Arc. Enable, le ragioni di una sconfitta nella narrazione di Paolo Allegri. (video)

di Paolo Allegri

Nella foto di apertura l’arrivo a fruste alzate tra Dettori e Boudot.

Perchè ha perso Enable? La domanda che tutti gli appassionati si fanno in questi giorni potrebbe avere la risposta in un rating, in un numero che gli esperti di Racing Post, che guardano i filmati, prendono i tempi, dividono la corsa in frazioni, riassumono in una valutazione. Waldgeist, che negli ultimi 200 metri dell’Arc mette le ali, con un Pierre Charles Boudot ispiratissimo (e in tutto il meeting, sei successi totali), ha corso a Parigi da 128. Un numero da autentico campione. Enable è battuta, galoppando sul 123. E’ andata piano? No, affatto. Pensate soltanto che dodici mesi fa gli era bastato correre da 122 per resistere all’ affondo conclusivo di Sea Of Class (121 quel giorno). Sottsass che è terzo ha avuto una valutazione di 123, tre libbre in più del suo successo nel Jockey Club. Stessa valutazione per il quarto Japan, che comunque non era quello ammirato ad York quando vinse rullando sul 125. Edizione sopra standard della corsa più importante al mondo, come enfaticamente ha detto all’apertura delle gabbie il cronista di Equidia. Per vincere qui Enable doveva andare più forte di almeno tre lunghezze rispetto all’Arc 2018. Eppure a 200 metri dal palo sembrava fatta. Sui blog si è scatenata subito l’analisi della sconfitta. Qualche appassionato ha sostenuto che sarebbe bastato a Frankie aspettare 100 metri in più anziché andare in fuga per la vittoria prendendo due lunghezze di vantaggio agli avversari. A 400 metri dal palo sia Sottsass e Japan si erano presentati da possibili vincitori. Ma entrambi, su un terreno pesante probabilmente non gradito, non avevano cambiato marcia. E’ in quell’istante che Lanfranco chiede a Enable l’allungo per staccare. Waldgeist, se guardate i filmati, deve ancora entrare in azione. Boudot lo ha nascosto navigando in settima posizione sulla discesa e restando ancora ben coperto lungo la salita. Freddo, Pierre-Charles, che dalla curva finale all’ingresso in retta prende a punto di riferimento Sottsass, non muove neanche quando Japan, che aveva affrontato i primi 1000 metri di gara alle spalle dell’allievo di Fabre, si profila all’esterno. Waldgeist è un attendista sopraffino. Gli ultimi suoi 200 metri sono devastanti, in fondo gli aveva fatto vedere anche in America lo scorso autunno quando dopo una corsa sfortunatissima, tra varchi che non si aprivano e sportellate, finì a velocità doppia dalle retrovie, quinto nella Breeders’Cup.

Il portacolori dell’avvocato tedesco Dietrich Von Boetticher è un figlio del 21enne stallone irlandese Galileo, cioè il più influente a livello di pattern nel turf contemporaneo (192 stake-winners che hanno vinto 329 corse in neretto). Waldgeist che nell’Arc 2018 aveva corso sul 121, in questo suo quinto anno ha messo in campo un evidente miglioramento tanto che il Ganay vinto in aprile vale 124, il terzo posto di Ascot lo ha portato nell’élite continentale con un ottimo 126, per poi coronare la sua formidabile ascesa con lo stratosferico 128 che il cinque anni francese ha espresso per quella sua straordinaria rimonta negli ultimi 200 metri che hanno negato a Enable l’appuntamento con la storia.

 

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Da vedere la genealogia del vincitore, un esempio se ce e fosse bisogno, dell’incrocio tra la linea predominante del momento, quella di Galileo e la grande linea tedesca di Monsun stallone che ha sempre retto il confronto con lo stesso Galileo e suo padre Sadler’sWells, con intromissione importante di un altro tedesco di valore, Acatenango

 

 

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