A Maia domenica i Vana sbancano. Champ de Bataille sugli scudi.

Nella foto tutta la giornata di Maia

Buona la seconda: dallo steeple alle siepi, e per Vana è ancora “doppio”

di Giorgio Bergamaschi

Un sole pallido e lunatico, oscurato per la maggior parte del convegno da nubi uggiose, ha poi deciso di illuminare la scena di Maia solo per la parte conclusiva del pomeriggio. Un cartellone interlocutorio, in realtà non trascinante ma a tratti piacevole, soprattutto per alcuni colpi di scena che hanno vivacizzato l’epilogo di alcune contese…

La tirannìa degli ippici di Cekia

Il clou, collocato al sesto evento, era dato dal Premio Betflag, condizionata in siepi sui 3300 metri che ha dato spettacolo e posto i riflettori su Champ de Bataille quale mattatore annunciato. Mattatore lo è stato, l’allievo di Vana jr, ma solo dopo un colpo di scena che ha visto vittima di caduta quell’Aventus di Paolo Favero sul quale Pollioni, con guizzo geniale, aveva portato ad inscenare improvvisa fuga che solo l’inganno celato tra le thuje della siepe di metà curva poteva fermare, riconsegnando al grigio di Aichner la chance anzi la certezza della vittoria annunciata.

Tra i momenti topici della corsa, l’eliminazione in diagonale di Ranger No Risk, poi di fronte ha cercato un allungo presto spentosi Au Pied Levé, ma il fuoco alle polveri – lo ripetiamo – aveva saputo accenderlo Pollioni bevendosi in un amen il grigio interpretato da Bartos. Il Boemo, in risposta allo “sgancio” operato da Aventus, era rimasto davvero di sale… Ma Big Jo doveva aver visto qualcosa di particolare nella meccanica dell’improvvisato fuggitivo, perché non rimaneva in corda ma si portava su corsia più esterna. E la traiettoria imboccata gli dava ragione, perché Aventus ruzzolava a metà curva infrangendo i sogni di gloria del pur bravo Pollioni. E così a Bartos -Champ de Bataille era riconosciuta una resa delle armi todo modo da parte degli avversari, al punto che runner up del vincitore era proprio il suon fido compagno Temperament, così siglando (oltre alle ripetute vittorie di Casa Vana in questi due primi convegni) un’ulteriore doppietta sul medesimo traguardo, che salutava terzo Solar Walker.

Il ritorno dei 3 anni sulle siepi e un occhio a prospetti attesi in crescita

Maia ha mandato sulla sua scena anche la prémière stagionale dei 3 anni, momento sempre attesissimo perché in questi frangenti si tratta di nuova linfa che viene immessa nel settore. In questo Premio Naturno sui 3.000 metri della pista in otto è svettato un rappresentante della generazione 2016 in forza per il fucsia di Paolo Favero. Questo Awesome to Honor ha dato ai suoi avversari lezione di duttilità e nonchalance sulle parabole, palesando esiti di training ben mirato. Tra i componenti della frotta al via, in scia al vincitore s’è posto in luce Top Tango, soggetto che pare destinato a crescere bene, al punto che alla prossima uscita potrebbe dimostrare di valere un… “oblivion” del miglior Astor Piazzolla… Dietro il portacolori di Elìa Tanghetti concludeva al terzo posto World Speed, cauto dopo aver superato l’impasse occorsa a Dijon, finito a terra alla siepe del traguardo.

Nel cross, Premio Anniversario degli Steeple Chases d’Italia sui 3500, Amaranthus ha dato spettacolo sia pilotando la frotta lungo il percorso sia rinunciando a buttarsi in una lotta sconsiderata dopo il buon lavoro compiuto, perché le soddisfazioni per l’allievo di Raf Romano verranno solo quando a Maia inizieranno i cross veri, ovvero quelli sulle distanze più impegnative. La vittoria è andata a Fly Filo Fly, regìa quella di Vana sr e interprete l’attento Kratochvil, artefici del successo per il team Montanari.

Casa Vana: Jozef sr segue il figlio, ma non perde di vista i suoi progetti vincenti

Ancora Vana- Kratochvil, quando in pista sullo steeple basso del Val Venosta (3550 metri per 12.000 euro) Cheap Thrill ha atteso i 2 furlong conclusivi per muovere a traguardo, prevalendo su Equus Pandora che è soggetto interessante e da seguire in questa categoria. Perché? Semplicemente perché attrezzato particolarmente al tracciato meranese e sotto la regìa di Jiry Kousek può veramente arrivare alle soglie della categoria superiore. Particolarmente se trainer e jockey sapranno lavorare sull’incollatura del saltatore, attualmente incentrata più sul brachiocefalo che non sull’assetto agonista: quando, armonizzata, costituirà veramente un bilanciere, il posteriore di questo sauro potrà molto più proficuamente andare sotto la massa e produrre lavoro (andando sotto la massa), permettendo così agli anteriori di esprimersi in un compasso di ancor maggiore efficacia.

Nel convegno, un’altra formazione ha conseguito buon doppio: si tratta del team composto dall’elvetico Jurg Langmeier e Giuliano Rota (proprietario e trainer), che hanno presentato Mychoon (pur al rientro) sul miglio mattatore in souplesse sull’altro Rota Matey, poi replicando nel Terlano sugli 11 furlong grazie a Golden Guepard.

Il convegno, infine, ha salutato l’assunto previsto (in barba al pesaccio) della Ferramosca On The Trail.

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