La vittoria di Amade e Alessandro Botti nelle parole di Giorgio Bergamaschi🏇

Alessandro Botti vola negli USA con Amade e centra il bersaglio pieno. Conquistato un Gr. 2 sui 3200 metri sul turf, dotato di 400.000dollari. I Botti Una famiglia come una dinastia. La prima generazione ha creato, la seconda ha consolidato, la terza si è espansa volando altro. Nel Mondo!

di Giorgio Bergamaschi

 

New York – Marco in Inghilterra, Alessandro in Francia, Alduino e Stefano tra Cenaia, Roma e Milano (passando per Pisa…). Giuseppe, invece, ormai è quasi esclusivamente alla Deni. Perché? Ma perché ha il voltastomaco per quest’ippica ingrata e suicida, che costringe i suoi figli ad emigrare per staccare la patente di allenatori e cercare oltre confine quello che in patria era stato loro negato. Ma, si sa… I Botti hanno la scorza dura!. Quando nonna Margherita era rimasta vedova di Edmondo, aveva preso i due figlioli in cucina e aveva detto… “Ragazzi, ora papà non c’è più. Vi ha insegnato un mestiere: onoratelo!”. Come è andata, lo sanno tutti: soprattutto quelli che in Italia hanno affossato l’ippica e hanno sofferto per quei 30 e più scudetti di trainer messi in cascina dai Dioscuri. In casa Botti non c’è nemesi storica: lì, le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma si ereditano solo i pregi, le virtù, la sagacia. Conditi con tanto amore per il cavallo e l’abilità di essere talent scouts…

Famiglie come dinastie

Sì, è il caso dei Botti, di generazione in generazione. Ed ecco i figli capaci di meritare il posare le loro orme su quelle dei genitori… Due mesi fa Alessandro Botti ha avuto una telefonata. Ha colto la palla al balzo, ha fatto un’iscrizione e, così come anni fa se n’era andato Oltralpe nel Circondario parigino, ha scelto per il suo Amade una trasferta fascinosa, certo, ma anche complessa e, forse, molto incerta. Ma il ragazzino magro e allampanato, che nel frattempo s’è fatto uomo e sa quello che vuole, con mascella forte per aver masticato pane duro condito con la polvere e il sudore della fatica quodidiana, ha imbarcato Amade (Casamento) per New York e lì, a Belmont Park, ha inaugurato la sua prémière targata USA in un Gr. II dotato di 400.000 dollari, sui 3200 metri: 2 miglia!

Così, all’insegna del Gr. II Belmont Gold Cup Invitational sui 3.200 m., dotato di 400.000 Us dollar, Amade – che veste i colori di Elisa Berté, dietro la quale c’è un signore di Merano appassionato di cavalli, Paolo Rech – se ne va in partenza con un canter allegro, cadenzato da Flavien Prat, che ne seduce la bocca e lo bilancia in un galoppo molto equilibrato. In corsa c’è anche un soggetto che incute timore, Arklow, offerto da favorito a 2:1. In allegato, potete vedere il video della corsa, di come all’imbocco della retta d’arrivo l’azione del 5 anni Amade si faccia sempre più potente, poi minacciosa, infine vincente anzi devastante nel demolire gli oppositori per poi ingaggiare una strenua lotta col favorito Arklow, infine staccandolo di un’incollatura permettendosi (bravissimo Prat) il lusso di battere il rivale e al contempo raccogliere sul ponte la gran mole dello spettacolare sauro. Prémère americana e prima vittoria sull’erba targata Usa… Roba da matti? No! Cose da… Botti: sic et simpliciter.

Amade stacca il “passi” per la Melbourne Cup

Per la cronaca, Amade ha fermato le lancette del cronometro, dopo 3200 metri di corsa conclusi in un crescendo rossiniano sui 3:19.95. Buona la prima, dunque. Che dire, ora, di Alessandro Botti? Siamo certi che, in cuor suo, ha provato gli stessi sentimenti di suo cugino Marco, di Frankie Dettori e di Atzeni, di Mirko e Christian Demuro, di Umberto Rispoli e Marco Casamento astro nascente. “Grazie Italia” è un urlo che riempie il cuore e il petto… La malinconia ti prende anzi ti assale, quando ti rendi conto che, per diventare quello che sei, sei stato costretto a lasciare casa e affetti. Già, il sole italiano. Ma vuoi mettere? Vivere di cavalli fra gente che di cavalli capisce e investe, è ben altra cosa… Povera Italia, abbandonata a questi “non italiani” che vivono di rabbia e di rancori, d’invidia e di ripicche… Persino di patenti negate… Già, vuoi mettere? Il successo costa sempre caro, ed il destino ad Alessandro Botti non ha fatto sconti, certo che no. Però, quando la radice è sana, la pianta cresce gagliarda. Complimenti da Chavalier, Alessandro. Li meriti tutti…. Detto alla Cesare del “De bello Gallico, “Veni, vidi, vici”: piegando il netto favorito e facendo felice la punta, che aveva voluto seguire Amade a 6:1…

Il dopocorsa e, nei progetti, l’Australia

Nel dopocorsa, raggiante e composto, Alessandro Botti ha spiegato: “Sapevo che la distanza non sarebbe stata un problema per lui. Amade può galoppare per tre giorni. È andato un po’ su corsia esterna, ma con le sue doti di stamina non è stato un problema, anzi. S’è caricato bene, Flavien è stato impeccabile nel riuscire a fargli fare un paio di sani elastici, prima di arrivare in retta. È normale per lui. E proprio per questo lo impieghiamo con il paraocchi. D’ inverno in Francia i terreni tendono al pesante – molto faticoso. Io l’ho risparmiato, perché avevo già un programma in mente… E qui a New York mi ha ripagato per l’attenzione: fresco, pimpante, scattante, un diesel postmoderno direi. Poi, una volta in retta, è stato magnifico e Prat in sella mi ha strappato gli applausi. Certamente, alla luce di questo risultato, Amade non resterà qui negli Usa, perché questo 3200 è stato nient’altro che una preparazione per la Melbourne Cup. C’era una clausola, per volare in Australia, dopo gli Usa: vincere! Sì, Amade doveva vincere oggi, per staccare il “passi” in prospettiva Melbourne Cup, una corsa che soggetti particolari, di talento particolare, hanno già conquistato più volte”.

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