Bastano 1000 euro per un campione. Si chiama Zacon Gio e ha vinto l’International Trot

di Paolo Allegri

Un ippica in totale crisi non smette di stupire. Il mondo del trotto sa esprime campioni veri, alla faccia di ministeriali, ministri, giornalisti e un mondo che guarda al cavallo con commiserazione (CG)

Il mondo dei cavalli è spesso avvezzo alle storie che hanno per protagonista quello che viene definito un “brutto anatroccolo”. Questa è la storia di Zacon Gio, un nipote di Varenne, acquistato per soli 1000 euro e poi andato a vincere ben 1.000.000 di dollari nella maggiore prova mondiale per un trottatore. Record in carriera stratosferico: 1.08.5.

Zacon Gio che conquista a New York il titolo di campione del mondo è una straordinaria favola, quella di un cavallo snobbato, finito in provincia e poi capace a suon di volate e vittorie di rivestire i panni del fuoriclasse; motivo d’orgoglio per l’ippica italiana e anche per una città come Montecatini che da sempre è innamorata dei cavalli e per il suo ippodromo. In quel del Sesana il nipote di Varenne aveva già mostrato di essere un campione assoluto nella magica notte del Nello Bellei. Storia di una domenica di fine agosto, sotto la cipria delle luci. Quella sera, nel blù notte, il pubblico dell’ippodromo ha visto l’ultimo chilometro più veloce della storia del Sesana, volato da 1.08.5 da quel cavallino che ha una storia da fiaba. L’allevatore, la prestigiosa scuderia Bivans, non riusciva a trovare un acquirente per questo figlio di Ruty Grif snobbato dalle grosse scuderie. Quando si è presentato un appassionato proprietario napoletano, Giuseppe Franco, che lo ha portato in Campania per mille euro. Dopo l’inizio di carriera svolto prevalentemente a Napoli, quel proprietario ambizioso decise di pensare in grande e sul finire dei tre anni scelse di mandarlo a Migliarino Pisano, dal Maestro Holger Ehlert, specializzato in campioni da grandi corse. A quattro anni, nel Firenze, Zacon sbalordì risolvendo una corsa complicata e esibendo al competente pubblico fiorentino quello che sarebbe diventato il pezzo migliore del suo bagaglio tecnico, la capacità di risolvere una competizione con un parziale fortissimo in curva, dove gli altri spesso rallentano. In quel pomeriggio di febbraio, dopo aver corso all’esterno, il nipote di Varenne scattò in maniera vibrante sulla piegata, chiudendo la partita. Roberto Vecchione, il suo driver, scese dal sulky entusiasta e disse ad Ehlert che aveva guidato raramente un cavallo con quel motore. Ehlert pensò all’America, a quella corsa di New York, in autunno fin dal Premio Città di Torino, mandò una richiesta di essere invitato agli organizzatori dopo il successo di Modena in maggio. La risposta dagli uomini dello Yonkers, l’ippodromo che ospita l’International, arrivò ai primi d’agosto a casa Ehlert. Holger e sua moglie Anne sarebbero partiti per quella corsa che sognavano di vivere fin da ragazzi. Il trainer tedesco voleva prima di partire per gli States una prova del nove, la convinzione che il cavallo, un quattro anni, avrebbe potuto sfidare a viso aperto gli anziani. Scelse il Nello Bellei e dopo quel doppio chilometro volato con disinvoltura, con un trotto di una semplicità estrema – Zacon era plastico, leggero, andava forte senza fare fatica, quella sera di Montecatini – ebbe la convinzione di poter vincere a New York. Montecatini, una corsa nel nome del grande Nello Bellei, e quella pista morbida e veloce, da record del mondo, sono stati il trampolino di lancio per la grande impresa. Un motivo d’orgoglio, per il Sesana, qui una notte d’agosto il futuro campione del mondo ha volato come il vento. Leggero, plastico, meraviglioso sogno dell’ippica italiana che con Zacon Gio tenta la rinascita.

 

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