Il cavallo nella filatelia. L’esempio della Tunisia e dei mille francobolli dedicati alle razze arabe.

LA FILATELIA TUNISINA CELEBRA IL CAVALLO

di Gabriella Incisa di Camerana

In Tunisia, il cavallo è presente anche nelle emissioni filateliche. Un’insolita collezione di francobolli che diventa un approfondimento e un arricchimento culturale a cominciare da quest’ultima serie, emessa il 22 maggio, dedicata agli animali autoctoni minacciati di estinzione, tra cui figura il pony di Mogods.

Originario del nord-ovest della Tunisia, questo cavallo si distingue per la sua piccola taglia. In questo ambiente dove ogni sentiero è una scuola di difficoltà, il pony di Mogods ha sviluppato un’agilità prodigiosa, unita a un carattere calmo ed energico. Robusto, elegante, frugale, ben adattato alla montagna ed alle sue risorse, così come alle difficoltà generate dagli spostamenti e dalla tipologia del materiale trasportato a basto, questo cavallo è docile e ubbidiente.

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La grafica di questa carta-valore è l’opera della pittrice tunisina Leila ALLAGUI, che ha vinto per ben quindici volte il primo premio nei concorsi indetti dalle Poste per la realizzazione dei francobolli.

2.JPGNel  I959, in una Tunisia ormai  indipendente, il Ministero delle Comunicazioni dedica un francobollo al  «Cavaliere Tunisino» disegnato da Yahia TURKI. Per la prima volta, un equino appare nel patrimonio filatelico di questo paese del Maghreb, in cui il primo francobollo è stato emesso il 1 luglio 1888. Dieci anni dopo, il tema del cavallo ritorna nella serie dedicata alla fauna tunisina. L’Equus Caballus è opera di Jalel BEN ABDALLAH.

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Nel 1975, Hatem EL MEKKI firma un esemplare filatelico per la serie dedicata all’«Artigianato e i suoi prodotti». Per colori ed espressività, questo francobollo ricorda molto la tecnica pittorica su vetro, di origine turca, impiegata per realizzare quei piccoli quadretti che ancor oggi si possono reperire nei negozietti della varie medine.

Per la serie «Calligrafia, Arte e Tradizioni», emessa nel 1978, è ancora lo stesso artista che crea questo inusuale cavaliere dello Zlass, la regione centrale della Tunisia famosa per i suoi spericolati cavalieri della Fantasia, simulazione dell´azione militare tradizionale. Una delle manifestazioni equestri tra le più apprezzate di tutti il Maghreb. La particolarità è data, inoltre, dall’integrazione della complessa calligrafia araba nel contesto pittorico generale.

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Nel 1992 una serie di francobolli viene dedicata ai Mosaici Tunisini. La Tunisia possiede infatti la collezione di mosaici più ricca al mondo. Sicuramente il sottosuolo ci riserva ancora altre sorprese riguardo a questo indubbio patrimonio artistico. Ma ciò che finora è stato portato alla luce rappresenta già un tesoro di straordinaria ricchezza, che contribuisce al prestigio dei diversi musei tunisini che li espongono al pubblico: Bardo, Sousse, El Jem e Sfax. Un´attenta analisi di queste pitture su pietra permette sia di studiare l´evoluzione dei temi principali e dello stile di questi pavimenti sia di comprendere maggiormente le implicazioni semantiche dei soggetti rappresentati. Il mosaico dedicato ai cavalli delle corse con le quadrighe, riprodotto in questo francobollo, era stato utilizzato per decorare il caldarium, la stanza per i bagni caldi, di terme private costruite verso tra la fine del IV° sec. d.C. e l’inizio del V° sec. d.C. a Hippo-Diarrythus, l’attuale Bizerta nel nord della Tunisia.

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Ma la più completa e interessante emissione di serie ordinaria è quella di quattro francobolli dal titolo « I cavalli », che chiude il programma filatelico del Ministero delle Comunicazioni Tunisino per il 1997. Questa serie limitata è  interamente dedicata agli equini tunisini di razza berbera, arabo-berbera, araba orientale e araba occidentale. La realizzazione grafica è affidata a tre artisti di calibro:Yosr BEN HLOUA, Sadok BEN YACOUB e Yosr JAMOUSSI .

Il cavallo berbero costituisce la razza veramente autoctona del Maghreb. Rustico, resistente ma dal temperamento dolce e calmo, è il cavallo ideale per gli sport equestri, soprattutto l’Endurance. L’arabo berbero, che è l’incrocio tra il purosangue arabo e il berbero, presenta delle caratteristiche intermedie  a quelle delle razze da cui trae origine. Un incrocio praticato dagli allevatori che cercano di migliorare le attitudini da corsa e di eleganza dei loro prodotti.   Uno   Stud   Book per recensire e controllare i soggetti sia di razza berbera che arabo-berbera

è stato istituito dalla F.N.A.R.C., Fondazione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine con sede a Sidi Thabet a venti chilometri a nord di Tunisi.

Il   purosangue  arabo è invece presente in Tunisia dal medioevo, ma è solo dalla fine dell’Ottocento che il suo allevamento è stato oggetto di un interesse privato e di un inquadramento amministrativo tra i più importanti del mondo. Grazie alla selezione che dal deserto ha portato questa cavallo a diventare un fuoriclasse delle piste da galoppo, due modelli differenti sono apparsi all’interno diella razza: “l’orientale”  che corrisponde al purosangue arabo originale, fine, bello e meglio equilibrato nelle sue forme e “l’occidentale” di più grande taglia e migliore velocista in pista. Il cavallo purosangue arabo di linea tunisina costituisce oggi  la percentuale quasi totale dei soggetti  presenti negli ippodromi locali  e riesce anche ad imporsi in quelli internazionali, nelle corse riservate a questa razza.

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E per finire, in omaggio al turismo sahariano, è l’artista Ali FAKHET, pittore, scenografo e desiger che celebra nel 2002 la Fantasià come simbolo della tradizione equestre di tutto il Magherb. Questa sorta di simulazione di attacchi militari è ancora oggi presente nelle cerimonie e nelle feste più importanti, la M’daouri, sorta di volteggio acrobatico, e la M’chef ovvero la corsa sfrenata con i cavalli bardati da preziosi finimenti che simulano una carica di cavalleria la cui apoteosi è il tiro coordinato di una raffica di armi da fuoco.

Pittori orientalisti dell’ottocento come Delacroix, Fromentin e Fortuny o il romanzo gotico Vathek, sulla vita del Califfo Al-Wathiq, dello scrittore francese Mercier di cui Lord Byron era un fervente ammiratore, hanno reso immortale la Fantasià.

Le colonie del Maghreb, da sempre, avevano permesso alla cavalleria francese una rimonta di cavalli sobri, agili e resistenti. Questo in quantità notevole nonché ad un prezzo irrisorio. Non dimentichiamoci che la Cavalleria d’Africa aveva offerto alla Francia l’ultima vittoria della grande guerra: Uskub, il 29 settembre 1918. In questa occasione la cavalleria leggera aveva potuto contare sul migliore cavallo da sella ad uso bellico. Grazie anche alla tattica, alla strategia e alla competenza del comandante in capo Franchet d’Espéry, nativo dell’Algeria, e il generale di Brigat Jouinot-Gambetta. A quest’ultimo Beudant, celebre maestro di equitazione, dedicò la sua opera « Équitation d’extérieure et Haute École » frutto della sua esperienza in terra nordafricana grazie al suo stallone berbero di nome Mabrouk.

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