Tesio a 150 anni dalla nascita🏇Il servizio di Liberoquotidiano

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Il servizio di Claudio Gobbi su Liberoquotidiano, un omaggio al “Leonardo da Vinci” dell’Ippica. Misconosciuto in Patria come tanti grandi italiani in un momento storico in cui si parla tanto di italianità, ma si dimentica la storia gloriosa di chi ha fatto grande il Paese.

Il testo completo

Il 2019 è l’anno in cui ricorre il 150mo anniversario della nascita di #Federico Tesio, (Torino nel 1869 – Milano 1954), un piemontese che fece base a Milano e che la grande borghesia cittadina che allora era in prima fila nel mondo ippico internazionale, aveva adottato. Ma chi era questo personaggio che ha fatto immensamente grande l’ippica italiana nel mondo? Di lui si è persa qualsiasi memoria. E della sua più celebre creazione ippica, il ricordo è sbiadito. Il cavallo aveva il nome di un oscuro pittore dell’Ottocento, come ebbe a dire Luigi Gianoli, una delle firma più prestigiose del giornalismo italiano. Si chiamava Ribot, il più grande campione del galoppo mondiale del secolo scorso, di cui Tesio era il creatore, allevatore e proprietario di cui concepì l’incrocio tra Tenerani, vincitore delle Queen Elizabeth Stakes e della Goodwood Cup e Romanella (da El Greco), una bizzarra cavalla che aveva problemi alle gambe. Ma di quest’uomo che fece di Milano – San Siro, la sua città d’adozione, solo rare tracce hanno celebrato il genio del galoppo internazionale di cui ebbe a dire Lord Rosebery: “Nessuno in questo secolo ha influenzato più di lui e di Lord Derby l’allevamento del purosangue”. Non una riga è stata scritta sui più importanti quotidiani sportivi. Nessuna immagine televisiva lo ha ricordato e soprattutto ha ricordato la sua opera che ha trasceso i confini per approdare a livello internazionale. Tesio nel cuore degli appassionati e in qualsiasi paese che non sia l’Italia, è celebrato, ricordato con premi a lui intitolati, programmi di genetica, convegni. Perché Tesio è stato il padre della seconda nascita del cavallo da corsa, del purosangue inglese che prima del suo avvento, era relegato a una disputa tra inglesi e francesi e che lui fece diventare planetario. Un operazione compiuta a cavallo tra gli anni trenta e cinquanta quando fece nascere tre campioni assoluti: Donatello II (1934) e secondo di Gran Prix de Paris, Nearco (1935) che questa corsa la vinse nel ‘39, e Ribot (1952) vincitore di due Arc de Triomphe e di una King George, mica uno scherzo! I primi due dopo la disputa del Gran Prix de Paris furono ceduti a farm inglesi per le astronomiche cifre di allora rispettivamente a 40.000 e 60.000 sterline. Ribot, per 1 milione di dollari agli americani dopo che era già stato il padre di un altro vincitore di Arc de Triomphe, l’immenso Molvedo. Allevati a Dormello sul Lago Maggiore, erano allenati a Milano-San Siro, dove aveva sede il quartier generale della scuderia.

La lunga carriera ippica di questo allevatore/proprietario che soleva dare ai suoi cavalli i nomi di pittori e scultori clebri, la cui giubba era bianca, croce di St Andrea rossa, berretto rosso, era iniziata nel 1911 con la vittoria nel Derby italiano di Guido Reni. Poi non smise più di vincere una quantità infinita di Derby, ben 22 e di corse internazionali. Parigi-Longhamp, Maison Lafitte, Ascot, Goodwood erano le mete preferite dove inviare i suoi campioni a vincere montati da fantini italiani che si chiamavano Gubellini ed Enrico Camici, due mostri sacri del galoppo internazionale. Sposò donna Lidya di Fiori di Serramezzana, sua compagna di vita e consigliera, che lo lasciò durante gli anni della Prima Guerra Mondiale per arruolarsi nel corpo delle crocerossine, per poi tornare al suo fianco nella gestione dell’allevamento a Dormello sul lago Maggiore. Si dice sia stata lei a decider gli incroci che poi produssero grandi cavalla che diedero lustro al mondo ippico internazionale, ma queste sono, forse, malignità.

Furono immensi i capitali che profuse per produrre i grandi campioni del galoppo. Tanto che negli anni trenta dovette far ricorso a quelli dei marchesi Incisa della Rocchetta che diedero grande impulso all’allevamento. Da qui il cambio del marchio della scuderia che diventò Dormello Olgiata dai nomi delle tenute dove venivano allevati i cavalli mentre precedentemente Testo correva con il nome proprio. La grandiosità di questo allevatore/proprietario sta nel fatto nell’aver creato non solo tre campioni delle piste che avrebbero rivoluzionato il sistema corse internazionale che all’epoca era basato in Europa sulle lunghe distanze, mentre al contrario negli Stati Uniti venivano privilegiate quelle brevi. Ma soprattuto nell’aver allevato quei Donatello II, Nearco, Ribot che sarebbero poi diventati i capostipiti della razza purosangue nel mondo. Tesio con questi stalloni, ha dato uniformità all’allevamento del cavallo da corsa a livello internazionale. É stato soprattutto Nearco che ha influenzato enormemente il mondo del purosangue. Oggi i nove decimi dei cavalli che corrono sulle piste di tutto il mondo nascono in linea diretta maschile da questo capostipite. Mentre nelle genealogie dei restanti non esiste cavallo che non porti in se il sangue di questo campione. Fu definito il “Leonardo da Vinci dell’ippica, o più semplicemente “il mago di Dormello”, dal nome dell’allevamento dove produceva i campioni coadiuvato dalla consorte, donna Lydia.

Nelle foto: da sx Tesio in età avanzata, Ribot condotto alla premiazione dopo il trionfo nel Gp del Jockey Club a Milano, Ugo Penco (a sx) con Enrico Camici, Enrico Camici con Tesio che da gli ordini prima di una corsa

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