Ippica un nuovo inizio, il convegno di Italia Viva. Contributi comunitari e regionali per lo sviluppo del settore.

Di Alberto Giordano, membro del comitato Italia Viva Ippica&Equitazione, intervenuto al convegno organizzato dallo stesso Comitato lo scorso 17 ottobre.

I Fondi europei per l’agricoltura. Alcune indicazioni 

Alberto Giordano

Abstract

            I fondi europei diretti e gestiti a livello statale e regionale sono volti a dare respiro all’agricoltura. Il settore agricolo rappresenta una risorsa importante per l’economia di ogni Paese. Significativi sono gli sforzi per qualificare la produzione agricola inclusa la parte allevatoriale. 

            Ad esso sono destinati specifici Fondi europei, in buona parte dei casi gestiti dall’Unione Europea in collaborazione con gli Stati membri, che operano col coordinamento del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr). A questi si aggiungono altri fondi tra cui il Fondo sociale europeo applicabile ai giovani per la qualificazione nel settore agricolo (capirazza, addetti all’assistenza capirazza..) e agli addetti ai lavori.

            A titolo di esempio si riportano nell’ambito dei Piani di sviluppo rurale di alcune delle misure utilizzabili da parte delle imprese agricole di settore (caso del Piano di sviluppo rurale della Regione Lombardia).  Misura 1: Trasferimento di conoscenze e azioni di informazione, 1.1.01 – Formazione e acquisizione di competenze; 1.2.01 – Progetti dimostrativi e azioni d’informazione;1.3.01 – Scambi aziendali; Misura 2: Servizi di consulenza e di assistenza delle aziende; 2.1.01 – Incentivi per attività di consulenza aziendale; 2.3.01 – Formazione dei consulenti;

Misura 4: Investimenti materiali per le aziende, 4.1.01 – Incentivi per investimenti per la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende agricole, 4.1.02 – Incentivi per investimenti nell’ambito delle filiere agroalimentari; 4.4.01 – Investimenti non produttivi finalizzati prioritariamente alla conservazione della biodiversità; Misura 6.1.01 – Incentivi per la costituzione di nuove aziende agricole da parte di giovani agricoltori; 6.4.01 – Sostegno alla realizzazione e allo sviluppo di attività agrituristiche; 6.4.02 – Sostegno alla realizzazione e allo sviluppo di attività di produzione di energia; Misura 7: Servizi di base e rinnovamento delle zone rurali, 7.2.01 – Incentivi per lo sviluppo delle infrastrutture locali, 7.3.01 – Incentivi per il potenziamento della banda larga, 7.4.01 – Incentivi per lo sviluppo dei servizi in favore della popolazione rurale e delle imprese, 7.5.01 – Incentivi per lo sviluppo di infrastrutture e di servizi turistici locali, 7.6.01 – Incentivi per il recupero e la valorizzazione del patrimonio rurale.

            Un quadro della situazione sull’uso delle risorse comunitarie agricole nelle diverse regioni, è riportato aggiornato al 30 giugno 2020 (Report trimestrali – fonte: documento realizzato dal: Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Direzione Generale della competitività per lo Sviluppo Rurale Ufficio DISR 2 – Sviluppo Rurale, Rete rurale nazionale (2014-2020), Ismea; Mipaaft; Commissione europea) 

            Nel secondo trimestre 2020 sono stati erogati contributi pubblici pari a 743,85 milioni di euro (corrispondenti ad una quota Feasr di 372,15 milioni di euro). L’avanzamento della spesa pubblica effettivamente sostenuta risulta pari a 48,36% a cui è necessario aggiungere gli importi versati a titolo di prefinanziamento pari al 3% del budget totale di ciascun PSR. Nel trimestre le spese relative alle regioni più sviluppate raggiungono circa 310,71 milioni di euro, mentre per le regioni meno sviluppate la spesa pubblica rendicontata ammonta a 256,66 milioni di euro e per le regioni in transizione risulta pari a 116.94 milioni di euro.

            Percentuali d’impiego: Piemonte (52,6%); Valle D’Aosta (55,87%); Lombardia (45,86%); Trentino Alto Adige (64,59%); Veneto (62,21%); Friuli Venezia Giulia (50,19%); Emilia Romagna (55,76%); Liguria (40,66%); Toscana (47,17%); Marche (33,75%); Umbria (50,05%); Lazio (46,22%); Abruzzo (36,75%); Molise (59,83%); Campania (45,05); Puglia (32,79%); Basilicata (41,68%); Calabria (56,22%); Sicilia (42,74%); Sardegna (56,70%).  

            In base alla regola sull’utilizzo dei fondi europei i soldi non spesi entro tre anni dal loro stanziamento tornano automaticamente nelle casse di Bruxelles. Nonostante la solita corsa contro il tempo è impossibile che le regioni ritardatarie (soprattutto al Sud, dove sono anche maggiori i budget dei piani) riescano a spendere tutto. Soprattutto considerando la (mancata) capacità di spesa mostrata fino a oggi. Questo è il caso della Regione Puglia. In base ai dati pubblicati ai primi dello scorso gennaio (fonte Il Sole24Ore), gli agricoltori pugliesi devono rinunciare a oltre 142 milioni di contributi pubblicigarantiti dal piano di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione.

