Le Storie di Chavalier. Sirlad l’ultimo dei grandi di un ippica che nn c’è più.

Diamo inizio con Sirlad a questa rubrica settimanale (ogni venerdì) sulle storie di uomini e cavalli con cui intendiamo rendere omaggio ai grandi e piccoli protagonisti dello Sport dei Re e il Re degli sport

Nei prossimi numeri:

  • Theodore Gericault, il grande pittore dei cavalli (video produzione Chavalier.net)
  • Delfo, l’indimenticato campione di Brighenti, 

sirlad g.p. di milano 1977 in partenza

Nella foto Sirlad va alla partenza del Milano.

 

La genealogia e il curriculum generale

di Paolo Allegri con una prefazione di Claudio Gobbi

Perché Sirlad, ultimo dei grandi cavalli italiani e nn invece ad esempio Falbrav. Queste la risposa. Sirlad rappresenta ancora quel mondo di scuderie e di allevamenti che era quasi scomparso. Come nn pensare alla Mantova, alla Ticino, alla Metauro e a grandi trainer come Pandolfi, o fantini come Rosa, Camici, Parravani. e a cavalli come Marco Visconti, Appiani, Hogart. Sirlad con l’indimenticato Tonino di Nardo, che nn aveva assolutamente nulla da invidiare a Gianfranco Dettori, e l’allenamento di Gaetano Benetti, è la rappresentazione di quel mondo che stava tramontando. Qui NE Rccontiamo l’epopea nelle parole di Paolo Allegri.

L’angolo della memoria. Grandi Cavalli: Sirlad, una macchina da corsa

di Paolo Allegri

Ci sono state due stagioni fantastiche, il 1976 e il 1977 che hanno visto il manto verde di San Siro volato dal mantello biondo di un cavallo di nome Sirlad. Un corridore autentico, un galoppatore aereo, plastico, dall’azione ampia. Sirlad, sauro da Bold Lad e Soragna (da Orvieto), di proprietà della Razza La Tesa, allenato da Gaetano Benetti, figlio del grande Mario, entrò nella fantasia degli appassionati come qualcosa di speciale, come una vibrazione che ti fa innamorare perche ti regala palpiti, emozioni e un inebriante senso di una vita piena. Anche sportiva, quella di un pomeriggio allo steccato in una bella domenica di corse.

Soragna, la madre di Sirlad, è stata una delle ultime madri dello stud della Razza Ticino di Bianca Verga, ‘Madame galoppo’, una vita dedicata all’allevamento, con amore, dedizione e inseguendo il sogno che un puledro da lei allevato trionfasse in una grande corsa. Soragna nasceva da Orvieto, anche lui nato su quei prati che hanno anima e storia percheé un tempo furono calpestati, scrutati da quel turf-men colto e raffinato di nome De Montel.

Sirlad vide la luce in quell’humus fecondo di storie di grande ippica. Era il 1974 e due anni dopo si presentò al via del Criterium Nazionale dividendosi il pronostico con un altro puledro di talento di nome Capo Bon. Sfida anche tra due trainer che sapevano come pochi gestire i due anni, Mario Benetti per il rampante figlio di Soragna in giubba celeste-bianca della Tesa, e il sor Federico Regoli per il puledro che vestiva colori altrettanto importanti, quelli della Razza Vedano. Il Criterium Nazionale del 1976 era una corsa che avrebbe rivelato un futuro campione e a contendersela erano due team che rappresentavano la cultura e la tradizione del galoppo.

Il match tra i due giovani rampanti rischiò, tuttavia, di finire alla partenza. Perchè Sirlad perse la sgabbiata e rimase a dieci lunghezze dal gruppo. Ma che fosse un fuoriclasse lo si vide nei 300 metri finali quando il biondo figlio di Bold Lad montato da Tonino Di Nardo dette vita ad una rimonta a dir poco strepitosa. Sirlad aprì il compasso e si distese con folate radenti, gli avversari superati uno ad uno. Capo Bon fu acciuffato sul palo. Nel Gran Criterium, che allora era un confronto dove i nostri erano ancora competitivi nel confronto con gli inviati dall’estero, giunse la conferma. Il campioncino allenato da Gaetano Benetti dopo questa esibizione di forza e di superiorità tecnica, andò incontro ad un inverno di riposo da primo della leva.

