Maia domenica. Un anno dopo Lamaire, Santini porta alla vittoria i colori di Dormello con Biedermann e Stower.

Nell’immagine di apertura la genealogia di Stower e MASTERSTROKE, il padre del cavallo dall’interessante pedigree grazie alla presenza di Monsun stallone top in Europa purtroppo deceduto.

Nella corsa intitolata allo scomparso Mil Borromeo, vince Number One Run, montato da Maniezzi

Il dormelliano Biedermann risolve con passo superiore il miglio d’apertura e vince in souplesse Stower sugli 11 furlong del Daniele Porcu sfoggia un allungo progressivo che ne magnifica la condizione.

 di Giorgio Bergamaschi

Solo 24 ore dopo, a seguito dei temporali della notte e di una costante brezza leggera, l’ambiente di Maia pare… capovolto: l’ afa è scomparsa e lascia posto ad un piacevole tepore, mentre il sole compare solo a tratti e una pioggerella leggera mantiene fresco l’ambiente. Il pubblico, dal canto suo, onora il richiamo suadente e triplica le presenze rispetto al convegno prefestivo, richiamato da Raf Romano che cerca quel 500° successo che non vuol venire, mentre l’approdo fascinoso delle migliori cravaches del piano  non lesina emozioni e guizzi geniali in zona traguardo.

Nel segno degli Incisa e di Federico Tesio, la giubba bianca crociata di rosso strappa gli applausi.

Qualche minuto dopo le 16, le gabbie s’aprono e i 6 contendenti della buona condizionata d’apertura, il Premio Cortaccia: sono tutti lì, raccolti in un fazzoletto e fino in curva sembra quasi un normale trasferimento, tanta è l’omogeneità del gruppo. In realtà, l’andatura dopo un furlong si vivacizza e Branca, sull’elegante Biedermann, in modo appena percettibile pennella un leggero strappo prima di fare ingresso in piegata; lì fa poi rifiatare l’imponente 4 anni da Medicean e, appena si profila l’ingresso in retta ne raccoglie l’azione preparandolo ad un allungo progressivo, che puntualmente ha luogo mentre  Beautiful Vintage dapprima e quindi Mychoon iniziano a muovere sul dormelliano.

Branca non si scompone, sa chi ha sotto la sella e con raffinata semplicità gioca ad allungare e scorciare in progressione le redini per qualificare sempre più la progressione del dormelliano, di cui tiene controllato e bilanciato il gran modello. Biedermann varia rapporto una seconda volta dopo l’intersezione delle piste: da quel punto inizia a portare poderosamente il posteriore sotto la massa sviluppando un’azione importante e maliziosa insieme. Docile agli input del jockey, dopo il paletto dei 200 sfoggia il rush, si lascia davvero avvicinare dalla coppia di avversari che però tiene lì, quasi in… in quarantena, lusingandoli al punto da dar loro l’impressione di agganciarlo. Ma poi, a conti fatti, ne rimanda l’illusione d’avere chances ad ogni loro… tentativo in un tira e molla da spezzare i nervi. E vanificare le velleità. Branca nelle battute finali si permette di guardare gli avversari con un pizzico di vanità, mentre sul traguardo domina, contenendo di un’incollatura l’EffeVi Beautiful Vintage, mentre l’elvetico montato dall’amazzone Wendel è terzo, all’esterno, ad una corta testa. Gli altri seguono ad oltre 4 lunghezze, spettatori soltanto, con Quiet Gray agevole su Fortissimo.

Nel bell’handicap sugli 11 furlong, il Daniele Porcu, è ancora Dormello a dettar legge con Stower e, poco dopo, per Fabio Branca è addirittura tripletta a coronare un pomeriggio incantato

Ritirato Mondorame, prima dell’handicap sui 2.200 la gente è commossa. Perché il popolo di Maia è chiamato a ricordare Daniele Porcu sulla scena dove suo padre Salvatore aveva per anni dato spettacolo in sella dapprima ai saltatori di Armando Carangio e poi ai suoi primi pensionari nel corso della sua carriera di fantino d’ostacoli. Ma è questione di attimi, perché alla sgabbiata la memoria si fa evanescente mentre l’adrenalina guida verso la pista grande, dove la corsa si riassume sostanzialmente nell’esplosione della bella macchina del sauro di Dormello. Stower, il 3 anni salito da Bolgheri, è ancora un… carcasson, come dicono Oltralpe, ma su quella macchina Santini saprà certamente ricavare ancora molto. Passista poderoso, con un treno anteriore su cui c’è ancora molto da lavorare, il trainer oggi ha però visto un progresso innegabile: soprattutto quando in retta Stower ha messo in campo il suo bel compasso (per quanto ancora un poco rustico), in quanto necessita di maturazione ed appare talvolta un po’ stridente, quando è chiamato a stendere in avanti bilanciandolo, un treno anteriore che non è ancora in grado di rispondere compiutamente alla spinta  forte e caparbia del treno posteriore.

