La commemorazione di Pio Bruni nel servizio di Liberoquotidiano

Redazione

Alle esequie celebrate nella chiesa di san Marco, tra gli altri oltre ai famigliari erano presenti tra gli “ippici”, Alduino Botti e la consorte, Paolo Reinach e il figlio, Claudio Gobbi, Mario Sivieri, Annibale Brivio Sforza e signora, il presidente della Sire, di cui Pio Bruni era presidente onorario, Giorgio Guglielmi di Vulci.

Il testo completo

E’ scomparso il 31 ottobre il maggiore di Savoia Cavalleria Pio Bruni, l’ultimo testimone della carica di Isbuscenskij, 24 agosto 1942. In cui il reggimento Savoia Cavalleria sconfiggeva i russi sul Don sfidando nidi di mitragliatrici. La carica prende il nome dalla piccola località (chutor) di Izbušenskij (хутор Избушенский in cirillico), situata in Russia presso un’ansa del fiume Don, anche se in realtà il piccolo villaggio non venne coinvolto negli scontri.

Pio Bruni, è stato l’ultimo uomo che con il cardinale di Milano Alfredo Ildefonso Schuster, incontrò Benito Mussolini in arcivescovado tentando una mediazione con le forze del CNL Poi poco prima dell’arrivo di Pertini con i suoi, Mussolini si diede alla fuga, con l’esito che tutti conosciamo.

Era nato il 13 agosto del 1918, proprio alla fine della Prima Guerra Mondiale. E lunedì 13 agosto 2018 il sindaco di Milano Beppe Sala ha partecipato alla festa per i 100 anni di Pio Bruni, nella sua casa di via Cernaia a Milano, un palazzo in cui in ogni angolo si respira il profumo dell’ippica italiana e internazionale, la sua grande passione che lo ha accompagnato per tutta la vita fini all’ultimo.

Era un uomo del Novecento che ha attraversato tutto d’un fato con i cavalli nel cuore sempre cercando di fare il bene a questo mondo che purtroppo oggi è ai più misconosciuto.

Imprenditore, ad della multinazionale FAG (cuscinetti a sfera) da sempre ha operato per un ippica all’altezza delle sue grandi tradizioni, quelle di Federico Tesio, l’inventore di cavalli come Ribot e Nearco, che Pio Bruni ha avuto il privilegio ei incontrare e cha a buon diritto ne è stato l’erede. A Pio Bruni il mondo del purosangue deve molto. Prima in quanto commissario della Società degli Steeple Cases, poi consigliere dell’Unire. Nel “privato” ha diretto con intelligenza i maggiori complessi ippici nazionali. In primo luogo la Trenno, proprietaria degli ippodromi di San Siro, quando i due ippodromi erano la Scala del galoppo e del trotto continentali, prima che arrivasse la decadenza che politiche poco accorte hanno portato ai risultati che sono sotto gli occhi di tutti. É stato vice presidente di Villa Glori, e di Capannelle, i due ippodromi della Capitale. Con la Razza di Vedano è proprietario di scuderia e allevatore nei tempi gloriosi dell’ippica nazionale. Giubba bordeaux, maniche verdi, hanno portato i suoi coloro colori oltre a Capo Bon, anche Veio, Adamello, Dir el Gabi, Casteggio. É tutt’ora il presidente della S.i.r.e. La più antica e gloriosa società di corse italiana. Libero con il direttore Pietro Senaldi e il direttore editoriale e grande appassionato Vittorio Feltri, oltre allo scrivente si associano al dolore della famiglia.

 

 

 

 

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