Racconto breve 3. Lisanetta da cavalla svogliata a campionessa vera.

La foto in immagine è di repertorio

di Renato Rossi

Prosegue la collaborazione con Chavalier.net, Renato Rossi che conosciamo per le altre due storie che ci ha qui raccontato e di cui trovate i link qui sotto, e per il volume UN FERRO DI CAVALLO. Buona lettura.

RACCONTO BREVE PARTE PRIMA

https://wordpress.com/page/chavalier.net/3213

RACCONTO BREVE PARTE SECONDA

https://wordpress.com/page/chavalier.net/3247

Un Ferro di CavallO

Renato Olpher Rossi, Un ferro di cavallo

Lisanetta era giunta in scuderia alla fine di Gennaio.

I suoi nuovi proprietari l’avevano acquistata da un’importante allenatore che annoverava tra i suoi clienti proprio coloro che avevano deciso di disfarsi della cavalla.

Era stata pagata una bella cifra da puledra alle aste di Settimo, la sua genealogia e il fisico perfetto esente da difetti avevano ingolosito parecchi potenziali acquirenti.

L’aveva spuntata proprio quell’importante scuderia, i cui colori dettavano legge sui principali ippodromi nazionali. Ma come spesso accade alle promesse non avevano corrisposto i risultati, per lo meno non nella misura necessaria per permettere alla cavalla di restare indenne allo sfoltimento di fine anno, quando si decidono le sorti dei soggetti destinati a partire. Tuttavia, stante l’importante cifra richiesta, Lisanetta non si era venduta, occorreva attendere il passaggio di età e sforbiciare non poco il prezzo di vendita.

Nel frattempo la saura si era limitata a corricchiare in qualche piccola condizionata per sole femmine a Varese, sempre battuta e con scarsa vena.

Va da sé che quando i due amici, Fabio e Renato, comproprietari di una piccola scuderia, si presentarono interessati ad acquistarla il prezzo era sceso ulteriormente. L’affare convinse entrambe le parti: i venditori convinti di essersi sbarazzati in modo soddisfacente della cavalla, e i compratori di avere fatto un ottimo affare in considerazione delle potenzialità della stessa, per ora inespresse.

Lisanetta, come tutti i purosangue della sua età, aveva compiuto i tre anni il primo di gennaio, quindi considerato l’incombere della stagione primaverile si intendeva prepararla per il programma milanese.

I suoi nuovi proprietari contavano sul fatto che spesso nelle grandi scuderie si valutano con una certa fretta le performances dei puledri. Non c’è tempo per aspettare i tardivi, i conti devono tornare subito e a volte ci si sbarazza troppo frettolosamente di soggetti che poi fanno mordere le mani ai vecchi proprietari per averli venduti: ma la pazienza oggi è merce rara!

L’allenatore girava attorno alla saura soddisfatto.

Ne valutava gli appiombi, il petto possente e il posteriore che pareva fatto apposta per spingere con forza. Certo la cavalla era rimasta piccolina e non dava speranze di crescere ancora molto.

“Forse è questo il motivo della vendita” rifletteva tra se l’uomo, ma per non dispiacere ai suoi due entusiasti proprietari che la osservavano, poco distanti, gongolando, non disse nulla, limitandosi a un, «bella cavalla…vedremo.»

La piccola scuderia del Prampolini, allenatore distratto ma assai competente, usava preparare i suoi soggetti in modo da presentarli già competitivi sin dalle prime giornate, non ignorando il fatto che con il procedere della stagione sarebbe risultato più difficile portare a casa dei buoni risultati.

Per questo motivi anche alla bella saura da Waajib toccarono alcune importanti rifiniture sulla dirittura di Trenno.

«Sai Prampolini che questa cavalla non mi dispiace affatto, si muove bene, ha un bel modo di galoppare, il problema nasce quando deve allungare…lo fa ma a modo suo, sembra quasi di malavoglia, ti dà l’impressione di averne molto di più infatti, quando finisce il lavoro, non è neanche sudata: facci caso…».

Così si esprimeva il fantino che montava la saura al mattino, ed era vero!

Lisanetta pareva non fare alcuna fatica a seguire l’andatura dei suoi migliori compagni d’allenamento, ma in quanto a passarli, quando richiesta, era tutta un’altra faccenda.

L’allenatore era perplesso, nella sua carriera ne aveva conosciuti altri di soggetti del genere. Cavalli che ti facevano sperare cose importanti in lavoro ma che all’atto pratico, una volta in pista, si spegnevano in prestazioni anonime.

“Comincio a capire perché l’abbiano venduta!” rimuginava, e intanto pensava a come preparare alla delusione i suoi entusiasti proprietari.

Intanto la mattina in vista della riapertura delle corse si faceva sul serio e non era difficile vedere la mattina vedere galoppi importanti di soggetti destinati a corse di primo livello.

Proprio un martedì alle sette Lisanetta si mise in fila paziente ad attendere il suo turno di entrare in pista. Il suo interprete si sentì chiamare dietro le spalle.

«Ajò Mario, dove te ne vai?» si trattava del suo migliore amico, Emilio Angius, uno dei fantini più quotati di San Siro.

« Devo fare un lavoro pesante con questa lavativa, nella speranza che prima o poi si decida a esprimersi, ma ho poche aspettative.» commentava con scarso entusiasmo Mario.

