Sky Constellation, un ottimo cavallo figlio di Blu Constellation, ha fatto poker domenica a Merano.

La giornata di domenica nella narrazione di Giorgio Bergamaschi. Il 3 anni di punta del Team Troger/Romano vuole la leadership generazionale 2016

Il convegno ha appagato tecnicamente e divertito per la spettacolarità delle prove in cartellone Nato sotto una cappa d’afa opprimente, nella seconda metà un vento propizio ha rinfrescato Maia e alleggerito la fatica della new generation nel clou

Una domenica speciale, un motivo attraente, un fatto tecnico di rilievo, un prospetto di campione da… sviscerare. Ecco, in sintesi, perché quello di Maia è stato un appuntamento da non perdere. C’era da prendere contatto con un cavallo che promette emozioni… siderali, davvero un viaggio tra galassie che sono segnate dall’orbita di campioni e di prospetti nuovi fiammanti, che cercano la loro “orbita” per segnare delle ellissi da mozzare il fiato.

Nel segno di Pegasus, lo Sky Constellation di Troger brilla anche alla sua “prima” meranese.

L’avrete capìto tutti, stiamo parlando di Sky Constellation che aveva debuttato a Milano vincendo, poi ribadendo l’impressione alla replica in condizionata per poi sedurre il pubblico una terza volta, con l’acuto nel Berlingeri, che ha lasciato l’autunno della “tradizione” per diventare “attrazione di primavera”.

Sì, un giovane siepista con queste caratteristiche come se la sarebbe cavata a Maia, nel suo tormentato e spettacolare salta-e-gira? “Raf”  Romano (la si smetta con quel ridicolo ed effeminato diminutivo “Raffy”, in piena antitesi con l’uomo garbato ma determinato, cresciuto sui prati di Bedizzole tra selle briglie e guantoni da box…) come sempre ha fatto le cose condite di professionalità e passione totale. Era un bel tondino quello del Cermes, ma subito vogliamo dire che il 3 anni da Blue Constellation ha fin da subito rubato gli occhi. Composto, bilanciato, spalla importante e avambraccio deciso, appiombi appaganti ancorché celati da due robusti stivaletti. Visto da dietro, impossibile apprezzare il cavallo, nascosto dalla poderosa massa del posteriore, dalle movenze davvero feline e insieme compassate. Poi, ecco il cappuccio.

L’impiego del cappuccio (ovviamente rosso come la giubba di HerrTroger) viene dalla necessità di moderare una certa foga – talvolta persino scomposta – che il puledro aveva “liberato” a Milano. E qui, a Maia, nell’ultimo test mattutino sulle siepi si era persino colpìto un sesamoideo (una piccola botta ad un nodello anteriore) e poi, elevando lo zoccolo, ne era sortita anche un’abrasione dal glomo (sopra la forchetta) a salire, verso il pastorale… Indossato il cappuccio, ecco il primo segnale: la testa di Sky appena Raf gli è in sella si abbassa e va a cercare il terreno, in evidente fase di concentrazione. Mentre il posteriore  – elegante e potente, quando si porta sotto la massa – risponde alla movenza assai espressiva degli anteriori: è una sorta di danza, una minaccia… estetica lanciata agli avversari.

Una corsa senza storia

Al via, il jockey/trainer del favorito cincischia volutamente: Romano ha deciso di perdere la partenza, si accomoda nelle retrovie e assiste al primo “giallo”, quando Jo Bartos alla prima siepe viene “scodellato” dal buon prospetto  Lord Dragon che si estromette dalla contesa (secondo chûte in tre sortite, significa però che in questo facoltoso soggetto c’è qualcosa da registrare, forse più nel carattere che condiziona il movimento, che nella meccanica).  A quel punto, il plotone di 8 puledri è abbastanza riunito: si comincia a voler capìre quando Romano permetterà al suo Sky di alzare gli alettoni e prendere il volo, mentre non si può non guardare la suadente Tebah, reduce dal primo piano nel recente Prime Siepi. Dopo le diagonali, Raf capisce che Sky Constellation ha bisogno di produrre lavoro, di impiegare quel motore possente che gli permette di mettere in campo un’azione davvero di pregio… Dopo le diagonali, Romano allenta le redini e subito il baio allunga, diluito in una bella progressione, dando come  l’impressione di essere partito solo allora.

Sotto le tribune il Troger arriva già in leading position, nella sua scia Tebah non perde tempo ed anche gli altri non vogliono consentire che il puledro “monstre” prenda loro troppe lunghezze. Il ritmo ora si fa più serrato, di fronte nell’affrontare una siepe Sky appoggia un po’, ma Romano riesce a riportarlo bene in linea (un po’ come alla siepe d’uscita della prima diagonale). Si capìsce che non c’è storia! Lungo la piegata conclusiva Sky Constellation tende ad allargare e però nuovamente si rimette in linea, mentre si apre in un compasso importante: ingresso in retta, ecco l’ultima siepe e… il leader nuovamente allarga, Raf gradualmente cerca di rimetterlo dritto e così decide di prendere un aiuto proprio dallo steccato esterno, che infine dà la linea al 3 anni che cambia rapporto e va a vincere in souplesse di 3½ lunghezze sulla volitiva e ancora convincente Tebah.

Test probante, ora dritti verso l’empireo

Non c’è nulla da dire, nessun commento da fare, se non che è assai verosimile che il cavallo in corsa ha deviato non solo una volta, ma non per via del male al nodello: piuttosto, perché i lembi della sbucciatura, praticamente rimarginati ma non del tutto, al momento di stendere l’azione debbono aver provocato della noia, del fastidio a questo facoltoso ma sensibilissimo puledro attento a tutto, anche al disturbo provocato dalla cute “mossa” da muscoli e legamenti che in quella zona del piede sono invisibili all’occhio ma presentissimi nella percezione dell’animale in corsa… Uno spettacolo di cavallo, che si permette il lusso di… “ascoltarsi” e di accennare a delle reazioni, per poi “rimettersi” diligente sotto dettatura e concludere l’esame a pieni voti.  Dietro Tebah, prospetto di femmina terribile della signora Lidya Olisova (training di Favero), terzo  è World Speed a 5 lunghezze, precedendo di 2 ½ Always Running.

Le altre corse

Nel convegno, l’apertura era firmata da  Temperament nello steeple Premio Val d’Isarco sui 3550. Secondo, praticamente lontano (a 14 lunghezze) La Provence , salda su Rakisz che lasciava a distacco industriale Equus Pandora. Nulla di fatto per Schwarzwald, impegnato in dissennata tattica d’avanguardia fin dall’avvio e alla resa dei conti solo sesto.

Sui 3300 in siepi, Premio Betflag, Au Pied Levé coglieva bella vittoria su Kazoo, permettendo a Jan Faltejsek un bel primo piano, dopo aver conquistato venerdì il Grand National di Svezia in sella a Serienlohn  di Pavel Vovcenko, sul vincitore della scorsa edizione, Wutzelman. Il Giulio Coccia, cross sui 4100, era appannaggio di Kubali, capace di piegare e lasciarsi in scia Broughton.

Da dire, ancora, della vittoria di Claudia Wendel  che ha infilato la settima vittoria stagionale  “annunciata”, in sella a Neruda nel 1500. Nel Cantina di Merano sugli 11 furlong, la vittoria non sfuggiva a Global Myth, allenato dall’amazzone/ trainer Klaudia Freitag per Denise Pederiva. La Freitag aveva in corsa altri due soggetti al via con i propri colori, Peruke N Perwig e Distant Dawn quest’ultimo da lei stessa interpretato, rispettivamente 7° e 8°.

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