Deutsche Derby: 1 – Il prima (della corsa)

Nella foto di apertura il rientro di Laccario
Laccario e Pedroza
Laccario e Pedroza

Un percorso inedito che racconta la grande corsa di Amburgo con tre step: prima dell’evento, durante e dopo.

di Giorgio Bergamaschi.

C’è una sorta di…febbre mondiale quando la maggior parte delle discipline sportive si misurano alle Olimpiadi. Per altri sport, in particolare per il calcio, quando ci sono i Mondiali si diffonde una sorta di malaria planetaria. E quando si tratta dello “sport dei re”, o meglio del “re degli sport”, cosa accade? Come si scopre, come si trova il migliore? Ecco, attraverso un’accurata selezione, culminante appunto nel Derby. Qui, in Germania, come atto supremo, certamente aulico, inserito nella Champions League e che domani vivrà la sua 150ᵃ edizione. Posti sul traguardo, ci sono 650.000 euro di cui 390.000 spettanti al proprietario del miglior soggetto della generazione 2016, come mezzo secolo fa.

Alla ricerca del campione generazionale

Il Derby di un Paese ippicamente evoluto vive della sua unicità, quell’irripettibilità che, attraverso una selezione accurata, si fa anche evoluzione della specie, ricerca di linee élitarie, orgoglio allevatorio e fenomeno di mercato. Qui in Germania, Nazione che adora i cavalli e le corse (in realtà, il cavallo in ogni sua espressione…) l’iscrizione al Derby costa 7.500 euro, si corre dal 1869 e, come ricordato giorni or sono, il Nastro Azzurro ha lasciato la sua sede naturale di Amburgo solo nel 1919 (trasferito a Berlino-Grünewald, nel 1943 e ’44 a Berlino-Hoppegarten, mentre nel 1946 il Derby è stato corso a Monaco-Riem per poi fare tappa a Colonia-Weidenpescher Park nel 1947.
Anche in Germania il Derby è la “corsa della vita” e per quanto impeccabilmente gentili, capita che anche ad Amburgo, nelle battute finali della corsa al botteghino per puntare sul vincitore, parta qualche gomitata! Perché questa febbre sul campo si fa altissima, e dà una sensazione ben più vivida rispetto alle scommesse fatte attraverso il Pc o lo smartphone, importanti solo se non si vive l’evento in diretta ma in live streaming …

Anche i tedeschi perdono il loro proverbiale aplomb, talvolta

Come ieri l’altro, quando uno dei magnati mondiali del caffè, l’industriale Albert Darboven, titolare della Idee Cafè (e dunque sponsor del big event della città anseatica) stava per recarsi al tondino (dove gli è stata conferita la “medaglia d’oro”, onoreficenza rarissima, in Germania), non si aspettava davvero che un picchetto d’onore lo attendesse con tanta impazienza: già, due file di fantini, a fruste alzate, hanno accolto il passaggio di questo proprietario, allevatore e dirigente ippico (appassionatissimo di corse ad ostacoli e vincitore di un’edizione del “Merano” con Kifti montato da Dirk Fuhrmann), che ogni anno investe centinaia di migliaia di euro solo per portare il suo marrone-arancio nel logo del Derby e contribuire all’indipendenza dell’ippica dalla politica.

Il gruppo dei migliori, che si disputa il “tetto della Germania”

Lo scorso anno, Manfred Ostermann – gran patron del Gestüt Ittlingen – non contava su un 3 anni di punta ed aveva dichiarato che si trattava di un’annata senza particolari “cime”. Aveva accettato la sconfitta già settimane prima della disputa del Nastro Azzurro, l’uomo di Lando e di Laroche. Quest’anno, la situazione è completamente ribaltata, c’è un poker di soggetti da… lustrarsi gli occhi ed il primo favorito è proprio Laccario, allevato e di proprietà di Ostermann.