Il sardo, a bordo di un grigio spettacolare, affiancò l’amico. I due si accorsero di come i loro cavalli si annusassero e nitrendo lasciassero intendere, nel loro modo di esprimersi, di piacersi non poco.

«Vado prima io Mario, tu vienimi dietro fin che puoi, la tua cavalla farà un buon lavoro, almeno finchè Tuareg non allungherà.»

Tuareg era uno dei migliori anziani di stanza a Trenno: un cavallo importante, vincitore di Listed e piazzato in Gruppo due.

Lasciato smaltire un poco di traffico, normale dato l’orario, i due si avviarono di buon passo sulla dirittura di più di un chilometro. Tuareg più riottoso, avrebbe preferito, per ovvi motivi, seguire la cavalla: lei, docile nelle mani sapienti del suo interprete si dispose a seguire, di buon passo, il maschio.

Percorsi i primi cinquecento metri l’Angius, voltandosi avvertì l’amico:

«Mario io allungo, ci vediamo sotto il capannone.»

Tuareg, potente, iniziò ad allungare ma con sorpresa non riuscì a staccare la femmina che, anzi, nel pieno dell’azione, con un allungo incredibile appaiò il maschio e sul finire lo passò con disinvoltura.

«Ma che gli hai dato da mangiare?» chiedeva il sardo sorpreso e incuriosito.

«Guarda che non mi piace essere preso per il culo!»

L’altro era sconcertato, in quel mese di preparazione non aveva mai visto la femmina andare tanto forte e con quella disinvoltura oltretutto, quasi senza sforzo aveva appaiato quel fortissimo miler e passato senza tante storie.

Prampolini era allibito. Dalla torretta di osservazione aveva assistito alla scena e

nel tornare in scuderia, la cavalla alla mano, dopo aver sentito la relazione del suo fantino, commentò:

«Quello che è successo non deve uscire dalla scuderia, capito Mario? Avvisa anche Angius, ci ricorderemo di lui…»

Nella foschia di quella mattina, a parte i protagonisti, nessuno si era accorto di nulla.

Di sicuro all’allenatore si era aperto un portone.

A quella cavalla occorreva una andatura che fino a quel momento nessuno gli aveva potuto assicurare, la casualità di quel lavoro aveva chiarito a Prampolini tutte le effettive potenzialità di Lisanetta, ora si trattava di mettere in pista quell’insegnamento.

La saura fu iscritta al Seregno.

Alla seconda giornata di corse, verso il venti di marzo, Lisanetta corse una condizionata sui milleseicento metri: sette le cavalle partenti, tutte di buona qualità.

Giunse terza, il suo abituale fantino, seguendo scrupolosamente gli ordini di Prampolini, la tenne in fondo al gruppo limitandosi a chiedergli un allungo nel finale che la saura diligentemente gli diede.

«Complimenti, una bella prestazione, avete fatto un buon lavoro.»

Il dottor Casero, contitolare dell’importante scuderia che aveva venduto ai due appassionati la cavalla, si rivolse a Renato a denti stretti.

«Che vuole dottore, a volte cambiando ambiente e sistema di lavoro può accadere.»

«Certo certo, ora non vi resta che correre il Seregno!» lo disse scanzonato il Casero, anche con un poco di ironia.

Renato, cui non mancava un certo spirito umoristico, replicò:

«Così, per provare, ma senza pretese dottore.»

Alla sera la saura, di cui era noto l’appetito esagerato, dopo un paio di sgroppate nel cortile della scuderia si concesse una abbondante razione di biada, integrata da un secchio generoso di mele e carote.

Nelle due settimane che precedevano l’importante corsa, la cavalla si limitò a dei lavori di rifinitura accompagnata da una collega di scuderia che correva, senza troppa gloria in verità, in pista dritta e iscritta anche lei al Seregno.

Giunse il giorno della verità, la pioggia abbondante aveva reso pesante il terreno, cosa gradita a Missing, la compagna del mattino di Lisanetta, che aveva l’unico compito di andare in testa e assicurare un’andatura esagerata fino a quando ne avesse avuto la possibilità.

Fabio e Renato, i due proprietari della saura, avvisati dal Prampolini, non si erano certo fatti pregare nel giocare la loro beniamina fin dal mattino…a venti!

Esaurito il suo compito, Missing, seguita come un’ombra dalla compagna di allenamento, si era fatta da parte a quasi quattrocento metri dal palo, Lisanetta, ignorata dalle favorite, era scattata come una lama scavando un solco non più colmabile dalle chiacchierate avversarie: vinse di dieci lunghezze e l’impressione fu che se vi fossero stati altri duecento metri da percorrere il divario sarebbe stato ancora più eclatante.

Lisanetta non si fermò più!

Trionfò nel Regina Elena a Roma e bissò il successo in alcune buone condizionate battendo anche maschi di importanti prospettive a dispetto della distanza.

Ai due proprietari non restò che accettare a malincuore, ma a giusta ragione, l’importante offerta giunta da un intermediario per conto di una scuderia di Hong Kong.

La saura da Waajib non corse più, entrò come fattrice in un allevamento orientale e coperta da importanti stalloni, negli anni produsse un solo vincitore…in una corsa a vendere!

La fortuna e proprio cieca, a volte capita sia onesta, premia un granello di sabbia e punisce un macigno!

 

 

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