Racconto breve 4. La fortuna aiuta chi gli pare. Storia – quasi vera – di un grande campione delle piste. Indovinate di chi si tratta.

Nell’immagine di copertina, Nearco, da cui il cavallo citato discende per parte di padre, in quinta generazione.

di Renato Orphen Rossi

Indovinate chi si cela sotto le vesti Refolo e di Eagle Hill.

Quarto appuntamento con i racconti in tema ippico, di Renato Orphen Rossi, che abbiamo imparato a conoscere attraverso le puntate precedenti di cui vi alleghiamo il link. buona lettura.

 

Capita a volte che la vita, capricciosa come si sa, offra delle ottime opportunità a persone mediocri, non esattamente meritevoli di tale fortuna.

Un tempo, diciamo alcune decine di anni ormai, un personaggio approfittò di questo vento favorevole per crearsi un piccolo impero e, tra i vari settori in cui operava vi fu anche quello ippico, con tanto di importante scuderia, sia al trotto che al galoppo.

A dirla tutta quella scelta era stata dettata dalla opportunità di compiacere un politico di riferimento, meglio…il politico! Il quale vero fanatico del galoppo, non mancava quasi mai alle riunioni delle Capannelle.

Il nostro uomo, che chiameremo Réfolo, (sì proprio come un colpo di vento che spariglia le carte sul tavolo per scomparire subito dopo) si affidò a personaggi più o meno competenti nel settore, per iniziare la sua attività ippica. Circondato da una autentica corte dei miracoli, attirata dalla sua potenza economica e dalle sue aderenze politiche, Réfolo poteva contare su buone conoscenze in tutti i campi: medici, chirurghi rampanti, assessori più o meno trombati, giornalisti a libro paga, attori RAI a rigorosa provenienza romana, nani e ballerine, oltre s’intende a una scuderia di puttane buone a tutti gli usi.

Quindi non ebbe certo difficoltà a trovare anche nell’ambito ippico buoni consiglieri, dal momento che questa sua improvvisa passione non gli aveva fatto guadagnare un grammo di conoscenza degli animali che si apprestava a far correre sotto i suoi colori avuti, ça va sans dire, in un battibaleno!

Fin qui, si dirà, nulla di strano: una storia ordinaria di questo paese.

Ma a Réfolo i cavalli cominciavano a piacere, e un giorno decise di prendere in mano personalmente le redini di una importante trattativa.

Accompagnato dal suo usuale intermediario e da un ipotetico esperto ippico partì per un giro di contatti, già programmati, in alcuni importanti allevamenti irlandesi.

Atterrò a Dublino, con un volo privato, in una di quelle dolci giornate dell’avanzata primavera irlandese in cui l’azzurro e il verde si fondono in una apoteosi colorata.

Brian O’Connor era considerato uno dei migliori allevatori di purosangue in Irlanda.

Dal suo allevamento erano usciti molti campioni che avevano saputo vincere in tutti gli ippodromi del globo: naturale quindi per Réfolo e il suo entourage rivolgersi a lui.

La trattativa durò alcuni giorni. Decine furono i puledri visionati dai fenomenali esperti italiani, pilotati con sapienza dal furbo irlandese.

Al termine di quella spossante selezione, furono identificati nove soggetti che per genealogia e morfologia apparvero i più adatti ad essere acquistati. A dire il vero ve ne sarebbe stato un decimo, figlio di Kampala, papabile. Ma gli esperti decisero che era troppo piccolo, quasi gracile in confronto agli altri, e lo scartarono.

La sera al pub, di fronte a uno splendido stufato di montone e patate innaffiato da pinte di Guinness, la discussione ferveva. Rèfolo tirava sul prezzo, O’Connor resisteva, poi fingendo di cedere su tutta la linea si rassegnò.

«Ok mister, facciamo così, allo stesso prezzo aggiungo anche Eagle Hill, il figlio di Kampala.»

Gli esperti si consultarono, parlando in italiano, ignari di come il furbo irlandese, commerciando da anni con il mondo comprendesse perfettamente anche la nostra lingua.

«Avrei certo preferito uno sconto O’Connor, che me ne faccio di quel puledro asfittico?» insisteva Rèfolo.

«Può sempre crescere con il passaggio di età, e poi la genealogia è ottima, mi dia retta lo prenda: alla peggio se alla fine dei due anni non sarà soddisfatto le prometto di riprendermelo sostituendolo con un altro a sua scelta, va bene?»

I compratori si convinsero e l’affare fu sottoscritto.

Nel rientrare soddisfatti in Italia, Rèfolo e i suoi eroi non potevano sapere di come la fortuna avesse deciso di premiarli oltre ogni logica, quasi tenesse, essa stessa ad entrare nella scuderia di quel magliaro.

Era tempo a Capannelle di puledri al lavoro.

L’allenatore della scuderia di Rèfolo faceva fare dei buoni galoppi ai puledri acquistati in Irlanda.

L’anatra zoppa della compagnia era considerato Eagle Hill che, se anche cresciuto e messo su un poco di muscoli, non soddisfaceva appieno le aspettative del suo trainer.

Una mattina di tarda primavera si decise per un lavoro importante che iniziasse a svelare le vere attitudini dei puledri.

«Vai avanti con Eagle, Gennaro. Tira quel che puoi e quando gli altri ti raggiungono fatti da parte, capito?» così si rivolse l’allenatore al suo caporale di scuderia, ex fantino e buon collaboratore.

Partì il galoppo e Eagle Hill non si fece pregare nell’impostare una buona andatura che gli altri seguirono in fila.

Dopo circa cinquecento metri dei nove puledri ne erano rimasti a seguire il capofila soltanto cinque e due parevano particolarmente “al gancio”. Gennaro diede voce al suo che allungò ulteriormente, ai mille soltanto un paio tenevano il ritmo, ma dopo altri duecento metri il baio da Kampala si staccò, continuando il suo galoppo e alla fine degli altri puledri non vi era traccia.

L’allenatore e il suo Led si guardarono in viso, stravolti e felici.

Proprio quel “Resto del carlino” si era dimostrato il miglior affare, per gli altri forse una carriera di buoni routiniers, ma quello…

 

Eagle Hill vinse tutto quello che c’era da vincere in Italia e non solo.

Vinse l’Arc de triomphe e corse di gruppo in Inghilterra, rivelandosi uno dei migliori cavalli italiani di tutti i tempi.

La sua gloria resterà imperitura nella storia dell’ippica e nella memoria di tutti gli appassionati.

Il suo ricordo durerà per sempre e le sue gesta verranno tramandate tra le generazioni ippiche.

 

Di Rèfolo si sono perse le tracce, del suo impero restano le macerie e nessuno si ricorda più di lui.

 

 

 

 

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