Carroll House. La storia di un grande cavallo, di un grande allenatore e di una grande famiglia, quella di Antonio Balzarini (video Arc).

Nella foto di apertura la giubba da corsa di Antonio Balzarini e la genealogia del cavallo

Il video della vittoria di Carroll House nell’Arc.

di Paolo Allegri

Un grande cavallo, ha bisogno accanto di grandi uomini, e Carroll House, non ha fatto eccezione. L’Arc e le altre corse di gruppo le ha vinte con in sella Michael Kinane per il training di Michael Jarvis. Il proprietario del cavallo era Antonio Balzarini, un gigante dell’ippica internazionale che con scelte oculate era stato in grado di vincere tutto quello che c’era da vincere in Europa: Inghilterra, Francia e Italia.

La corsa della vittoria di Carroll House, fu trasmessa da Telemontecarlo, in diretta. Mentre in Italia si giocava il campionato italiano di calcio, nel palinsesto di una emittente generalista c’era posto anche per un evento della grande ippica. Oggi sembra quasi un miraggio.

Sono passati trent’anni dal successo di Carroll House nell’Arc. Un cavallo in giubba gialla, di proprietà di Antonio Balzarini, che lo aveva acquistato dopo il secondo posto nel Derby delle Capannelle – quello del 1988 vinto da Tisserand -, montato da Michael Kinane per il training di Michael Jarvis, dominò quell’Arc con un numero assoluto. Andate a rivedervi quella galoppata tra le quinte rosseggianti del Bois ed è una corsa che potrebbe essere mandata ad un corso per fantini. Una lezione d’alta scuola quella di Kinane, che sa di avere un cavallo preparato al top per il gran giorno e monta quel purosangue con la stella bianca in maniera assolutamente confidenziale.

Le immagini ci mostrano Carroll House galoppare costantemente al largo del plotone di 19 concorrenti. C’è andatura costante e il figlio dell’americano Lord Gayle è in decima posizione. Kinane lo lascia scorrere, sembra che aspetti soltanto il momento giusto per giocarsi la corsa che nel mondo fa la selezione e scrive le classifiche internazionali. Ancora è presto, siamo sulla lunga piegata e quel cavallo allevato in Irlanda dalla signora Clarke e che al debutto fu solo quarto, non ha ancora speso una goccia di sudore. Kinane comincia a comandare soltanto all’ingresso in dirittura. Là il palo, quel cerchietto rosso che per Tesio era la Verità con la Maiuscola, giudice inappellabile, è ancora lontano e si prospetta una battaglia. Davanti Behera e Saint Andrews galoppano su frazioni importanti, sembra che siano duri da andare a prendere. Per il momento è bene portarsi avanti con il lavoro, sembra pensare Kinane. Così con un allungo, sempre galoppando largo, ecco che la giubba gialla di Carroll House guadagna cinque posizioni, è quinto e il gruppo è ancora compatto per essere a tre furlongs dalla tribuna grande di Longchamp sotto cui i cavalli dell’Arc scoprono il loro destino, di vincenti, battuti o comprimari. Quando ai 250 dal traguardo Carroll House impone la sua massa di muscoli sul tappeto verde sotto la spinta delle braccia di Kinane è una scossa tellurica. In un tempo di galoppo va a prendere quelli davanti. Pensi che Behera e Saint Andrews organizzino la difesa. Invece no, c’è soltanto la sagoma di Carroll House ben avanti a tutti. Un fuoriclasse dei fantini fa sempre la scelta giusta in una grande corsa. Kinane ha trovato il punto da dove sarebbe decollato quell’aereo. Non tocca più terra Carroll House.

Il purosangue dalla stella bianca in fronte è l’emblema di un galoppo plastico, sembra non fare fatica anche nel momento del massimo sforzo quando i fantini di Behera e Saint Andrews remano di frusta in un tentativo di rimonta disperata. Ma è una lunghezza e mezza tonda, nitida, la distanza tra la gloria imperitura di un meraviglioso purosangue con anche il cuore italiano e il rimpianto degli sconfitti. Un anno dopo il cammeo di Tony Bin e la corsa di tanti romani ad aspettare al rientro il cavallo di Lucianone Gaucci, ecco ancora il Bel Paese avere un motivo d’orgoglio, quell’ippica di fine anni Ottanta ancora mercuriana.

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