A tre anni proprietario e allenatore avevano individuato nel Derby l’obiettivo della stagione, la corsa che anche oggi fa la selezione. E la faceva ancora di più in quella seconda metà degli anni Settanta quando un tre anni buono si preparava al Nastro Azzurro sui qualificanti 2000 metri di pista grande del Filiberto per poi allungare ai 2400 metri di Capannelle nel Derby-day. Sirlad vinse il test milanese battendo Stateff, che due anni dopo si sarebbe rivelato un performer di livello internazionale difendendo il Jockey Club dall’assalto di un secondo di Arc, Balmerino. Capo Bon evitò il match nel Filiberto e andò a trovare soldi e gloria sul miglio del Parioli per poi tornare ad incrociare i guantoni con il grande rivale nel Nastro Azzurro.

Derby, Milano e Usa dove impegnava severamente Affirmed, il vincitore della Triplice Corona.

L’autorevolezza del successo di Capo Bon nel Parioli faceva salire le quotazioni dell’alfiere di casa Regoli, almeno alla vigilia di una corsa mediatica e chiacchierata già dai primi soli di primavera come il Derby. Però in pista non ci fu discussione. Già nei primi metri della lunga dirittura di Capannelle, Sirlad cambiò marcia al treno di gara, galoppò facendo girare il motore su ritmi impossibili da seguire anche per il forte e concreto Capo Bon. Il miler allungato della Razza Vedano vinse un’altra corsa, quella per il secondo posto, perché tra la locomotiva bionda di Gaetano Benetti e il resto del gruppo sul traguardo ci furono nove lunghezze, un distacco abissale. Bastarono due allunghi al purosangue dorato per chiudere la partita a traguardo lontano. Si gridò al campione, si invocava Ascot. E l’obiettivo disegnato fu quello delle King George staccando il passaporto nel gruppo 1 internazionale sulla pista di casa. In una caldissima e assolata domenica di giugno arrivò la reine Infra Green a misurare il valore del purosangue nato nei prati della Razza Ticino. Fu un duello furibondo, un testa a testa durato tutti gli 800 metri della dirittura di San Siro. Infra Green non mollava, Sirlad respingeva colpo su colpo e poi arroccato allo steccato riuscì a prendere un leggero vantaggio sotto le tribune, piene di gente impazzita per l’impresa. Apoteosi al tondino, grandi festeggiamenti come da tempo non se ne vedeva. La folla che si stringeva attorno all’asso come ai tempi di Ribot e degli altri grandi campioni di Tesio. Fu poi terzo nel Ganay a Longchamp. L’Inghilterra fu purtroppo un’incompiuta per il biondo figlio di Bold Lad. Un infortunio in lavoro lo costrinse al forfait dalle King George. Si parlò di schinella all’anteriore destro. Si decise di non rischiare un campione che avrebbe potuto dare ancora tanto. Certi treni però passano una sola volta. Sirlad cominciò a soffrire, problemi di respirazione, a 4 anni fu sconfitto nel Milano. Fu venduto negli Stati Uniti e lì fece vedere di che pasta era fatto. Si mise in tasca diverse graded e impegnò anche il grande Affirmed, l’ultimo laureato della Triplice Corona.

 

Certi campioni straordinari hanno un destino. Un purosangue della sua classe, della sua potenza e della meravigliosa forza espressiva avrebbe potuto lasciare continuatori in razza. Invece, la carriera da sire fu una parabola breve per una morte precoce. Resta nella memoria dei cultori l’apparizione sul palcoscenico degli ippodromi di un galoppatore che ricordiamo che le parole del suo trainer Gaetano Benetti: “Sirlad era un fuoriclasse ed avere un cuore grande”.

La locomotiva bionda è stato uno dei più bei cavalli che abbiano accarezzato il manto verde di San Siro. Se ci sono donne, quadri, luoghi, libri che ti fanno innamorare, Sirlad è stato un dipinto di Cezanne dove il fondale è l’armonia con la natura. Quel purosangue dorato ha detto che ogni corsa non è mai perduta. Neanche quando non sei sgabbiato e sei a 10 lunghezze dalla testa. Nulla è impossibile, crederci fino in fondo. E’ un cavallo espressione di una cultura e degli uomini del tempo che hanno coltivato il fiore di un campione sopra le righe. Un capolavoro uscito dalla mano di un artista. O di un turf che nasceva dallo studio, dal rispetto degli atleti e delle regole. La Razza Ticino, La Tesa, Gaetano Benetti e un grande fantino che ha voluto bene a Sirlad come un figlio, Antonio Di Nardo per tutti Tonino, il mago della pista dritta. La musica, la letteratura, l’arte, lo sport hanno in ogni epoca dei punti di svolta. Arriva Beethoven e cambia lo spartito. Scrive Camus e spalanca nuovi orizzonti. Galoppa Sirlad e riscrive il modo di vincere le corse. Mettici coraggio e passione, amico. Galoppa forte e non ti voltare.

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