommesse, porterà un bel giorno a negare ulteriore risorse da parte dello Stato al sistema che per reggersi necessita che l’allevamento e gli ippodromi, due pilastri fondamentali, non siano costretti a portare i libri in tribunale da bilanci in grossa perdita e, soprattutto, da inaccettabili ritardi in progetti, investimenti e pagamenti. Le idee non bastano più e comunque, spesso, talune battaglie di categoria più che a una visione globale rispondono a interessi particolari. Se ci domandassimo cosa potremmo vendere del prodotto corse italiane all’estero risponderemmo ben poco, forse una corsa top come quella Gran Corsa Siepi di Milano di domenica 28 aprile, con soggetti che portano linee internazionali. Qualcuno potrà storcere la bocca di fronte a questa nostra affermazione, visto che per interessi di bottega l’ostacolismo è addirittura mal sopportato dall’altra metà del cielo, il galoppo in piano che ha quasi smesso di confrontarsi con i migliori cavalli esteri. Non c’è molto tempo per porre rimedio, ripristinare la visione e l’inserimento nel bouquet scommesse delle corse estere è necessario. Non è la soddisfazione di un appassionato che vuol vedere il Derby di Epsom o l’Elitlopp. Quello riuscirebbe a farlo, accendendo un tablet. Si tratta di scegliere se vogliamo mettere a posto i nostri conti e così difendere tutto il valore culturale della nostra ippica. Se non capiamo questo mandiamo pure in visione sui teleschermi delle sale scommesse qualche pista di sabbia minore che non aggiunge nulla. Ha il suo diritto di esserci, per carità, ma la qualità del prodotto è una cosa ben diversa.

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