            Lo scorso 31 dicembre è scaduto infatti il termine di spesa assegnato dalle regole europee per i fondi stanziati tre anni fa che l’amministrazione regionale non è stata in grado di erogare nei tempi previsti. Le altre regioni a rischio sono riuscite tutte, seppur sul filo di lana, a centrare gli obiettivi di spesa, con un’accelerazione sul tabellino di marcia che ha visto impegnati fino all’ultimo giorno utile anche i tecnici del ministero delle Politiche agricole.

            Oltre alla Puglia in difficoltà si trovavano la Sicilia (75 milioni certificati in un mese), Basilicata (40 milioni), Abruzzo (35), Campania (30), Liguria (27) e Marche (6), mentre le altre regioni avevano già raggiunto in anticipo i propri obiettivi di spesa. Tra i programmi più virtuosi si trovano Bolzano, Veneto, Trento, Friuli, Calabria, Valle D’Aosta.

            Ulteriori elementi sono rintracciabili nella recente indagine “Strumenti finanziari e sviluppo rurale: stato dell’arte e prime riflessioni per il futuro (settembre 2020; Rete rurale nazionale 2014-2020, Mipaaf, Commissione europea; Crea; PsrHub)”, consentono di registrare alcuni elementi chiave di questa problematica.

            Su questo fronte si segnala l’impegno della Rete  Rurale  Nazionale  previsto nell’avviare un  percorso  di approfondimento a supporto delle Autorità di gestione dei Piani di sviluppo regionali per l’attuazione e implementazione degli strumenti finanziari.           Lo scopo è quello d’individuare  i  nodi  critici  nel  passaggio  d’informazioni  dalla  Pubblica  Amministrazione all’utente finale, cogliere le esigenze formative specifiche, valutare percorsi di aggiustamento delle procedure di attuazione degli strumenti finanziari nei Psr attuali, calibrandoli al meglio per il nuovo periodo di programmazione (prima indagine svolta nei mesi di giugno-luglio 2020 on-line attraverso l’app Microsoft Forms (i referenti regionali dei PSR di: Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto. Fonte Strumenti finanziari e PAC post 2020).

            Alcune riflessioni

            Le attuali difficoltà sull’uso dei fondi europei, riguardano sia gli erogatori sia i potenziali beneficiari dei fondi. La situazione origina infatti da una serie complessa di fattori.

            Dal lato degli enti erogatori (Regioni, Provincie e Regioni autonome) si registrano fattori quali i ritardi nella applicazione della programmazione, la bassa produttività nell’emissione dei bandi, la presenza inflazionata di alcuni bandi su specifiche misure e bassa – molto bassa su altre misure.

            Tra i bandi poco utilizzati vi è la Misura 2: Servizi di consulenza e di assistenza delle aziende; 2.1.01 – Incentivi per attività di consulenza aziendale; 2.3.01 – Formazione dei consulenti.

            Tra quelli inflazionati si ricordano: la Misura 4: Investimenti materiali per le aziende;

4.1.01 – Incentivi per investimenti per la redditività, competitività e sostenibilità delle aziende agricole; 4.1.02 – Incentivi per investimenti nell’ambito delle filiere agroalimentari; 4.2.01 – Trasformazione, commercializzazione e sviluppo dei prodotti agricoli; 4.3.01 – Infrastrutture destinate allo sviluppo del settore agroforestale; 4.3.02 – Salvaguardia e valorizzazione dei sistemi malghivi; 4.4.01 – Investimenti non produttivi finalizzati prioritariamente alla conservazione della biodiversità; 4.4.02 – Investimenti non produttivi finalizzati prioritariamente alla migliore gestione delle risorse idriche; Misura 6.1.01 – Incentivi per la costituzione di nuove aziende agricole da parte di giovani agricoltori; 6.4.01 – Sostegno alla realizzazione e allo sviluppo di attività agrituristiche; 6.4.02 – Sostegno alla realizzazione e allo sviluppo di attività di produzione di energia; Misura 8: Investimenti nello sviluppo delle aree forestali e nel miglioramento della redditività delle foreste.

            Questa situazione è frutto di una serie di difficoltà. La principale è che le strutture tecniche non sono organizzate per predisporre testi su tutte le tipologie di bandi, pertanto abbiamo un produttività differenziata tra misura e misura.  Può capitare che a Bruxelles i bandi presentati non siano coerenti con le priorità dei programmi Psr e vengano rimandati indietro. In questo caso non ci sono i tempi tecnici per la loro modifica e vengono persi. Per quelli inflazionati vi è la tendenza a proporli partendo dal vecchio bando presentato con successo a Bruxelles. 

            Dal lato dei potenziali beneficiari si rilevano le difficoltà burocratiche nel codificare e sviluppare progetti aderenti ai regolamenti comunitari come pure, non da ultime, le difficoltà delle imprese a programmare gli investimenti in coerenza con le tempistiche delle misure messe a bando. Con l’attuale programmazione dei Psr si rilevano alcuni casi di bandi (pochi) con tempistiche di apertura e chiusura a finestra aperta su base biennale.

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