Laccario, un van per Amburgo “last minute”

Il trainer di Laccario è, come abbiamo più volte riportato, Andreas Wőhler, l’Omino di Brema che ha vinto l’ultimo Derby nel 2016 con Isfahan e che ha il suo centro di training a Spexard, poco a Sud di Amburgo, e che quindi raggiungerà l’Horner Moor solo domattina, restando così lontano (sereno e tranquillo nel suo box) dal teatro e dalla concitazione fino all’ultimo minuto. Eddy Pedroza, il jockey di Laccario, fa anche il modello, è uomo di grande simpatia e confida nell’edizione che reca targa 150 del Derby, per porre finalmente il suo nome sull’albo d’oro della corsa, che manca agli Ostermann dal 1993 e ’94, quando i fratelli Lando e Laroche a distanza di 12 mesi avevano conquistato il Derby di Amburgo. E, quest’anno, Laccario si presenta con il successo… preliminare più significativo: le Union Rennen di Colonia, tappa ovviamente di Champions League.

Destino già segnato per Django Freeman: dopo il Nastro Azzurro volerà in Australia per una nuova carriera

Ed eccoci a Django Freeman (Lukas Delozier), gran saurone, scelta di Henk Greve che il primo maggio a Monaco ha conquistato il suo “accessit” con irrisoria facilità. Pensate che i proprietari di Django Freeman sono una piccola… comunità: nel senso che è un significativo gruppone di amici tedesco-australiani. Ed infatti, dopo il Nastro Azzurro, questo 3 anni proseguirà la sua carriera in Australia, dove pare destinato a rimanere anche per la professione stalloniera, se le cose andranno ovviamente per il verso giusto.

Si vive in un clima di alta tensione, anche per l’attesa del “cavallo dell’anno”

C’è anche molta elettricità, nell’aria, perché oltre al “fattore-Derby” altri soggetti sono in lotta per il punteggio nella speciale classifica del Cavallo dell’Anno e che nel Derby potrà mettere in cascina punti importanti, per la valutazione finale nella particolare graduatoria.
Tra i soggetti interessati dunque non solo al Derby (ma anche al vertice del Cavallo dell’Anno), ci sarà pure il portacolori dello Stall Salzburg, Quest the Moon, affidato ad Andrasch Starke che non ha cavalli di scuderia impegnati nel big event. Il puledro è allenato dalla graziosa Sarah Steinberg di Monaco, una new entry nel Gotha del galoppo tedesco. Quest the Moon viene dal primo piano nel francese Prix du Lys, a ParisLongchamp, proprio sulla distanza classica del Derby: dunque, con qualità e stamina sufficienti, per essere guardato come una delle alternative più sicure al mattatore annunciato, Laccario.

La pattuglia di Markus Klug

Dovesse vincere il Derby, sarebbe una prémière tedesca in assoluto, perché mai una donna ad Amburgo ha vinto il Nastro Azzurro, anche se Erika Mäder ci aveva sperato a più riprese.. In corsa cerca la via del successo anche il quarto delle Union, Gengis First (Adrie de Vries), il cui fantino nel 2018 ha stregato la platea di Amburgo con il Rőttgen Weltstar, finito in lotta col compagno di training Destino (del Park Wiedingen di Helmuth von Fink). L’allenatore Markus Klug ci spera, anche perché le due ultime edizioni del big event le ha vinte lui, per il Casato lasciato in forma di fondazione da Maria Mehl Muelhens, la proprietaria di aziende di profumeria quale la Colonia 4711, nota in Italia per aver vinto con Prince Ippy il Jockey Club a Milano ascrivendosi a S. Siro anche le Oaks con Nagoja, mentre a Roma aveva vinto il Derby con Kallisto. Markus Klug, il trainer, completa la sua pattuglia con Accon (Jiri Palik), Moonlight Man (Maxim Pecheur), Sibelius (Martin Seidl) e di particolare interesse per noi italiani con Beam Me Up. Già, per lui Klug ha “preteso” Dario Vargiu, tanta è la fiducia che il trainer nato a Baden Baden nutre in questo soggetto del Gestüt Görlsdorf, per i cui colori (verde chiaro e verde scuro) nel 2014 aveva sellato lo straordinario Sea The Moon.

Il tocco di internazionalità

Dall’Inghilterra arriva Surrey Thunder (Jason Watson), il terzo arrivato nel primaverile Derby Trial di Baden Baden, sicuramente un buon cavallo ma forse impegnato in un esame superiore alla sua caratura. Poniamo qui la nera e bella Ormuz, unica femmina del campo, per non lasciare solo l’inglese.

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