Ma tant’è… perché gli avversari odierni non avevano argomenti sufficienti per imitarne lo slancio sia in progressione sia nel rush, quando l’erede di Mastertstroke con guizzo imprendibile ha accumulato tre lunghezze e mezzo, lasciando con un palmo di naso Global Myth. Terzo Its a Good Deal. Nel corso del convegno, ecco poi giungere per Branca la tripletta, grazie al cèko Bonys nel Premio Marlena, handicap sul miglio e mezzo. Rush al fulmicotone, in cui con tre soggetti praticamente in linea fino as qualche battuta dal traguardo, dove Bonys piazzava guizzo vincente avverso Destination Aqlaam e En Bluffeur. I tre sul palo erano separati  di un collo uno dall’altro, c’eera una breve inchiesta per un’appoggiata da parte di Bonys, e però l’expertis degoli steward giudicava, peraltro giustamente, la venialità del vincitore.

Al doppio di Dormello ha risposto la scuderia bavarese di Kurt Fekonia, ospite abituale di Maia che, grazie al redivivo Direct Drive, ha colto il “la” per giustiziare Matey sul miglio del Trotto & Turf mentre (bel soggetto davvero ) Number One Run ha finalmente colto la via del successo nel conclusivo handicap sul miglio, intestato a Mil Borromeo rispondendo alle sollecitazioni di Luca Maniezzi, in veste di… Pifferaio magico, capace di…  incantare Via del Canto, rimasto in scia ad una lunghezza precedendo Sai You Do e Zardin.

Qualche nota sugli ostacoli, con un bellissimo cross vinto con classe e volontà da un cavaliere, trasformato oggi in autentico, giovane “uomo” che ha cercato il successo, per donarlo al padre

Nelle prove per siepisti e saltatori, sulle siepi del Premio Sharstar si è apprezzato il primo piano del tre anni World Speed, sauro di Vana capace di concretizzare significativo progresso, dando l’impressione che i suoi margini sono molto ampi. Secondo Ostrich su Peppesp, entrambi gradevoli. Nel cross, Premio Fatal Mac sui 3500, nulla da fare per Ole Caballero, sia perché il cross domenicale portava al traguardo proprio nella fase di gara in cui il Caballero di Vana in genere comincia a prendere l’azione migliore, sia perché il salta-e-gira molto breve e compresso gli impedisce di organizzare e rendere proficua la sua gran mole. E, in corsa, per un’altra volta Zubiena s’è dovuta levare dalla scena, danneggiata da un cavallo scosso che ha disturbato per buon tratto un po’ tutta la frotta ma con Zubiena è stato addirittura dirompente, portandola fuori percorso. La vittoria è andata a Lost Monarch ed è stata un fatto di volontà: costruito lungo tutto il percorso da Pietro Stefani, il suo proprietario-cavaliere. Il giovanotto veneto lo scorso anno era un giovanissimo cavaliere dai buoni mezzi, ma… come dire? Molto compresso. Oggi il passato è rimasto alle spalle, e Stefani è sempre giovanissimo ma… diverso. Dentro. Ed ha tirato fuori argomenti in sella da “cavaliere autentico”, maturo al punto da alleggerire consapevolmente il peso sui salti al suo Last Monarch, chiedendogli puntualmente la spalla interna sulle piegate e poi calibrando lo specialista di casa dall’ultima piegata al traguardo con una progressione millimetrica e sapiente: il successo non poteva essere che suo… Oggi abbiamo applaudito un buon cavaliere che migliorerà di corsa in corsa. Davvero, quando un essere umano apre il cuore e accetta, trasforma ogni cosa. Soprattutto il dolore. Prima di andare in premiazione, una domanda a bruciapelo: “Pietro, a chi dedichi questa splendida vittoria?” E lui: “Occorre chiederlo? Al mio meraviglioso papà. Da oggi, ogni corsa che monterò sarà un’interpretazione dedicata a lui”. Qualche metro più in là, sorridente e la barba ormai di qualche settimana, Andrea Stefani guarda felice il suo rampollo. Per il quale non vagheggia una carriera nel Foro, come la sua. Per ora, lo vuol veder chino sui libri e diligente in sella. Il resto verrà… E’ stata una scena composta, intessuta di decoro giansenista, ma per chi dentro di sé vibra e sa cogliere ed elaborare le emozioni, quella di oggi è stata una piccola, grande lezione di vita. Non solo per Pietro.